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The Big Bang Theory: didattica filosofica tra Leibniz e Aristotele – E sullo straordinario stratagemma dialettico di Amy per tenersi come compagno di appartamento il fidanzato Sheldon Cooper.

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri.
(Antonio Gramsci)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Date vite ci insegnano, tra le altre cose, che c’é solo un dato grado di disperazione che si può raggiungere e che, sull’altro versante, c’é solo un dato grado di felicità materiale che si può ottenere, dopo siamo soli con noi stessi. (Rina Brundu)

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Un cartello del 900 mostrante il Congresso degli Stati Uniti come l’asino di Buridano indeciso se scegliere il Canale di Panama o quello del Nicaragua

Non si può che meravigliare per la straordinaria carica informativa, creativa, divertente, che Chuck Lorre e Bill Prady continuano a mettere dentro gli “script” di The Big Bang Theory, la situation comedy americana dedicata ad un gruppo di nerd, che, dopo dieci anni di programmazione, continua ad essere la preferita dal pubblico di età compresa tra i 18 e i 45 anni. Ma a mio avviso è la carica-didattica-sostanziale di queste sceneggiature il vero in-più che le contraddistingue e le fa diventare “gist” di un programma che dovrebbe essere insegnato anche nelle scuole: sia come strumento per imparare l’inglese moderno sia come strumento per portare i piccoli sulla via delle hard-sciences, come direbbe lo stesso Sheldon Cooper, divertendosi. Qui di seguito pubblico uno stralcio proprio dallo script dell’ultimo episodio andato in onda: “The Veracity Elasticity” (Episodio 7, Serie 10). Senza fare troppi “spoilers” verso un pubblico italiano che magari non ha ancora visto le ultime puntate, dico solo che Sheldon è indeciso se continuare la sua coabitazione con Amy la fidanzata. Ad un certo punto si ritrova solo nel corridoio che divide il suo vecchio appartamento da quello dove abita con Amy e non sa dove andare, è indeciso. Amy lo trova lì quando ritorna dal fare la spesa.

(NB La traduzione italiana è la mia ed è libera come al solito per rendere la significazione. Alla stessa ho accluso delle note, con testo tratto da Wikipedia, proprio per dimostrare la carica-didattica di cui ho appena detto. Sotto lo script originale).

Enjoy!

Rina Brundu

Amy: Ciao.
Sheldon: Ciao.
Amy: Cosa fai?

Sheldon: Sto riflettendo sull’asino di Buridano (1).
Amy: Capisco, ti lascio solo.
Sheldon: Come? Conosci la storia?
Amy: Naturalmente, Giovanni Buridano (2) formulò la tesi filosofica secondo la quale un asino affamato che si trova tra due balle di fieno equidistanti resterebbe paralizzato nell’indecisione e morirebbe di fame.
Sheldon: Proprio quella.
Amy: Be’ non voglio che tu muoia di fame, eccoti una melanzana.
Sheldon: Grazie.
Amy: Pensa che alcuni ritengono che Buridano abbia plagiato Aristotele (3).

Sheldon: Davvero? Anche se, nell’esempio aristotelico, lui immaginò un uomo affamato e assetato indeciso tra il bere e il mangiare.
Amy: Ah.
Sheldon: Si, mi chiedo se ciò non abbia nulla a che fare con il teologo persiano del 12simo secolo Algazel (4) e la sua storia dell’uomo indeciso tra due datteri.
Amy: Stai dicendo che Algazel fosse aristotelico? Perché al più era anti-aristotelico.
Sheldon: Algazel era anti-aristotelico? Cribbio, proprio quando pensi di conoscere qualcuno.

(e così dicendo segue in automatico Amy nel loro appartamento)

Amy: Hi.
Sheldon: Hello.
Amy: What are you doing?

Sheldon: I’m just contemplating Buridan’s donkey.
Amy: I understand. I’ll leave you be.
Sheldon: What, you’re familiar with the reference?
Amy: Of course. Jean Buridan proposed a philosophical thesis stating that a hungry donkey placed between two equidistant bales of hay would be paralyzed by indecision and would starve to death.
Sheldon: Exactly.
Amy: Well, I wouldn’t want you to starve to death, so here’s an eggplant.
Sheldon: Thank you.
Amy: You know, some people believe that Buridan was plagiarizing Aristotle.
Sheldon: Really? Although, in Aristotle’s example, he proposed an equally hungry and thirsty man caught between food and drink.
Amy: Huh.
Sheldon: Yeah, I wonder if that’s related to the 12th century Persian philosopher, Al-Ghazali and his story of a man caught between two dates.
Amy: Are you suggesting Al-Ghazali was Aristotelian? ‘Cause if anything, he was anti-Aristotelian.
Sheldon: Al-Ghazali was anti-Aristotelian? Boy, you think you know a guy.

