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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Diario di bordo (25) – Qualche fatterello civile e politico (e qualche tecnicalità) su Rosebud almeno fino al 4 dicembre.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

autorerinabrundu21Scrivo queste note perché é mio dovere farlo, considerando che Rosebud è fatto vivere da molte persone, diverse nel loro intendimento, anche civile e politico. Non è mistero per nessuno che, in questo periodo bruttissimo della storia italiana, sicuramente il più brutto della nostra storia recente, io, e tramite me, questo sito, ci siamo schierati. Ritengo che sia un mio dovere farlo, perché altrimenti saremmo scribacchini, persone e personaggi che scrivono non per dirittura interna, per forte tempra etica e civile, per dare ognuno di noi il suo contributo, per quanto modesto, quanto piuttosto per vedere il nostro nome riflettere in una pagina virtuale (e se fosse reale non farebbe differenza): non fa per me!

Non c’ero quando nel mondo si decidevano questioni difficilissime e importantissime e ammetto di essermi chiesta più volte cosa avrei fatto io al tempo della guerra, non lo so. Non posso dirlo. Ed ero troppo piccola anche al tempo delle grandi lotte civili e femministe degli anni settanta. Essere stata poi una adolescente negli anni 80, il periodo più mentalmente staccato dal vero “commitment” che si possa immaginare, non ha mai aiutato: non a caso ho sempre chiamato la mia la Goldrake Generation, e c’erano ragioni per farlo.

Ma è indubbio pure che adesso io abbia una età e una formazione per cui voltare le spalle davanti a certi fatti gravissimi che riguardano l’Italia di questi tempi, significherebbe semplicemente non riuscire mai più a guardarmi allo specchio, a guardarmi dentro, a giustificare un dato percorso d’intelletto che ho voluto costruire per me e l’altro che vorrei immaginare per il futuro. Ne deriva che, così come sovente facciamo per date battaglie civili che riguardano i diritti dei laici, delle donne, i diritti degli Altri Esseri, i diritti dei minori, adesso su questo sito si combatterà una battaglia civile e politica. Una battaglia civile e politica non violenta ma dialettica, arricchita, spero, da una molteplicità di voci, come sempre ci accade e come stiamo già facendo.

Detto francamente a me non interessa neppure sapere come sarà l’Italia che verrà, che colore avrà, non ho mai fatto politica per guadagnarci, e raramente l’ho fatta. Io so soltanto che dalla fine, o meno, di questo pernicioso regime che è stato insediato in Italia senza il volere degl italiani dipenderà il nostro miglior futuro. Io so solo che debbo dare il mio contributo, per quanto modesto, per salvare la nostra Costituzione e la nostra miglior memoria: la memoria dei patrioti italiani, la memoria dei giudici e magistrati alla Falcone e Borsellino che oggi forse si sono rivoltati nella tomba mentre il nostro Caro Leader giustificava le ragioni del clientelismo, la memoria di personaggi come il giudice Levatino, dei Peppino Impastato, di tutti quelli che da Nord a Sud hanno dato la vita per certi ideali.

Ripeto, non mi interessa neppure se si vincerà o si perderà (il trumpismo in America ci insegna che il nostro spirito è sovente forte ma la carne è invariabilmente debole): a me interessa solo sapere dove sono stata quando serviva. E questa volta, fosse anche l’ultima mia volta in un simile contesto, io ci sarò. Purtroppo non potrò votare perché non sarò in Italia, ma userò Rosebud in ogni modo per difendere questa causa unica che dice tutto di noi: cosa siamo come individui, cosa siamo come nazione e soprattutto dove vogliamo andare, che paese immaginiamo per i nostri figli.

Il va sans dire che chi vorrà esserci su Rosebud in questo periodo è il benvenuto, chi vorrà assentarsi ora e tornare dopo sarà ben accolto anche allora, e chi volesse andarsene per sempre perché non condivide queste battaglie avrà la mia benedizione. Ma Rosebud farà questa lotta di civiltà politica con ogni mezzo, anche fosse l’ultima cosa che dovessi fare. In conseguenza di ciò qualche altra attività potrà subire ritardi, inclusa la pubblicazione de L’Approdo. Ma naturalmente poi la rivista tornerà, tutto tornerà come prima, sperando soprattutto di poter vivere un’Italia che saremo orgogliosi di poter ancora chiamare la nostra patria.

Besos

Rina Brundu (anche in featured image, non per ostentazione ma perché sia chiaro a chiunque che io mi presento con questo dire con la mia faccia, e firmandomi con il mio nome e cognome come è sempre stato in vita mia, e come sempre sarà).

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2 Comments on Diario di bordo (25) – Qualche fatterello civile e politico (e qualche tecnicalità) su Rosebud almeno fino al 4 dicembre.

  1. Sono d’accordo con te, Rina! Io voterò NO e così tutta la mia famiglia. Ma penso che se tu volessi, potresti votare anche in Irlanda, presso il Consolato italiano, o no? Mio figlio ha ricevuto in Norvegia la cartella elettorale, debitamente richiesta, quale cittadino italiano all’estero.
    Besos
    Danila

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  2. Ciao, bene per il NO (non vedo che altro potrebbe votare un cittadino italiano onesto e che ha a cuore la democrazia nel suo paese), ma io non voterei mai per consolato: si corre un rischio enorme avere il NO trasformato in SI, e questo mai, non con il mio nome!
    Ciao
    PS Forse in Norvegia sono comunque più seri…

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