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Filosofia dell’anima – Televisione: dalle “audaci inchieste” di Giletti su Rai1 al Richetti (PD) spaparanzato sui divani di Canale 5 per “le ragioni del SI”: e poi si meravigliano del trumpismo che viene!

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Ogni interesse della mia ragione (tanto quello speculativo quanto quello pratico) si concentra nelle tre domande seguenti:
Che cosa posso sapere?
Che cosa posso fare?
Che cosa ho diritto di sperare?
(Immanuel Kant)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Quelli che la dialettica in politica è l’arte di far interagire due tesi o principi contrapposti allo scopo di indagare la verità ed eventualmente arrestarla. (Rina Brundu)

Rina Brundu

tv-1639240_960_720Come tutti anche io faccio le mie cazzate: di più, non potrei vivere senza! Per esempio, nonostante il fatto che, dopo l’avvento del renzismo, abbia profondamente modificato le mie abitudini informazionali, sia per quanto riguarda i giornali che per quanto riguarda la televisione, e nonostante sia felice delle scelte fatte, che non cambierò più, neanche quando in Italia cesserà l’attuale stato di emergenza democratica, di tanto in tanto, alla maniera del colpevole che torna sempre sul luogo del delitto, non riesco ad impedirmi di dare un’occhiata alla tv italiana per capire come stia riuscendo a peggiorarsi (se la cosa è possibile, s’intende!).

Una tale escursione l’ho fatta anche oggi: per la precisione ho impiegato prima dieci minuti buoni per “gustare” l’incipit de L’Arena (Rai1) di Massimo Giletti e poi ho speso circa sessanta secondi sul Canale 5  fiero sostenitore delle “ragioni del sì”. Tanto, troppo tempo? Può darsi, ma garantisco che dieci minuti sono necessari per riuscire a fare una critica ragionata, mentre un quarto d’ora davanti a certi programmi rientra sicuramente nella categoria delle situazioni masochiste perniciose che esulano dalle competenze del critico (televisivo in questo caso), e riguardano più direttamente la scienza medica.

Che poi, per quanto si voglia negarlo, questi brevi blitz nel “passato” insegnano tanto: insegnano per lo più su noi stessi, su cosa siamo, sul percorso che stiamo facendo. Basti dire che io, oggi, quando ho sentito Massimo Giletti riproporre le sue “audaci inchieste” contro il povero cristo di turno, impiegato nella sconquassata Atac di Roma, che con la tipica scaltrezza e furbizia dell’italiano medio tentava come poteva di imitare le pessime pratiche lavorative, etiche, civili, della dirigenza standard che in Italia gestisce le società pubbliche, o partecipate, e quando ho sentito lo stesso conduttore chiedere “conforto” mediatico al colà presente Maurizio Lupi, già ministro dimissionario, per problematiche etiche e civili attinenti, dell’attuale governo Renzi, nonché ideale esponente di quella disastrosa dirigenza, mi sono chiesta: ma che cazzo di persona ero, quando, solo due anni fa, guardavo questo tipo di programmi?

Cioè, ho capito che il male non stava in Giletti, che sta tentando di guadagnarsi la sua pagnotta, né in Lupi, che in un miracolo politico che lo favorista ha ogni diritto di credere (ci hanno creduto Barabba e Lazzaro perché non dovrebbe crederci Lupi?), ma in me! In me, che avendo avuto la fortuna di studiare, di conoscere vite esemplari, di ammirarle, di spendere ore a speculare sulle perle aforistiche di Diogene, sulle implicazioni delle equazioni di Witten, alle volte chiudevo la finestra su quel mondo mirabile e straordinario per aprirne un’altra. Per aprire la finestra televisiva, appunto: ovvero, l’occhio puntato sul nulla, sul niente, su un impossibile vuoto cosmico che tuttavia questi spettacolini provinciali, d’antan, obsoleti nella forma e nella sostanza, ti danno l’impressione che possa esistere, alla stregua di un segnale subliminale marcio ma persistente, convinto della sua forza.

Sui sessanta secondi spesi sul programma della signora D’Urso (Canale 5), ho invece meno recriminazioni personali: non l’ho mai guardata neppure in passato quella trasmissione, anche se, lo confesso, non per forza di spirito quanto per debolezza di stomaco. Eppurtuttavia, anche quel minuto buono spesovi oggi mi è servito: in parte mi è servito per avere il tempo di visualizzare la scritta a caratteri cubitali che campeggiava in alto a sinistra dello schermo “LE RAGIONI DEL SI”, e in parte per notare un tal Richetti (PD) che, curiosamente spaparanzato sul divano davanti alla conduttrice, con l’aria sorniona del politico navigato, che sa e sente di essere a casa sua, dirimeva di massimi sistemi (si fa per dire, almeno di  quelli che lui interpreta come tali).

Didattica! Ecco, se dovessi definire questa mia avventura odierna di undici minuti tra i programmi televisivi italiani, dovrei chiamarla didattica. Didattica per me che, a questo punto, nonostante i passati peccati posso cominciare a coltivare speranza, ma didattica anche in senso più universale. Per esempio, quando qualcuno non sa spiegarsi cosa sta succedendo nel mondo, quando un sondaggista non sa neppure ipotizzare che il ciclone Trump spazzerà via decadi di governabilità politically-correct ma disastrosa, ho capito che basta raccomandargli/le la visione di queste trasmissioni, di questi programmi, di questi personaggi, di questi fantasmi eterei della nostra storia recente.

A quel punto, infatti, la domanda non sarà più: perché sta arrivando il trumpismo?, ma piuttosto: come è possibile che non sia arrivato prima? E ancora: quanto ci impiegherà a fare piazza pulita di tutta questa merda d’intelletto che oltre ad offendere la nostra più vera essenza di esseri raziocinanti, offende il nostro mero esistere come esseri umani che si limitano semplicemente a respirare e a deambulare? Ah, saperlo!

Rina Brundu

Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Attività editoriali per scrittori e autori

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