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Il 4 dicembre difendiamo la Costituzione – Patrioti italiani (1): LUIGI RIZZO e l’impresa di Premuda

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri.
(Antonio Gramsci)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Date vite ci insegnano, tra le altre cose, che c’é solo un dato grado di disperazione che si può raggiungere e che, sull’altro versante, c’é solo un dato grado di felicità materiale che si può ottenere, dopo siamo soli con noi stessi. (Rina Brundu)

luigi_rizzoLuigi Rizzo, soprannominato l’Affondatore, primo conte di Grado e di Premuda (Milazzo, 8 ottobre 1887 – Roma, 27 giugno 1951), è stato un ammiraglio italiano.

Prestò servizio nella Regia Marina durante la prima e la seconda guerra mondiale ricevendo numerose decorazioni. Prese parte come volontario all’Impresa fiumana e alla guerra d’Etiopia[1]. Fu Consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

Biografia
Nacque a Milazzo l’8 ottobre 1887. Capitano di lungo corso della Marina mercantile, il 17 marzo 1912 fu nominato sottotenente di vascello di complemento della Riserva navale. Nel primo conflitto mondiale, dal giugno 1915 alla fine del 1916 venne destinato alla difesa marittima di Grado dove, agli ordini del capitano di corvetta Filippo Camperio prima e del capitano di fregata Alfredo Dentice di Frasso poi, si distinse particolarmente, ottenendo anche una medaglia d’argento al valor militare.

Successivamente fu trasferito nella neonata squadriglia dei MAS, prendendo parte a varie missioni di guerra. Fra queste si ricordano:

maggio 1917: cattura di due piloti di idrovolante austriaco ammarato per avaria; per tale azione ottenne la seconda Medaglia d’argento al valor militare;
dicembre 1917: affondamento della corazzata guardacoste austriaca Wien, avvenuto nella rada di Trieste. Per questa azione Rizzo venne decorato con la medaglia d’oro al valore militare. Nello stesso mese, per le missioni compiute nella difesa delle foci del Piave venne decorato di una terza Medaglia d’argento al valor militare e venne promosso tenente di vascello per meriti di guerra, ottenendo il passaggio in s.p.e. (servizio permanente effettivo);
febbraio 1918: con Gabriele D’Annunzio e Costanzo Ciano partecipò alla “Beffa di Buccari”, ottenendo una medaglia di bronzo al valor militare, commutata al termine della guerra in argento al valor militare;
giugno 1918: il 10 giugno 1918 al largo di Premuda attaccò ed affondò la corazzata Szent István[2]. Per questa azione venne insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia; infatti, in virtù del R.D. 25 maggio 1915 n. 753 che vietava di conferire alla stessa persona più di tre medaglie al valore cumulativamente d’argento e d’oro, non fu fregiato della seconda medaglia d’oro al valor militare . Tale limitazione fu abrogata con il R.D. 15 giugno 1922 n. 975 e quindi con R.D. 27 maggio 1923 gli fu revocata la nomina a cavaliere dell’Ordine militare di Savoia e concessa la medaglia d’oro al valor militare per l’impresa di Premuda.
Volontario fiumano nel 1919, nel 1920 lasciò il servizio attivo con il grado di capitano di fregata. Nel 1925 assunse la presidenza della Società di Navigazione Eolia di Messina, carica che manterrà fino al 1948. L’anno successivo fondò a Genova la Calatimbar, società tra armatori, esportatori e spedizionieri, che aveva lo scopo di imbarcare tutte le merci in partenza da quel porto. Alla Calatimbar parteciparono anche privati quali la Fiat ed Enti pubblici come il Consorzio del porto e le Ferrovie dello Stato. Negli anni successivi fu anche nominato Presidente della Cassa Marittima e infortuni e malattie della Gente di Mare, dell’Unione Italiana Sicurtà Marittima e della Società Anonima di navigazione Aerea.

Con regio decreto di concessione del 25 ottobre 1932, e rr.ll.pp. del 20 giugno 1935, fu nominato Conte di Grado. Il predicato di Premuda[3] fu aggiunto al titolo comitale di Grado con r.d. motu proprio di concessione del 20 ottobre 1941. Nel 1936, volontario, partecipò alla guerra d’Etiopia; il 18 giugno 1936 fu nominato ammiraglio di divisione della Riserva Navale per meriti eccezionali.

Nel 1939 fu Consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni[4].

Il 10 giugno 1940, allo scoppio delle ostilità, chiese di rientrare in servizio e si occupò della lotta antisommergibile nel Canale di Sicilia; fu dispensato dal servizio nel gennaio del 1941, assumendo la carica di Presidente del Lloyd Triestino. Il 20 febbraio 1942 fu nominato Presidente dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico; dopo l’8 settembre 1943 ordinò il sabotaggio dei transatlantici e dei piroscafi affinché non cadessero in mano tedesca. Per questa sua direttiva venne trasferito dalla Gestapo in Austria, prima nel carcere di Klagenfurt e successivamente nel soggiorno obbligato a Hirschegg, dove fu raggiunto dalla figlia Maria Guglielmina.

