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Maggio 1915. Diario Campagna Italo Austriaca. Bersagliere FLAVIO PETRASSI 2° Reggimento, 4° Battaglione, 5° Compagnia

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

La più grande vendetta è la felicità: niente manda in bestia le persone più che vederti fare una fottuta bella risata.
(Chuck Palahniuk)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

La ragione è l’illusione dello spirito di essere arrivato. (Rina Brundu)

scan-013Grazie a Fabrizio e a Francesca Petrassi per la pubblicazione di questo eccezionale documento. Vi invito a visitare anche il blog del bersagliere Flavio Petrassi (clicca qui), sono letture utili, didattiche.

Rina Brundu

Flavio Petrassi, nacque a Zagarolo (Roma) il 11 Gennaio 1891, morto a Roma 14 Giugno 1975, primo di sette figli, dalla mamma Erminia e papà Eliseo, che costituiva una famiglia di piccoli commercianti e possessori, in enfiteusi, di un appezzamento di terreno a Zagarolo, coltivato a vigna.

[La nonna] “Si racconta che fosse una donna terribile, una di quelle donne comandante che esistevano nella campagna e forse esistono ancora: austera e dittatoriale, un personaggio imponente, riverito da tutti, che spargeva un certo terrore in famiglia tanto era severa. Una figura tipica del matriarcato contadino imperante nelle campagne della fine dell’ottocento. Mia madre [Erminia] aveva ereditato il carattere della nonna, non il lato terroristico per fortuna, ma certo la severità e la fermezza: era molto salda nei suoi principi morali e religiosi, con una visione austera della vita, ma anche ricca di affabilità e di gentilezza. Questa riservatezza priva di ostilità ha regolato la nostra vita nel quartiere, un ambiente popolare, con relazioni da porta a porta, con i ragazzi che giocavano tutti insieme per la strada correndo a sfogarsi sul Lungotevere per trovare aria e spazio. Tutti si mescolavano in mille modi.” Come racconta il minore dei fratelli, Goffredo Petrassi, noto compositore del ‘900, nel suo libro autobiografico “Autoritratto, intervista elaborata da Carla Vasio“, ed. Laterza, la famiglia si trasferì a Roma nel 1911, a vicolo della Volpetta, nel quartiere povero e malfamato di Panico, per andare poi in via Giulia. Racconta Goffredo in Autoritratto, “Era una famiglia molto unita, affettosa e allegra. Il fratello maggiore [Flavio] era militare; le sorelle [Alfonsina, Regina, Fidea e Angelina, ndr] facevano visite frequenti al Monte di Pietà e cucivano divise che appena finite venivano confezionate in grandi pacchi ed appena finite venivano portate al deposito militare di S.Maria Maggiore…”.

Maggio 1915

24 maggio 1915 – L’Italia Entra in guerra

Si comincia l’avanzata verso il Trentino alle ore 9, con lo zaino affardellato, cibi di riserva, cartine ecc..

Dopo 7 ore di continua avanzata sulle Alpi trentine occupiamo il passo di Grigno, punto di importanza strategica, e quindi il paesello di Miso che si trova appena si solca il confine.

Nelle ore successive si avanza sempre su sentieri pericolosi delle Alpi senza mai incontrare il nemico, fino alle ore 8, ora in cui si prende posto e si fa l’attendamento in una posizione bellissima.

Nel terreno attraversato vi sono continui boschi di diversi tipi di legname e spessisime sono le sorgenti di acqua buona e freschissima, la neve non è molta tanto dove si cammina come sulle cime delle Alpi.

In questa giornata il rancio è stato consumato alle ore 9,30 pomeridiane e poi in tenda a dormire in 5 soldati.

25 maggio 1915

La sveglia è stata alle ore 4 e con sollecitudine abbiamo preparati gli zaini, abbiamo consumato caffè, brodo e una razione di carne l’abbiamo lasciata per il vitto del resto della giornata. Alle ore 5,30 abbiamo incominciata di nuovo l’avanzata e senza incontrare mai il nemico siamo giunti alle ore 2 nelle alture che dominano le cittadelle di Tonadico e Fiera di Primiero ove ci siamo trincerati e poi attendati.

In queste bellissime posizioni ci viene riferito da alcuni borghesi che sui nominati paesi gli austriaci hanno fatto saltare i ponti, incendiati alberghi e portato via quanto gli è stato possibile insieme con alcuni abitanti meno dei vecchi e fanciulli lasciati a soffrire la fame.

