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Quello che il renzismo non dice (300) – Sul giornalismo italiano vecchio e prevedibile, contro Trump e pro-ducetto. Sulla difesa ieri sera di Carlo De Benedetti specchio dell’Italia di oggi.

INDEPENDENCE DAY 4 DICEMBRE 2016. Grazie Italia per avere salvato la nostra Costituzione. Grazie.

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perchè l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti.
(Charlie Chaplin)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

È riuscito a rompere il cazzo anche con il discorso di dimissioni più lungo della storia, ma infine si è tolto dai coglioni. Si è tolto? Più che un aforisma un dubbio atroce. (Rina Brundu)

Rina Brundu

debdi Rina Brundu. Diversamente dal Federico Rampini, giornalista trendy di Repubblica, intervistato ieri sera dal TG1, io non penso che i sondaggisti americani abbiano fallito, ne tanto meno che quel supposto-fallimento sia dovuto al sicuro “scollamento” che esiste tra visione d’establishment e necessità popolari. Di fatto i sondaggi non hanno saputo ben calcolare il numero di grandi elettori assegnati Stato per Stato (perché così si elegge il presidente di uno stato Federale così grande e diversificato), ma hanno indovinato che la Clinton era la favorita e infatti la Clinton è arrivata prima nel voto popolare (il voto per unità, a maggioranza di popolazione).

Ma il parere mal-pensato di Rampini (tra l’altro pagato con i nostri soldi, immagino), non è l’unica cogitazione o atteggiamento opinabile rispetto all’argomento Trump che mi è capitato di  sentire o vedere tra le fila del giornalismo italiano. Per tutti basti citare i poster-blanket size di oggi del Corriere della Sera, tesi a mettere in risalto le agitazioni americane contro il nuovo presidente-eletto. Sì, sto parlando proprio di quello stesso quotidiano italiano che negli ultimi tre anni ha nascosto come la peste le infinite manifestazioni italiane contro il corrente governo del ducetto Renzi (ben peggiore, a mio avviso, del Trump che verrà perché l’Italia non ha gli anticorpi democratici che possono vantare gli Stati Uniti d’America), ma che adesso, come per miracolo, riscopre la sua vocazione liberal, il suo ruolo di fustigatore dei potenti, di difensore dei deboli (dimenticando, tra le altre cose, che i mercati sono in boom): se non si ride é solo perché in questi ultimi tre anni le abbiamo viste davvero tutto e ormai è solo acqua che cola dalla grondaia irrimediabilmente danneggiata.

E poi, almeno personalmente, non mi interessa più. Da quando, proprio a causa dell’infestazione dei vultures renzisti sia in RAI che sui giornali italiani, mi sono trasferita in pianta stabile all’estero anche per informarmi, comprendo in pieno il gap intellettuale e metodologico-informativo che separa l’Italia dal primo mondo e francamente tornare indietro proprio no. Ora come non mai comprendo il perché la Freedomhouse.org ci relega ogni anno tra gli Stati canaglia in materia di libertà di stampa, comprendo le dinamiche interne di uno stato-medio che è essenzialmente un feudo, comprendo l’incredibile gap formativo anche in classi a cui avresti dato credito di maggior capacità intellettuale, le ragioni di una immobilità che se si continua così sarà perenne. Tra l’altro, avendo sempre vissuto all’estero non mi ero mai occupata della famosa questione della “fuga dei cervelli”, e forse non l’avevo capita in pieno, ma adesso dico ai giovani: fuggite, andatevene appena potete, date ai vostri figli una possibilità diversa di crescere intellettualmente, di diventare persone capaci, libere, critiche, pronte a dare il meglio di voi per voi stessi in primo luogo, poi per la vostra famiglia e di conseguenza per il paese che tutti quanti continuiamo ad amare.

Dulcis in fundo, ieri abbiamo dovuto finanche ascoltare a “Otto e mezzo” (La7) di Lilli Gruber, un anziano Carlo De Benedetti che pontificava a difesa dell’establishment e del giornalismo di cui sopra, che, a suo dire, non aveva saputo prevedere la vittoria di Trump. A mio avviso, quel giornalismo la possibile vittoria di Trump non l’ha voluta vedere, esattamente come il Corriere fontaniano, e tutta la civiltà-mediatica d’Italia, non vuole vedere quel dramma storico-sociale (per usare le parole di Cacciari) che vive la nostra nazione in questo difficilissimo periodo della sua storia e che non vede lo stesso Renzi (fermo restando che almeno su questo il Premier lo scusiamo, proprio perché non ha un’adeguata formazione su questi argomenti ne le necessarie capacità di leadership).

Certo, l’anziano De Benedetti ha avuto il buon gusto di risultare meno insolente e offensivo dell’anziano Scalfari che solo pochi giorni prima avevamo dovuto ascoltare in quello studio – in chiusura il patron di Scalfari e di Calabresi ha avuto anche la straordinaria onestà intellettuale di dire che Renzi, qualora il NO vincesse al Referendum, si deve dimettere -, ma anche lui risultava, purtroppo (suo malgrado?), specchio di un’Italia che fa davvero preoccupare. Lo risultava nell’ingenuità con cui diceva di chiamare l’attuale direttore di Repubblica per discutere con lui lo status-quo internazionale (discussioni dopo le quali, il direttore, “di suo volere”, procedeva a fare i titoli del giornale), lo risultava nell’evidente piaggeria con cui la Gruber lo trattava, lo risultava nei discorsi scontati, prevedibili, memoria ed eco di un’età finita da molto tempo in altri mondi, lo risultava… semplicemente nell’essere lì.

Diceva Salvatore Quasimodo “Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera”. Vale anche per le nazioni? Se così, da noi è la notte, il buio della ragione e questi sono i suoi, i nostri, mostri.

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Articoli che invece sfuggono a quasi tutti i giornali italiani: liberal, a comando. Sic

Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Attività editoriali per scrittori e autori

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