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Quello che il renzismo non dice (292) – Sul perché si può scegliere di dedicare un blog ad una battaglia politica. E ancora sull’emergenza democratica, sulla mediocrità e sulla pericolosità del renzismo.

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri.
(Antonio Gramsci)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Date vite ci insegnano, tra le altre cose, che c’é solo un dato grado di disperazione che si può raggiungere e che, sull’altro versante, c’é solo un dato grado di felicità materiale che si può ottenere, dopo siamo soli con noi stessi. (Rina Brundu)

Rina Brundu

leopoldadi Rina Brundu. Perché ho deciso di dedicare così tanti post di questo sito ad una importante battaglia politica qual è quella contro la mediocrità e la pericolosità del renzismo non-eletto? Per svariate ragioni: in primo luogo perché penso che la vita può essere breve e tutti noi dovremmo poter andarcene sapendo di avere fatto qualcosa per gli altri. Nessuno di noi può fare tutto, ma ciascuno di noi può fare qualcosa laddove pensa di poter dare un maggior contributo.

Confesso anche che la motivazione è dettata da una ignoranza di fondo che facevo mia: non ho difficoltà ad ammettere che prima dell’avvento del renzismo non avevo mai capito quando la democrazia possa essere cosa-fragile. Non avevo mai capito che quel momento di libertà ottenuto con il sacrificio delle vite dei tanti non è un regalo tipo un diamante-che-é-per-sempre, ma è un bene da curare, nutrire, preservare, salvaguardare in ogni istante della nostra esistenza. E non avevo mai capito che le storie dei paesi sono diverse: determinate dalla volontà dei popoli che le abitano ma anche dalle situazioni contingenti, anche geografiche. Per esempio, da un punto di vista strettamente politico non disdegnavo l’idea di una Repubblica presidenziale, ma non avevo mai capito che quella tipologia di organizzazione va bene per paesi grandi, democratici, di ampio respiro come gli Stati Uniti d’America (fermo restando che il trumpismo insegna che potrebbe essere ancor più deleteria proprio in quelle dimensioni), ma che non va bene per Paesi medi, votati allo status di feudo per background culturale, per elezione, per una impossibilità oggettiva di raggiungere altri traguardi.

Soprattutto non avevo capito che l’era del Duce che ha macchiato la nostra storia recente non è stata frutto di un errore cosmico, di una congiuntura astrale ma che è una possibilità concreta, sostanziale, pronta a manifestarsi ad ogni istante non appena un qualsiasi ducetto (come ben dimostra il renzismo) a cui viene tesa la mano riesce a prendersi finanche il braccio e poi vorrebbe calpestarti completamente. Non avevo capito che quando in un Paese non esiste una tradizione di Stampa forte, libera, capace di fare una differenza, ma solo una cricca di scribacchini desiderosi di mettersi al servizio del padrone più potente, nell’attesa di saltare sul carro del vincitore, quel ducetto di cui sopra può diventare un personaggio molto, molto pericoloso. Non avevo capito che quando un popolo sceglie la mediocrità istituzionale non si salva nulla e nessuno: al contrario, proprio quelle classi che in tempi normali avresti ritenuto più capaci, più intellettualmente coscienti, possono diventare il braccio armato di una dittatura in nuce che una volta rimosso ogni ostacolo dalla sua strada potrebbe risultare…. unstoppable.

Aggiungo anche che mai avrei pensato che l’Italia sostanzialmente libera in cui sono nata sarebbe diventata ciò che è oggi, un feudo familiare nelle mani di un boss non-eletto, giovane, scaltro, pericoloso, non differente dagli Erdogan e dai Kim Il Sung di questo mondo nella sua essenza: non l’ho pensato al tempo della Guerra Fredda quando ogni nostro respiro internazionale era validato dagli Stati Uniti (più o meno come accade oggi, con la differenza che adesso c’é anche il parere della UE da tenere in conto), e non l’ho pensato durante il berlusconismo, laddove c’era una forte opposizione politico-mediatica che assicurava un dato balance-libertario. Di fatto, il nefasto status-quo che ha permesso l’ascesa nel nostro paese un Premier mediocre e fondamentalmente incapace come Matteo Renzi è qualcosa che forse non aveva previsto neppure George Orwell con la sua potente immaginazione distopica.

Ne deriva che dedicare un blog a questa importantissima battaglia politica e civile è davvero un nulla rispetto a ciò che c’é in ballo, ovvero la nostra libertà, quella vera, e il rispetto di chi verrà. Ai posteri noi abbiamo il dovere di consegnare l’Italia libera che abbiamo avuto il privilegio di ereditare, dopo sarà solo il silenzio, la nostra morte civile a cui non potrà che seguire quella dello spirito, nella profonda certezza che i responsabili di tale collasso siamo stati noi. Io la mia scelta l’ho comunque fatta e mi dolgo solo di non poter fare di più: e tu?

Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

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3 Comments on Quello che il renzismo non dice (292) – Sul perché si può scegliere di dedicare un blog ad una battaglia politica. E ancora sull’emergenza democratica, sulla mediocrità e sulla pericolosità del renzismo.

  1. …e mi viene quasi da dire: “era l’ora!” ma so che te n’eri già accorta ma speravi d’esserti sbagliata.

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    • Non credo di avere capito il commento ma in realtà al post posso aggiungere solo questo commento, ovvero che non è stato facile farlo. Ci sono stati pure alcuni che si sono allontanati proprio per questa mia scelta di campo, a volte anche solo per paura, di fatto rivelandosi per quel che erano: cazzeggiatori. Lo stesso è successo quando decisi di affermare il sito come sito laico perché questo è ciò che richiedeva il mio spirito. Non permetterò mai più a nessuno, manco fosse Cristo in terra di dirimere in casa mia, o di trasformare questo luogo virtuale in un tugurio o in bar superstizioso che non mi rappresenta.

      Di converso vedo che giorno dopo giorno i visitatori del sito aumentano e soprattutto che quelli che si stanno incontrando qui sono in realtà parte di un cenacolo di anime simili: questo volevo. Non sono mai andata a dettare legge nei luoghi altrui anche quando ho visto che li hanno usati per motivi indegni e non lo farò mai. Se debbo portare le mie ragioni lo farò in altri luoghi, nei luoghi prescritti dalla legge.

      Rosebud invece resterà un sito con le palle, libero, mentalmente libero, dove la critica di sistema deve essere la regola perché cosi fanno gli intelletti onesti e gli spiriti che si occupano di date materie. E non è neppure un caso che il nume tutelare sia Giordano Bruno perché sono quelli come lui gli esempi a cui guardare… il resto non ci deve interessare. Non qui almeno.

      Mentre il discorso di essere parte di un paese civile libero è un discorso complicato ma pregnante se vogliamo essere qualcosa di più di esseri senzienti votati alla riproduzione. Preferisco vivere.

      Ciao

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      • Ah, spero di non essere stato frainteso: la mia battuta era solo volta a dire che la situazione purtroppo si percepisce e percepiva, ma che la speranza che non sia e non fosse vero, resta.
        Le tue\vostre scelte qui sul web, mi continuano a portare qui il mio naso e leggere.

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