In questa avanzata abbiamo trovato senza fatica acqua abbondante e alcune praterie nelle quali sono sparse molte case di campagna lasciate abbandonate. Queste case sono tutte di due piani, con il piano terreno di muro e il superiore di grosse travi di legno composte una sopra l’altra, tra le quali vi è uno spazio di circa 5 centimetri, forse per farvi penetrare l’aria, dato che sono questi piani adibiti a fienili e il piano terreno a rimessa per le vaccine, l’unica razza di bestiame che più si vede fino ad ora.
Il terreno traversato in questa giornata abbonda di boschi pulitissimi e belli, dove gli alberi non è altro che pino selvatico e abete, quest’ultimi in prevalenza. I tetti delle casette nominate sono di legno ossia tavole larghe circa centimetri 15 e lunghe circa centimetri 80, le quali sono disposte come le tegole nostrane e fanno il servizio come queste.

Qualche raro contadino che si trova in qualche casetta, è impaurito perché crede che gli venga confiscato quanto nella sua casa vi è. Il trattamento che noi abbiamo ordine di fare e che facciamo agli abitanti è buonissimo e se chiedono qualcosa e se gli viene data pagano il valore reale. Tutti sono contenti di noi e dell’Italia mentre nel paesetto di Miso sono un po’ ostili all’Italia.

Nella serata ho scritto alcune cartoline e lettere a Mamma e Papà che si trova a Zagarolo.

26 maggio 1915 – “pattuglie nemiche”

Giornata di sosta sulle alture di Dolmatico e Fiera di Primiero, pulizia delle armi e varie comunicazioni del tenente, comandante il plotone, riguardanti la guerra.

Nel pomeriggio alcuni borghesi sono stati presi dalle pattuglie di bersaglieri e condotti avanti al maggiore, comandante il battaglione, alcuni di questi sono stati trattenuti come sospetti, altri sono stati rilasciati bendati. Alle ore 4 pomeridiane tutto il battaglione ha fatto manovre di trincea, perché vi è l’ordine di avanzare il giorno seguente.

Nella serata gli esploratori del 4° battaglione, accompagnati dal tenente, si sono portati ad esplorare la città di Dolmatico e Fiera di Primiero ove hanno incontrato alcune pattuglie nemiche delle quali una è stata fatta prigioniera, era composta da un sergente ed un soldato.

Gli esploratori narrano che i suddetti paesi aspettano con ansia noi che andiamo a liberarli dalla tirannide austriaca.

Il rancio è stato consumato sulle stesse regole di guarnigione perché è stata una giornata di sosta.

27 maggio 1915 “ci ordinano di uccidere”

Viene l’ordine di non avanzare e di coprire le tende con rami ricoperti di foglie fresche per non farle vedere al nemico; noi del primo plotone, al nostro posto, abbiamo tagliato interi alberi nel vicino bosco e poi piantati nell’accampamento, ordinati in modo che sono rimasti viali e piazze ai quali abbiamo attaccato dei portanti i nomi di Trento e Trieste, del Re ossia tutti quei nomi che animano alla guerra.

Alle 8.30 il nostro capitano, Sig. Greco, ci chiama per rifornirci di viveri e per compilare il ruotino di tutte le indicazioni necessarie.

Alle ore 9, il nostro tenente Sig. Gonnelli avverte che ha vinto un concorso ad ufficiale commissario e perciò il primo giugno ci lascerà; alle ore 10 ci vengono distribuiti sigari e sigarette.

Alle ore 2 ci ordinano di uccidere qualunque soldato austriaco fosse fatto prigioniero perché il nostro comando è venuto a conoscenza che anche loro usano a noi lo stesso trattamento.

Alle ore 4 si consuma il rancio e alle ore 6 si dà il cambio ai bersaglieri di guardia nelle trincee.

Notte 27-28 maggio 1915 di guardia “quel nemico che si appresta e che devi uccidere”

Il corpo di guardia monta alle ore 6. Io do il cambio al mio compagno alle ore 8 e così via di seguito ogni 2 ore. Le prime ore della sera non sono tanto tristi quanto le seguenti fino a giorno.

Nella mia trincea sita nella cima di un pendio altissimo tutto boscoso è tutta […], direi quasi che il pensiero di essere in guerra il posto come posto di morte perché pare che ogni piccola foglia che il gelido vento delle Alpi dolomitiche muove, sembra sia quel nemico che si appresta e che devi uccidere secondo la consegna che viene data alla sentinella.

Da questa trincea, nella notte fosca e qualche momento illuminata dal chiarore della luna che spessissimo si nasconde tra le nebbie che qui la notte sono abbastanza dense, non si vedono intorno che boschi in pendii ripidi e valli erbose in una delle quali scorre rumoroso n fiume di poca importanza, che si reca a bagnare le città di Dolmatico [n.d.t. Tonadico?] e Fiera di Primiero le quali sono illuminate discretamente durante la notte. Nello spazio più vasto di quanto ho detto si elevano cime altissime e brulle con poca neve rimasta in quei punti dove il sole non è riuscita a scioglierla.

