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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Quello che il renzismo non dice (304) – Sul populismo di governo e dal “galleggiamento” alla traversata in “transatlantico”.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

“M”? Aldo Grasso ha scritto che il titolo del programma sperimentale“M” del Michele Santoro schiacciato verso Rignano, sia stato ispirato dal Fritz Lang del mostro di Dusseldorf. Curioso! Io di primo acchitto ho pensato alla Teoria M di Ed Witten che non ha mai chiarito in pieno il significato della consonante, ma poi ho cambiato idea: un renzista che si occupa di mondo subatomico senza tornaconto? No, “schiacciato” per “schiacciata”, è molto più probabile che la “M” stia per la terza inevitabile opzione! (Rina Brundu)

Rina Brundu

img-20161110-wa0007Quella che riporto qua sotto (1) è la definizione di populismo tratta dal dizionario Treccani online. Ho ricontrollato questa specifica significazione perché confesso che sono giorni che mi spremo per comprendere come, nella sua definizione attuale, almeno a sentire la casta governatizia italica e mediatica dell’era pre e post-trumpismo, la sua significazione si risolverebbe solamente nella derivazione “estesa” e negativamente connotata della stessa. Da un lato non riesco a capire cosa ci sia di così deplorevole in un qualsiasi sentimento (sia pure esplicitato attraverso un movimento culturale o un partito politico) che abbia a cuore gli interessi e le condizioni di vita delle classi più disagiate (qualcuno dovrà farlo questo sporco lavoro anche in epoca renzista, o no?), dall’altra non ho ben chiaro dove bisognerebbe tracciare la linea divisoria tra “populismo buono” e “populismo cattivo”.

Che poi io ho prospettive di visione particolari, tendo a farmi le mie idee e per cambiarle debbo avere evidenza della bontà della nuova linea guida da seguire. Per esempio, se vedo il duce-figlio (volgarmente detto ducetto), che si mostra mediaticamente con le sole bandiere italiane alle spalle, escludendo di proposito quella europea, mi vegnono in mente tante cose: a) penso che questa tipologia di immagine, inclusi i messaggi subliminali che porta seco, l’abbiamo già vista al tempo del duce-padre e non ci serve una repetita; b) penso inoltre che il ducetto mi stia prendendo per il culo, che mi ritenga insomma una mezza deficiente, il cui giudizio politico sul suo governo è suscettibile di cambiamento qualora egli, in quanto leader maximo, trovi un capro espiatorio convincente (i.e. di norma l’Europa); c) dulcis in fundo, penso che quella disgraziata immagine sia epressione plastica del peggior populismo che si possa vedere, i.e. il populismo di governo: ovvero l’infimo sentimento che cova solo nei cuori dei peggiori politicanti e che notoriamente vive del motto “vi facciamo cornuti e pure mazziati”.

Visto? Ci sono cascata anche io: non ho ragionato con la testa ma con la pancia! Scagli infatti la prima pietra lo spin-doctor renzista, o il giornalista italiano, che non mi accuserebbe di avere appena fatto un discorso populista: e pensare che io non ho neppure finito! Sì, perché, quando vedo Matteo Renzi che si mostra senza bandiera europea agli italiani e poi va dalla Merkel con la coda tra le gambe, a me girano pure i maroni a mille: a voi no? E in questo caso il mio é populismo buono o populismo cattivo? Ah, saperlo! L’unica cosa certa che so e che se fossi la Merkel – un capo di governo che ammiro – io uno come Matteo Renzi lo riceverei solo su appuntamento, nonché dopo avere fatto verificare al segretario Junker che colui abbia davvero fatto i compiti a casa, che non sia lì a cazzeggiare come è tipico dei governanti italici e specialità di questo Premier non-eletto: insomma, non mi fiderei mai!

Ne deriva che oltre ad essere la peggior forma di populismo che si possa immaginare, il populismo di governo è pure diseducativo, perché da che mondo é mondo non mi risulta che la linea politica dei capi-esecutivo dei paesi democratici occidentali si estrinsichi a seconda della situazione, per mera illuminazione, seguendo la filosfia del dove cojo-cojo, dopo avere imparato a memoria il bignami rivoluzionario dell’immenso Thoreau disperso tra i boschi! Come a dire che a ciascuno va il suo, e ad un leader moderno valido si addice una linea politica matura, piuttosto che la tendenza a distribuire bonus a scazzo o a portare qualunque bandiera pur di restare attaccato allo scranno.

Che poi il Premier ha pure avuto il coraggio di dire che lui non ama…. galleggiare: cazzo sono tre anni che galleggia, il suo è il governo del galleggiamento…. e che galleggiamento! E adesso spera nel “passaggio” in “transatlantico” (in tutti i sensi), per salvare centinaia di sederi-disperati senza scranno nell’eventualità di elezioni: e mai un novello patriota alla Luigi Rizzo (l’Affondatore), quando serve!

Rina Brundu

  • populismo s. m. [dall’ingl. populism (der. di populist: v. populista), per traduz. del russo narodničestvo]. – 1.Movimento culturale e politico sviluppatosi in Russia tra l’ultimo quarto del sec. 19° e gli inizî del sec. 20°; si proponeva di raggiungere, attraverso l’attività di propaganda e proselitismo svolta dagli intellettuali presso il popolo e con una diretta azione rivoluzionaria (culminata nel 1881 con l’uccisione dello zar Alessandro II), un miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate, spec. dei contadini e dei servi della gleba, e la realizzazione di una specie di socialismo rurale basato sulla comunità rurale russa, in antitesi alla società industriale occidentale. 2. Per estens., atteggiamento ideologico che, sulla base di principî e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. Con sign. più recente, e con riferimento al mondo latino-americano, in partic. all’Argentina del tempo di J. D. Perón (v. peronismo), forma di prassi politica, tipica di paesi in via di rapido sviluppo dall’economia agricola a quella industriale, caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione. In ambito artistico e letterario, rappresentazione idealizzata del popolo, considerato come modello etico e sociale: il p. nella letteratura italiana del secondo dopoguerra.” (definizione tratta dal Treccani online)

PS Grazie a chi mi ha inviato la featured image e grazie all’autore se le due persone non coincidono. Peccato però: due genitori così svegli e intelligenti e a volte guarda come ti vine la prole…

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Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Lo disse… Diogene il Cinico

(ad Alessandro che gli chiedeva cosa potesse fare per lui) “Sì, stai un po’ fuori dal mio sole”

Lo disse… Joseph Pulitzer

Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce.

info@ipaziabooks.com

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