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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

RAI – Il disastro nel disastro (15) – Federico Rampini e le curiose cogitazioni sui sondaggi al TG1, o dell’esempio plastico?

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – IL TEOREMA RENZI-TAVECCHIO-VENTURA

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per leggere tutto l’articolo)

femm3Il TG1* stasera ha chiesto a Federico Rampini (Repubblica), di spiegare perché i sondaggisti americani avessero fallito a proposito dell’exploit di Trump. Rampini ha risposto pronto: “C’è uno scollegamento tra l’establishment mediatico, istituzionale che non capisce più le esigenze del popolo, da qui anche il fallimento dei sondaggi”. Questo era il “gist” del discorso più allungato e forbito, insomma.

Con tutta la buona volontà (tecnica e operativa) di questo mondo non riesco a capire il senso di questa sorta di cogitazione mandata su scala nazionale: in che modo un detachment di visione (ma anche di gap di interesse reciproco tra due mondi, qualunque essi siano) può esercitare una sua influenza su un elemento operativo quale è il sondaggio? Sta dicendo Rampini che tali interrogazioni riflettono meramente una opinione dell’establishment, sono un mero esercizio intellettuale? Se fosse così non sarebbero sondaggi fatti sul campo, ma altra roba, e si spiegherebbe perfettamente il perché non funzionano (e, d’altro canto, non è neppure plausibile o credibile un ammutinamento-di-classe, i.e. un ammutinamento generale dei possibili-intervistati in 50 stati per nascondere le loro intenzioni di voto al suddetto establishment, anche perché i sostenitori di Trump sono tutto tranne che timidi!).

O forse si tratta solo di un caso di un Rampini che è sembrato esempio plastico dello “scollegamento” di cui sopra, specie nel suo ruolo di pedina-mediatica incapace di cogitazioni più “impegnate” in senso sartriano? Il dubbio, lo confesso, mi assilla, così come quest’altro: ma se non ha risolto perché lo hanno intervistato con i nostri soldi? Ah saperlo!

*A scanso di equivoci vorrei precisare che si sono visti i primi dieci minuti del telegiornale nella piena certezza che si sarebbe parlato di Trump. E così è stato, poi il faccione dell’editore di riferimento è subito comparso nel background per le congratulazioni con il nuovo presidente USA, e quello è stato pure l’ultimo secondo di tg RAI visto: sic!

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