A tenere desta la sentinella si prestano i cosiddetti animali cu cu cu che abbondano, i lepri che spesso con la loro fuga vertiginosa fanno si ce la sentinella abbia ancora a resistere alla pressione della sonnolenza che potrebbe anche dominare su di essa e procurargli una punizione dall’ufficiale di ispezione che spesso passa per vedere se ognuno fa il suo dovere.

La consegna che ci viene data la notte in parola è la seguente: se si vedono soldati nemici sparargli addosso senza parlare, se si vedono borghesi gridare chi va là e se non risponde sparare anche a questi; e per riconoscere la sentinella coll’ufficiale di ispezione ci hanno dato la parola d’ordine Camillo Cosmo [ndt ?]. La quale ispezione deve rispondere per farsi riconoscere onde evitare che vengano eseguiti gli ordini come poco fa ho detto.

28 maggio 1915 “uno spettacolo di poco gusto”

Ancora per questa giornata sono di guardia alla trincea n. 2.

Appena consumato il caffè ossia verso le ore 5 anti si odono incessanti bombardamenti ai due nostri fianchi e cioè dove opera il Corpo di Armata di Udine e quello di Feltre ai quali il nostro reggimento fa da anello di congiunzione.

I bombardamenti verso le ore 8 si fanno meno rumorosi. Mentre si ode il bombardamento al nostro piccolo posto si discute nell’incertezza se sono gli italiani o sono gli austriaci ma tutti ci auguriamo che siano i nostri che bombardano dei forti per aprire la via verso Trento alle truppe di linea. Mentre sono di guardia dalle 8 alle 10 scrivo lettere ai genitori ed amici, si capisce però sottraendo il mio lavoro alla vista dell’ispezione.

Alle ore 6 smonto di guardia e vado a impostare le lettere scritte nella mattinata e assisto ad uno spettacolo di poco gusto è cioè un bersagliere che ha reclamato perché il rancio della sera è stato cattivo, perciò il suo capitano lo ha punito con i ferri, ossia è stata piantata una trave avanti il Comando del battaglione e poi vi è stato legato per alcune ore il bersagliere che ha reclamato con le mani dietro.

29 maggio 1915 “separati dall’accampamento”

appena consumato il caffè vado dal barbiere per farmi la barba, questi prepara un rialzo di terreno e la mi seggo e poi mi viene fatta la barba e pago 4 soldi.

Alle ore 8 il nostro capitano ci raduna per farci alcune assicurazioni di carattere igienico circa la cura di tenere della propria salute per non incorrere a tifo ed altro e ad animali che in queste regioni sono abbondanti.

Appena uditi i consigli del capitano mi reco subito in un vicino corso d’acqua e la lavo come meglio posso una buona parte del mio corredo, nel ritornare poi alla mia tenda trovo che uno dei miei compagni di tenda è malato di malattia infettiva e così viene separato da noi e noi separati dall’accampamento in una tenda a rispettiva distanza per non provocare il propagarsi del male di cui anche noi siamo […] sospetti. Nel pomeriggio la temperatura è rigida e il tempo è piovoso e siamo costretti a consumare il rancio e il resto della giornata sotto la tenda e tra favolette allegra passiamo il tempo che diventa noioso. Ci vengono distribuite sigari e sigarette. Il capitano ci avverte che provvederà per il buon andamento della posta di cui tutti i bersaglieri reclamano, e ci avverte anche di limitarsi a scrivere i soli saluti perché la corrispondenza è sottoposta alla censura di guerra. Nella mattina abbiamo fatto la pulizia delle armi.

30 maggio 1915 “la sera sono comandato di guardia”

continua la separazione di me e degli altri tre sospetti di malattia. Nella giornata si riposa e la sera sono comandato di guardia. Ho scritto due cartoline di saluti.

notte 30 – 31 maggio 1915 “Notte di attenzione e nostalgia”

Notte 30-31 maggio di guardia alla Trincea n. 2 parola d’ordine Giovanni tutta la notte si ode, lento, e continuo il bombardamento ai nostri lati delle nostre artiglierie Genova [ndt ?].

Notte di attenzione e nostalgia.

31 maggio 1915 “ore 8 continua il bombardamento”

alle ore 4 stavo ad una vicina casa di campagna ove vi sono delle vaccine ed il proprietario vende il latte a 4 soldi al litro ai bersaglieri i quali abbondano ogni mattina all’acquisto, questa volta io ne bevo mezzo litro caldo e contemporaneamente un temporale rovescia un grosso acquazzone ed il proprietario della cascina ci dice che durerà tutta la settimana il tempo così piovoso. In generale la temperatura è sempre umida e la notte molto rigida. ore 8 continua il bombardamento come ho detto della notte.

Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

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Attività editoriali per scrittori e autori

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