NOTE

  1. « Un asino affamato e assetato è accovacciato esattamente tra due mucchi di fieno con, vicino a ognuno, un secchio d’acqua, ma non c’è niente che lo determini ad andare da una parte piuttosto che dall’altra. Perciò, resta fermo e muore.[1] »
    L’asino di Buridano (o “Paradosso dell’asino”) è un apologo tradizionalmente attribuito al filosofo Giovanni Buridano, ma che probabilmente non è dovuto a lui, poiché «non si trova negli scritti di Buridano, né corrisponde alle sue idee relativamente alla libertà, dato che piuttosto egli oscilla tra il volontarismo e l’identificazione (aristotelico-averroistica) di intelletto e volontà. È probabile che la storia, derivata da un problema del De coelo (Aristotele, De coelo, II, 295 b 31-34), sia nata nelle discussioni di scuola, ove è documentata».[2]
    L’apologo narra come un asino posto tra due cumuli di fieno perfettamente uguali [3][4] e alla stessa distanza non sa scegliere quale iniziare a mangiare morendo di fame nell’incertezza.Secondo Buridano l’intelletto è sempre in grado di indicare all’uomo quale sia la scelta giusta tra le varie diverse alternative tanto che se, per assurdo, la scelta fosse costituita da due elementi identici la volontà si paralizzerebbe a meno che non si scegliesse di non scegliere.Leibniz discusse di questo paradosso nei suoi Saggi di teodicea osservando che in natura non esistono, come avviene invece in matematica, due realtà perfettamente identiche e che quindi l’azione umana è sempre determinata da una precisa causa, magari a noi sconosciuta ma esistente:« …È vero che, se il caso fosse possibile, bisognerebbe dire che [l’asino] si lascerebbe morir di fame;…Infatti l’Universo non potrebbe esser diviso in due parti… in maniera che tutto sia uguale e simile da una parte e dall’altra, come un’ellissi o come ogni figura piana, della categoria di quelle che io chiamo “anfidestre” [a due lati], per esser così divisa in due parti uguali da una linea retta qualsiasi passante per il suo centro… Si avranno dunque molte cose dell’asino e fuori dell’asino, sebbene non ci appaiano, che lo determinerebbero ad andare da una parte piuttosto che dall’altra; e quantunque l’uomo sia libero, mentre l’asino non lo è, non è meno vero, per la stessa ragione, che anche nell’uomo il caso d’un perfetto equilibrio tra due partiti è impossibile, e che un angelo, o almeno Dio, potrebbe sempre render ragione del partito che l’uomo ha preso, assegnando una causa o una ragione inclinante che l’ha indotto realmente a prenderlo, benché questa ragione sia spesso molto complessa ed inconcepibile a noi stessi, perché il concatenamento delle cause legate tra loro va lontano.[5] »

    L’asino di Buridano ispirò anche una poesia di Voltaire [6]:

    (FR)
    « Connaissez-vous cette histoire frivole
    D’un certain âne illustre dans l’école?
    Dans l’écurie on vint lui présenter
    Pour son diner deux mesures égales,
    De même force, à pareils intervalles;
    Des deux côtés l’âne se vit tenter
    Également, et, dressant ses oreilles,
    Juste au milieu des deux formes pareilles,
    De l’équilibre accomplissant les lois,
    Mourut de faim, de peur de faire un choix.[7] »
    (IT)
    « Conoscete quella frivola storiella
    di un certo asino di cui si discute a scuola?
    Nella stalla gli vennero portate
    per il suo pasto due quantità di fieno uguali,
    della stessa qualità, per molte volte;
    dai due mucchi l’asino si vide tentato
    ugualmente, e, drizzando le orecchie,
    proprio in mezzo ai due mucchi uguali,
    concretizzando le leggi dell’equilibrio,
    morì di fame, per timore di fare una scelta. »

  2. Giovanni Buridano (in francese Jean Buridan; in latino Ioannes Buridanus; Béthune?, 1295-1300 circa – 1361) è stato un filosofo e logico francese, maestro delle arti a Parigi e Magnifico Rettore dell’Università di Parigi nel 1328 e nel 1340.Allievo di Guglielmo di Ockham segue nella logica la dottrina nominalista: solo le particolari entità esistenti sono reali mentre gli universali sono dei concetti astratti che valgono solo come nomi.
  3. Aristotele (in greco antico: Ἀριστοτέλης, Aristotélēs; Stagira, 384 a.C. o 383 a.C.[2] – Calcide, 322 a.C.) è stato un filosofo, scienziato e logico greco antico[3]. Con Platone, suo maestro, e Socrate è considerato uno dei padri del pensiero filosofico occidentale, che da lui ha ereditato problemi, termini, concetti e metodi. È ritenuto una delle menti filosofiche più innovative, prolifiche e influenti del mondo antico, sia per la vastità che per la profondità dei suoi campi di conoscenza, compresa quella scientifica.[4]
  4. Abū Ḥāmid Muḥammad Ibn Muḥammad Aṭ-ṭūsī al-Ghazālī, il cui nome venne latinizzato come Algazel[1][2] e Algazelus[2] nell’Europa medioevale (persiano: أبو حامد الغزالي‎‎; Tus, 1058 – Tus, 19 dicembre 1111), è stato un teologo, filosofo, mistico e giurista persiano, figura chiave nella storia del pensiero islamico. Considerato il più importante filosofo e teologo dell’Islam[1][2], ad al-Ghazālī è riconosciuto soprattutto il merito di esser riuscito nell’unificare il sufismo con l’ortodossia legale[3].Persona di grande cultura, spirito avventuroso e inquieto, al-Ghazālī è stato l’autore di almeno 50 opere letterarie[4] in arabo trattanti diverse tematiche, dalla filosofia neoplatonica alla teologia islamica, dal misticismo sufi alla giurisprudenza[4].
    Tra i suoi scritti più famosi ed influenti figurano soprattutto Iḥyāʾ ʿulūm al-dīn e Maqāṣid al-falāsifah[4]; quest’ultimo trovò successo anche in Europa ed è stato uno dei primi libri ad essere tradotto dall’arabo al latino[4].

Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

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Attività editoriali per scrittori e autori

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