Breaking News

Filosofia dell’anima – ELIA: “Uomini o cinghiali, bisogna che siamo pronti a pagare il danno fatto”.

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri.
(Antonio Gramsci)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Date vite ci insegnano, tra le altre cose, che c’é solo un dato grado di disperazione che si può raggiungere e che, sull’altro versante, c’é solo un dato grado di felicità materiale che si può ottenere, dopo siamo soli con noi stessi. (Rina Brundu)

Rina Brundu

elia_frontNel mese di agosto le visite alla vigna, distante un’ora buona di cammino dalla fattoria, erano più frequenti. In quei giorni Rafiela si alzava presto, indossava una camicia pulita, i pantaloni e la giacca di fustagno, i gambali, preparava il caffé, poi svegliava Cilestra. Prima di uscire Rafiela consegnava alla bambina anche la bisaccia con il pranzo, si metteva in testa un berretto da uomo che le nascondeva la crocchia di capelli bianchi e si infilava il fucile di traverso sulle spalle. Alla distanza la donna pareva un altro dei molti cacciatori che bazzicavano la valle per sparare ai cinghiali che devastavano le vigne.

In genere le donne si mettevano in cammino all’alba, quando il cielo si tingeva di colori più pallidi ma l’aria restava fredda. Cilestra si affrettava al fianco di Rafiela, concentrandosi, a volte, sulla punta del nasino che s’arrossava dopo pochi minuti di strada e da cui non era raro colasse qualche goccia di umore. Altre volte Cilestra puntava le nuvolette di vapore che le si formavano davanti alla bocca quando giocava ad inspirare ed espirare con ritmo cadenzato, o rivolgeva la parola a Rafiela. Il viaggio però si svolgeva per lo più in silenzio e rari erano anche i rumori d’intorno: qualche fischio d’uccello, i belati delle greggi, lo scalpiccio dei loro passi sulla stradina sterrata e a tratti coperta di erba secca e di foglie morte. Qualche volta Cilestra si attardava ad osservare lo strisciare lento delle chiocciole che, specie nei luoghi più umidi di rugiada, si incontravano mentre trasportavano la casetta da un lato all’altro del sentiero, poi riprendeva il cammino, di corsa: Rafiela non si fermava mai ad aspettarla, ne cambiava il passo del suo marciare affrettato.

Giunte alla vigna le donne depositavano le bisacce nel capanno costruito anni prima da Bastiano, Rafiela ispezionava il terreno e poi iniziavavano a lavorare. Si trattava di controllare i filari uno a uno, tagliare i grappoli di uva marcia, strappare le erbacce che s’abbarbicavano sui tronchi dei vitigni, cogliere e ripulire dalle spine i fichi d’India, raccogliere mandorle, pesche e ogni frutto maturo che in quel periodo impregnava l’aria di profumi dolci e pungenti. A mezzogiorno si fermavano per mangiare. Cilestra divorava i suoi panini e poi si coricava sull’erba secca a pancia in su, profittandone per ammirare la volta cerulea e per interrogare la compagna: quanto distava la vigna dal mare? E lei, Rafiela, lo aveva mai visto il mare? Perché le foglie dei fichi d’India erano così larghe? Perché i cinghiali mangiavano l’uva? Quanti cinghiali aveva ucciso Bastiano? Quando avrebbe potuto ucciderne uno anche lei?

In genere le pesanti giornate si trascinavano lunghe e stancanti e così, di ritorno alla fattoria, Cilestra si buttava sul lettino, addormentandosi subito. Eppure, il giorno dopo, il viaggio alla vigna si era già trasformato in un’avventura magica, riempita di atmosfere fatate da narrare a su legiu.

Una mattina l’arrivo in vigna riservò una sorpresa: qualcuno aveva fatto razzia dei carnosi frutti del grande fico ramoso che sovrastava il capanno di Bastiano. Tutt’attorno all’albero si mostravano ancora tracce del ladro che aveva compiuto il suo furto in tranquillità.