Rimpatriato al termine del conflitto, morì a Roma il 27 giugno 1951 due mesi dopo un’operazione per un tumore al polmone. L’operazione fu effettuata dal professor Raffaele Paolucci[5], suo grande amico, che durante la Grande Guerra era stato il protagonista con il maggiore del genio navale Raffaele Rossetti dell’affondamento nel porto di Pola della corazzata austriaca Viribus Unitis.

Szent István, Sinkendes LinienschiffImpresa di Premuda

L’impresa di Premuda fu un’azione navale compiuta dai MAS 15 e 21 rispettivamente comandati da Luigi Rizzo e Giuseppe Aonzo, che all’alba del 10 giugno 1918, in piena prima guerra mondiale, penetrarono di nascosto tra le unità di una formazione navale nemica diretta al Canale d’Otranto, riuscendo ad affondare la corazzata SMS Szent István (“Santo Stefano”).

Premesse
Dal 1º marzo 1918 l’ammiraglio Miklos Horthy assunse il comando della Imperial-Regia marina da guerra austro-ungarica in sostituzione dell’ammiraglio Maximilian Njegovan. Con la nomina di Horthy, anche Thaon di Revel percepì la possibilità che il nuovo comandante austriaco avrebbe potuto attuare un’azione di flotta fuori dagli schemi consolidati. Fino a quel momento, lo sbarramento del Canale d’Otranto era stato attaccato 19 volte, e in 4 di queste era presente l’ammiraglio Horthy quale comandante del Novara. Era quindi molto probabile che il nuovo comandante intendesse dare un segnale di cambiamento nella conduzione della guerra, e che il canale d’Otranto, a lui ben noto, rientrasse nei suoi piani[3].

Segnali di un nuovo imminente attacco si ebbero con un attacco aereo del 9 marzo di 14 velivoli appoggiati dai cacciatorpediniere Dukla e dall’Uszok, per cui l’ammiraglio Revel dispose che 4 sommergibili francesi venissero posizionati in agguato a nord di Durazzo e gli italiani F10 e F14 furono posti rispettivamente davanti a Pola e al canale della Farasina[3].

La missione austro-ungarica
I sospetti non erano infondati; il comando supremo austro-ungarico aveva infatti preparato una potente offensiva che prevedeva l’impiego di gran parte della flotta.

Il gruppo di attacco sarebbe stato composto da[4]:

sezione Novara, Helgoland, Tatra, Csepel e Triglav, che avrebbe avuto il compito di attaccare le forze addette al servizio di sbarramento del Canale d’Otranto.
sezione Admiral Spaun, Saida, torpediniere 84, 92, 98 e ’99, che avrebbe dovuto bombardare gli impianti di Otranto.
Il gruppo di sostegno prevedeva invece l’impiego delle unità maggiori, ognuna scortata da 4 o 5 siluranti suddivise come segue:

Viribus Unitis (capitano di vascello Janko Vukovich de Podkapelski) quale nave ammiraglia della flotta, Balaton, Orjen, torpediniere 86, 90, 96 e 97;
Prinz Eugen (capitano di vascello Adolfo Schmidt), Dukla, Uszok, torpediniere 82, 89, 91, 95;
Erzherzog Ferdinand Max, Turul, torpediniere 61, 66, 52, 56, 50;
Erzherzog Karl, Huszar, Pandur, torpediniere 75, 94, 57;
Erzherzog Friederich, Czikos, Uszog, torpediniere 53, 58, e una Kaiman:
Tegetthoff (capitano di vascello Enrico Pergler von Perglas), Velebit, torpediniera 81 e tre Kaiman
Szent István (capitano di vascello Enrico Seitz), torpediniere 76, 77, 78, 80.
Il loro compito consisteva nel rimanere nelle posizioni assegnate fino alle 07:30 del giorno 11, ora alla quale rientrare in caso di mancato contatto con le navi italiane. Si pensava infatti che l’azione del gruppo d’attacco avrebbe indotto il comando italiano a far uscire i propri incrociatori corazzati da Brindisi e Valona per inseguire il naviglio austriaco, trovandosi poi accerchiate dalle maggiori unità austriache, supportate da un largo impiego di sommergibili e aerei[5].

Il Viribus Unitis e il Prinz Eugen all’alba dell’11 giugno raggiunsero in orario la loro posizione a metà strada tra Brindisi e Valona, mentre i due gruppi Szent István e Tegetthoff, nonostante piccoli problemi alla Szent István, che ne ritardarono la marcia, partirono anch’essi alla volta delle posizioni assegnate[6].

L’azione dei MAS
Nel frattempo il 9 giugno erano partiti da Ancona per una missione nel medio Adriatico i MAS 15 (capitano di corvetta Luigi Rizzo) e il MAS 21 (guardiamarina Giuseppe Aonzo). Fino alle 02:00 del giorno 10 i due MAS dovevano stazionare fra Guiza e Banco di Selve in prossimità dell’isola di Premuda per accertare la presenza di sbarramenti di torpedini; al termine di questa fase dovevano rimanere in agguato fino all’alba per ricongiungersi alle torpediniere d’appoggio 18 O.S. e 15 O.S.. Ma i ritardi accumulati dal gruppo austriaco comportarono che, alle 03:15, le unità austriache attraversarono la zona di pattugliamento dei due MAS, che a quell’ora stavano dirigendo da Lutorstrak al punto di riunione con le torpediniere[6].

« Alle 03:15, essendo a circa 6,5 miglia da Lutorstrak avvisto, leggermente a poppavia del traverso e sulla dritta, una grande nuvola di fumo…[…] Decisi perciò di approfittare della luce incerta per prevenire l’attacco e perciò invertivo, seguito dal MAS 21 la rotta dirigendo sulle unità nemiche alla minima velocità. […] Avvicinando il nemico mi accorsi che si trattava di due grosse navi scortate da 8 a 10 cacciatorpediniere […] »
(Rapporto del capitano di corvetta Luigi Rizzo[7].)

Rizzo, nel tentativo di colpire una delle due grosse navi dalla minima distanza possibile, manovrò tra due caccia che fiancheggiavano la Szent István, aumentò la velocità a 12 nodi, riuscendo a passare fra le siluranti e da una distanza non superiore di 300 metri lanciò entrambi i siluri del MAS. I due siluri colpirono la nave sollevando alte colonne d’acqua e fumo. La reazione della torpediniera 76 non si fece attendere, si lanciò all’inseguimento del MAS di Rizzo aprendo il fuoco da una distanza di 100-150 metri. Rizzo decise allora di sganciare due bombe antisommergibile, una delle quali scoppiò inducendo la torpediniera a desistere. Il MAS 21 di Aonzo lanciò i suoi siluri contro l’altra unità maggiore, la Tegetthoff, da una distanza di 450-500 metri, ma solo uno dei siluri colpì la nave. Anch’egli fu inseguito da una torpediniera che riuscì a distanziare per dirigere in sicurezza per il rientro[8].

La Szent István evidenziò subito dei grossi danni provocati dai siluri del MAS 15; l’acqua penetrò nei locali macchine di prora e di poppa così si dovettero fermare le macchine. Ogni quarto d’ora circa lo sbandamento della corazzata cresceva di circa 1°, e la Tegetthoff provò più volte a prendere a rimorchio la nave, ma solo alle 05:45 riuscirono a passare la prima gomena, quando lo sbandamento aveva raggiunto i 18° circa. In quel momento l’inclinazione subì un improvviso aumento e la cima dovette essere recisa; verso le 06:00 la nave iniziò a capovolgersi, per poi affondare del tutto. Tra gli ufficiali vi furono 1 morto e tre dispersi, tra l’equipaggio i morti furono 13, 72 i dispersi e 29 i feriti[9].

Alle 07:00 i due MAS raggiunsero Ancona, e immediatamente partirono due idrovolanti che avvistarono alcune unità della classe Tatra in prossimità di isola Grossa e Promontore, con rotta sud. Alle 9 altri velivoli si alzarono in volo e la ricognizione su Pola confermò l’assenza delle quattro dreadnought. Gli austriaci, vanificato l’effetto sorpresa su cui era basata l’intera operazione, dovettero rientrare alle loro basi. Il Tegetthoff rientrò a Pola all’alba dell’11, così come il gruppo Viribus-Prinz Eugen che raggiunse il porto alle 19[10].

Conseguenze
Il contraccolpo psicologico dell’azione di Premuda ebbe grosse ripercussioni sul morale austro-ungarico, tanto che nel restante corso della guerra, la k.u.k. Kriegsmarine non compì più nessuna operazione navale, asserragliando le proprie navi nei porti. I siluri di Rizzo, con quest’azione, fecero svanire l’elemento sorpresa e troncarono la missione nemica sul nascere, costringendo la flotta austriaca a rinunciare definitivamente all’ambizioso progetto. L’azione di Premuda convinse inoltre definitivamente gli alleati a lasciar cadere la questione relativa all’istituzione dei comandi navali in Mediterraneo lasciando il totale controllo dell’Adriatico all’Italia[11].

A dimostrazione del grande risultato dell’azione dei MAS, il Comandante in Capo della Grand Fleet, l’ammiraglio inglese David Beatty fece giungere all’ammiraglio Lorenzo Cusani, comandante della flotta italiana, il seguente telegramma: «La Grand Fleet porge le più sentite congratulazioni alla flotta italiana per la splendida impresa condotta con tanto valore e tanta audacia contro il nemico austriaco»[11].

A riconoscimento dell’eroismo dimostrato in azione, il capitano Luigi Rizzo venne insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia, ma in seguito al suo rifiuto per i suoi ideali repubblicani[12], l’onorificenza fu commutata in una medaglia d’oro al valor militare[11]; onorificenza che venne assegnata anche al guardiamarina Aonzo.

Il 13 marzo 1939 la Marina Militare, allora Regia Marina, decise di celebrare la propria festa in data 10 giugno, in ricordo dell’azione compiuta nel corso della prima guerra mondiale[11].

(estratti dalle pagine di Wikipedia Italia)

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Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

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Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

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