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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8º. Breaking News

RAI – Il disastro nel disastro (15) – Federico Rampini e le curiose cogitazioni sui sondaggi al TG1, o dell’esempio plastico?

ROSEBUD TV – Bob Marley – Redemption Song

AFORISMI MEMORABILI E ZIBALDONE


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Attenzione la versione definitiva di questi testi uscirà solo dopo le elezioni politiche


Il caso diffamatorio su Wikipedia 

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Gli stornelli del 4 marzo e dieci validi motivi per cui Luigi Di Maio sarà Premier!

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Dieci validi motivi per cui Luigi Di Maio sarà Premier!

Stornelli politici per il 4 marzo 2018

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femm3Il TG1* stasera ha chiesto a Federico Rampini (Repubblica), di spiegare perché i sondaggisti americani avessero fallito a proposito dell’exploit di Trump. Rampini ha risposto pronto: “C’è uno scollegamento tra l’establishment mediatico, istituzionale che non capisce più le esigenze del popolo, da qui anche il fallimento dei sondaggi”. Questo era il “gist” del discorso più allungato e forbito, insomma.

Con tutta la buona volontà (tecnica e operativa) di questo mondo non riesco a capire il senso di questa sorta di cogitazione mandata su scala nazionale: in che modo un detachment di visione (ma anche di gap di interesse reciproco tra due mondi, qualunque essi siano) può esercitare una sua influenza su un elemento operativo quale è il sondaggio? Sta dicendo Rampini che tali interrogazioni riflettono meramente una opinione dell’establishment, sono un mero esercizio intellettuale? Se fosse così non sarebbero sondaggi fatti sul campo, ma altra roba, e si spiegherebbe perfettamente il perché non funzionano (e, d’altro canto, non è neppure plausibile o credibile un ammutinamento-di-classe, i.e. un ammutinamento generale dei possibili-intervistati in 50 stati per nascondere le loro intenzioni di voto al suddetto establishment, anche perché i sostenitori di Trump sono tutto tranne che timidi!).

O forse si tratta solo di un caso di un Rampini che è sembrato esempio plastico dello “scollegamento” di cui sopra, specie nel suo ruolo di pedina-mediatica incapace di cogitazioni più “impegnate” in senso sartriano? Il dubbio, lo confesso, mi assilla, così come quest’altro: ma se non ha risolto perché lo hanno intervistato con i nostri soldi? Ah saperlo!

*A scanso di equivoci vorrei precisare che si sono visti i primi dieci minuti del telegiornale nella piena certezza che si sarebbe parlato di Trump. E così è stato, poi il faccione dell’editore di riferimento è subito comparso nel background per le congratulazioni con il nuovo presidente USA, e quello è stato pure l’ultimo secondo di tg RAI visto: sic!

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