«Cinghiali, Rafiela?».

«Cinghiali a due zampe, Cilestra».

La vecchia le fece cenno di seguirla e di non fare rumore, poi entrambe uscirono leste dalla proprietà, seguendo il sentiero che la costeggiava e sul quale pure si notavano segnali di un traffico recente. Cilestra sapeva quand’era il caso di farsi farfalla, un’arte che aveva imparato da piccolina seguendo Bastiano nelle sue uscite per collocare trappole. Anche quella mattina mise dietro docilmente a Rafiela fino ad un coccuzzolo dal quale si scorgeva la fontanella utilizzata dai vignaiuoli per dissetarsi. Rafiela avvicinò di nuovo l’indice alla bocca per ricordarle di rimanere muta, e prima di puntarlo in direzione della figura scurita che scorgevano seduta su un masso contiguo alla fontana. Lo sconosciuto era intento a fare una scorpacciata di fichi freschi. Dall’aspetto e dalle bisacce piene di oggetti e di varia cianfrusaglia che l’uomo aveva poggiato poco lontano, Cilestra pensò che si trattasse di un altro ambulante che batteva le fattorie della zona.

«Stai nascosta qui e non farti vedere» le ordinò Rafiela. Poi la vecchia sparì come d’incanto. Cilestra attese in silenzio, con nell’orecchio il solo rumore del masticare maleducato del forestiero e dei suoi frequenti sputi di catarro.

«Se ti muovi ti sparo» aveva ordinato Rafiela a voce alta, comparendo all’improvviso alle spalle dell’uomo. «Sono tuoi quei fichi o stai festeggiando un’altra ruberia?».

La bambina pensò che, ancora prima delle parole, l’altro doveva avere sentito la punta fredda del fucile sulle sue costole, scambiandola per chissà quale prurito.

«Certo che sono i miei» aveva protestato lui.

«Giuralo sulla Bibbia se hai coraggio, marrano»; Rafiela, senza mai abbandonare la sua posizione, gli aveva messo davanti quello che sembrava un libro avvolto in un panno bianco: «Giura che non hai rubato!».

L’uomo sembrò riflettere per un momento e poi allontanò la sporta piena di frutta da sé, intonando una nenia di scuse e addebitando il furto ai morsi della fame di tre giorni che lo avevano colto lungo la via. Sempre intimandogli di non voltarsi, la vecchia armata di fucile lo costrinse a raccogliere le sue carabattole e ad andarsene, scortandolo per un buon tratto fino a che non fu sicura che si fosse allontanato abbastanza.

Quando gli adulti scomparvero dalla sua visuale, Cilestra si guardò intorno e poi corse alla fontanella. Si dissetò, raccolse i fichi che erano rotolati per terra, li lavò. La bambina pensò che l’ambulante aveva fatto la miglior scelta: sapeva che da spergiuro non sarebbe vissuto un minuto di più e Rafiela sarebbe stata capace di fargli saltare il cervello all’istante.

«Uomini o cinghiali, bisogna che siamo pronti a pagare il danno fatto» le ripeteva spesso la vecchia, «altrimenti non siamo più degni degli avvoltoi che banchettano con le carcasse dei loro simili». Cilestra la pensava proprio come lei.

—–

Una catena di omicidi e un giovane appuntato che indaga. Un’altra storia di solitudine e di anime dimenticate in un’isola mitica e meravigliosa.
—————-

CONTENTS:

INDICE
antefatto
I° – Cilestra
II° – Pasquale
III° – Mariano
IV°- Peppina
V°- Assunta
VI°- Marco
VII°- Rosita
VIII° – Andrea
IX° – Vanni
X°- Rafiela e Bastiano
XI° – Giovanni
XII°- Don Severino
XIII° – Carena
XIV°- Arturo
XV° – Elia
Una nota breve
Note biografiche
Libri di Rina Brundu

Continua la lettura, clicca sulla coperta

Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Most Read Today – Più letti nelle 24 ore…

Attività editoriali per scrittori e autori

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: