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Filosofia dell’anima – Sull’importanza di votare NO al Referendum del 4 dicembre

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

togliamogliela
 

di Rina Brundu. Ho sempre detto che vi é un solo motivo per cui ringraziare il renzismo, questo periodo molto brutto, l’ennesimo purtroppo, della nostra storia politica: ovvero, averci fatto capire quanto sia fragile il confine tra libertà e prigionia, tra democrazia e autoritarismo. Non solo, il renzismo, mercé i buoni uffici di un’età digitale che per nostra fortuna regala degli spazi di azione agli individui, spazi d'azione inimmaginabili in altri tempi, ci ha permesso di vedere il vero volto del potere, specificatamente del potere a cui - per destino e/o ignavia, - sono condannati i piccoli paesi come il nostro, il potere che, non importa i bits e i bytes che lo circondano, continua ad esistere come espressione plastica della determinazione di un solo feudatario che nel suo feudo comanda a bacchetta una corte di nani e ballerini, teatranti da strapazzo, che si ingegna come può (e sovente anche come non può) per raccattarne i favori.

Nel presente caso italiano, questi tre anni ci hanno permesso di vedere di tutto e di più. Abbiamo visto gli stessi sponsor (volgarmente detti poteri forti) di questi “feudatari” anelanti, venirne fuori in primo piano, timorosi che l’usata abitudine a dirimere nel background la vita di un’intera nazione potesse venire meno e, nel caso, pronti a scagliare i loro dardi avvelenati, abbiamo visto i diversi luogotenenti a vario titolo, governatori di regioni e province, ministri e menestrelli che da una vita fanno politica poggiando il sedere su scranni che non meritano, proporsi come gli ambasciatori del futuro, del cambiamento, di tutto ciò che di buono e di bello potrebbe venirne qualora quei loro deretani illustri continuassero a sedere su cattedre che non hanno mai saputo fare una differenza. E poi abbiamo visto i loro sgherri, bravi mediatici, in tv come sui giornali proporsi per quello che sono sempre stati: volgari ciarlatani e scribacchini, servi tra i servi, millantatori di ciò che dovrebbe essere la vera intellettualità. In ultimo non sono mancati dati “filosofi” contemporanei che lungi dal presentarsi come sferzante coscienza critica della società in cui vivono si sono accodati a cotanta casta di elemosinari ansiosi di partecipare anche loro al banchetto offerto senza soluzione di continuità da chi suo malgrado è costretto a pagare.

L’aspetto più spregevole di questa situazione è che poi, tutta insieme, questa casta di avvoltoi, aliena al concetto di lavoro, si adopera ogni giorno e ogni minuto per convincere la restante parte dell’umanità che da essa sembrerebbe dipendere per ammaestramenti di diversa natura, che tutto va bene nel fantastico mondo della Repubblica delle Banane più marce di sempre. E tanto fanno e tanto dicono che in molti, moltissimi casi, sono riusciti a convincere della bontà della loro crociata migliaia di persone animate dai migliori propositi, in dati campi anche capaci e dotate di una formazione average non da scartare.

Applicando questo status-quo alle cose del prossimo Referendum sulla infame riforma costituzionale proposta del renzismo non eletto da niuno, questi bravi signori, loro malgrado “riconvertiti” e “riallineati” anche grazie all’ausilio dei potenti mezzi televisivi di regime, sono quei personaggi che senti arrivare a codeste conclusioni nazionalpopolari: la politica è anche un mestiere: bisogna saperlo fare, ma se se ne vanno questi poi chi ci resta?, bisogna modificare la Costituzione perché è questa che ci impedisce di legiferare alla svelta, bisogna avere i coglioni e la furbizia necessarie per governare, meglio un qualche cambiamento subito che il solito immobilismo, and so on and so forth, in un crescendo di cogitazioni sciocche che sono un’offesa alla nostra stessa natura di esseri senzienti.

Ciò che fa più male, e per certi versi sorprende, è come questi buoni uomini – parlo di quelli validi per davvero e non in maniera ironica degli avvoltoi di cui all’incipit – non si rendano conto di come sia stata proprio questa filosofia politica da strapazzo a portare, negli ultimi decenni, il nostro Paese alla rovina, di come stia continuando a farlo ogni giorno che passa, predando sulla buona fede e sul disinteresse dei più, di come non ci sia nulla di buono che si possa costruire sulla merda se non altra merda. Colpisce però anche quella che sembrerebbe essere una sfiducia cronica oramai acquisita dal signor Rossi qualunque: l’idea che senza codesta casta di affamatori non si possa andare avanti e dunque la presa di coscienza di una sfiducia universale nelle proprie possibilità: straordinario e terribile ad un tempo! Per certi versi il sicuro inizio della fine delle ambizioni di un popolo intero.

Il problema a mio avviso è che così facendo prima o poi si rischia di fare un passo falso sostanziale, si rischia di scivolare lentamente ma inesorabilmente verso il centro del buco nero, verso quell’event horizon che è pure punto di non ritorno e dopo il quale c’é solo l’abisso cosmico. É infatti questo ciò che accadrebbe se – per nostra grande sfortuna – uno dei pochi simboli di sostanza che ancora possediamo, e che sono stati anche il nostro salvacondotto in questi anni di grande rovina – vale  a dire la Costituzione dei nostri padri – venisse a mancare, o diventasse spettro di ciò che è stata, cacciagione tra gli artigli degli avvoltoi già menzionati.

Difendere la nostra Costituzione dal penoso stralcio che ne sta facendo la classe politica peggiore di sempre, non è solo un nostro diritto ma è prima di tutto un nostro dovere, un compito a cui il 4 dicembre nessun italiano davvero degno di questo nome dovrebbe sottrarsi. Sarebbe un modo importante per dire grazie a chi ha dato la vita per la nostra libertà, a chi ha combattuto per difenderla in tutti questi anni, a chi, nonostante lo sfascio dei tempi, coltiva ancora speranza e quella speranza la vede prima di tutto connotata con i tratti del merito e dell’onestà, a chi desidera un futuro degno per i suoi figli. Dopo non ci sarebbe più niente da fare, se non rimpiangere improbabili paradisi edenici nella perfetta convinzione che siamo stati noi direttamente, con le nostre stesse mani, a mandare il nostro futuro a puttane.

bandiera

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