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Giornalismo del terzo mondo – Mentana, La7 e la “ragione” di Renzi. E sul perché penso che il direttore dovrebbe lasciare il TG7, subito!

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

La più grande vendetta è la felicità: niente manda in bestia le persone più che vederti fare una fottuta bella risata.
(Chuck Palahniuk)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

La ragione è l’illusione dello spirito di essere arrivato. (Rina Brundu)

mentanadi Rina Brundu. Ogni giorno ti alzi e pensi di averle sentite tutte le boiate che vengono fuori dal lacerato background politico-mediatico italico procurato da quasi tre anni di disastroso governo Renzi, e poi scopri che ti sbagli, che c’é sempre spazio per scavare ancora. È questa l’impressione che ti consegna l’ultima inquietante dichiarazione che il direttore del TG7 Enrico Mentana avrebbe rilasciato ai colleghi de Il Fatto Quotidiano: “Renzi ce l’ha con la 7 e ha un po’ di ragione: troppi fan del NO”.

Naturalmente si spera davvero che il direttore Mentana non abbia mai rilasciato queste dichiarazioni perché se questo fosse il caso sarebbe davvero grave e al posto di Cairo non avrei dubbi nel chiedere al suo direttore di trarre le conclusioni dal suo stesso dire. Di fatto, cogitazione logica impone di formulare questa domanda: ma Mentana sta per caso dicendo che Cairo impone ai suoi giornalisti di parteggiare per il NO? Se Cairo lo fa, Mentana avrebbe perfettamente ragione, se Cairo non lo fa, mi ripeto, Mentana dovrebbe trarre le sue conclusioni, mentre il dubbio nel telespettatore che guarda e nel lettore che legge sarebbe pure legittimo: ma non è che – alla maniera di Santoro – Mentana vuole tornare alla sua-casa-RAI e per fare ciò sta tentando di ingraziarsi l’attuale proprietario?

Qualsiasi sia la verità certo è che mai si vorrebbe vedere un’intervista a un qualunque giornalista che difende la “prepotenza” mediatica del RAS di turno, per inciso quello stesso RAS che ha imposto il veto sulla propaganda alle ragioni del NO sul servizio pubblico pagato da tutti i cittadini e che impedisce la partecipazione dei membri della sua casta ai programmi di La7: altro che Cairo!

Davvero una vergogna e nessuna meraviglia che gli organismi internazionali deputati a vigilare sul grado di libertà di stampa nelle diverse nazioni del mondo ci considerino ormai una nazione canaglia. Senza dimenticare che noi produciamo “Renzi” perché siamo “Renzi”, chi ci rappresenta è insomma espressione plastica dei nostri peggiori vizi e della nostra intellettualità misera che preferirebbe schiacciarla la libertà prima di lasciarla essere e vivere diversa da quella che sarebbe se fosse a nostra “immagine e somiglianza”.

Che Mentana lasci la direzione di La7, subito, sarebbe l’unico modo di recuperare dignità giornalistica. E credibilità! Altri modi davvero non ne vedo, se non la fila per il posto che è ora di Vespa.

Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

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5 Comments on Giornalismo del terzo mondo – Mentana, La7 e la “ragione” di Renzi. E sul perché penso che il direttore dovrebbe lasciare il TG7, subito!

  1. Alfonso Cataldi // 9 October 2016 at 18:59 // Reply

    Rina, non conosco le dichiarazioni rilasciate al fatto, riporto sotto quanto ha scritto in merito Mentana direttamente sul suo profilo Facebook.
    “Il referendum è l’appuntamento fondamentale della politica di questi anni. Noi in tv dobbiamo gestire questa campagna in totale libertà e con pieno rispetto di tutte e due le tesi in campo, e di chi le propugna. Tema difficilissimo ma cruciale. Ne ho parlato in questa intervista con Carlo Tecce del Fatto quotidiano:

    Cosa succede fra Renzi e la vostra televisione?

    Non saprei definire il rapporto, se rovinato o compromesso, di sicuro il presidente del Consiglio, martedì scorso, ha visto la trasmissione di Floris e non c’è stata una corrispondenza di amorosi sensi.

    Come ha reagito il fiorentino?

    Tuoni molto forti e fulmini vistosi contro La7, perchè, forse, considera il pensiero renziano penalizzato, compresso fra voci politiche e giornalistiche avverse.

    Una lamentela che riporta agli anni di Silvio Berlusconi.

    Lo scenario è mutato e Renzi sconta in maniera oggettiva una carenza di organico per la televisione e un modello che spesso non gli è amico. Premessa: nessun politico in campagna elettorale può concedersi di non mandare i suoi in una rete televisiva, soprattutto se è quella più vocata al confronto politico. Ma specularmente, nessuna rete televisiva, e soprattutto quella più vocata al confronto politico, può fare a meno di una parte dello schieramento. Insomma, il vino bianco non può fare a meno della bottiglia e del bicchiere. Ma anche loro non possono permettersi di riempirsi solo di vino rosso.

    Qui la critica è doppia: include le ossessioni di Renzi, non esclude le responsabilità di La7.

    Mi spiego meglio, tento di illustrare le ragioni del premier. Perché siamo arrivati sull’orlo dell’incidente di frontiera? Per la vera asimmetria di questa battaglia, che non sta tanto nell’eterogeneo fronte del No, che vede affiancati D’Alema e Brunetta, Zagrebelsky e Salvini, Di Battista e Fini, contrapposto al Pd renziano con ben pochi compagnons de route. Ma nel ruolo attivo di molti nostri colleghi: pienamente legittimo, e però ingombrante.

    Renzi si sente in minoranza in tv, e dunque in minoranza da Floris e colleghi?

    I giornalisti-opinionisti non sono certo una novità nel panorama politico italiano. Con piena legittimità sono stati parte importante dello scontro in tv negli anni del berlusconismo. Si può dire anzi che – tanto per fare l’unico esempio di un discorso che non è giusto personalizzare – il confronto Belpietro-Travaglio sia stato il match rituale emblematico di quel lungo periodo. Ma come sappiamo i giornalisti in campo erano tanti, fieramente contrapposti. Oggi però quei due benemeriti insiemi si trovano a combattere la stessa battaglia contro un nemico comune. E Renzi da parte sua non ha saputo o potuto coinvolgere a sua volta nella battaglia per il Sì nessun opinionista già rodato da quelle battaglie epocali e riconoscibile dal cittadino-teleutente.

    Quanto può durare il divieto re n z i a n o?

    Lontani due mesi dalla data del referendum potevamo non dare rilievo agli effetti di questa asimmetria, ovvero al ruolo non neutro degli i nfluencer invitati nelle nostre trasmissioni. Diciamo che l’arrabbiatura di Renzi è prematura, se non proprio preconcetta. D’ora in poi il problema però si pone, nel nostro interesse in rapporto ai telespettatori, non per mero rispetto della par condicio o per compiacere lo schieramento che ne ha meno. E questo si può ottenere – beninteso -senza censurare o lasciare a casa nessuno: basta tenere sul piede di parità gli argomenti del Sì e quelli del No. In sostanza: se parlano di referendum – come direbbe Grillo – uno vale uno, Benigni e Di Maio, la Boschi e Giordano. La par condicio ufficiale è al solito un’apoteosi di lacci e lacciuoli: la nostra, sostanziale, dovrebbe avere una sola regola, “alla fine del programma le tesi del Sì e quelle del No hanno avuto lo stesso rilievo e lo stesso tempo”

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    • L’articolo è qui…
      http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/renzi-ce-lha-con-la7-e-un-po-ha-ragione-troppi-fan-del-no/

      Dico solo che io ho da tempo rinunciato a vedere ogni rete Rai, siti come il Corriere e la Repubblica perché ritengo la loro informazione politica un’offesa alla mia intelligenza.
      Solo quando questo signore sarà andato potrà tornare libertà di informazione in Italia
      La7 costituisce un’oasi non da svilire ma da proteggere…
      E viva Gruber e soprattutto Floris… nei cui confronti ho un debito… pensavo che facessero parte della marmaglia… evidentemente no!, mi sono ricreduta.

      Non vi è libertà senza informazione libera e qualunque premier esprima anche solo un’opinione sui servizi giornalistici è un duce in nuce… Con la differenza che Renzi è pure fiorito e questo è il problema.
      Non ti dico cosa si pensa all’estero dei media italiano… ma le classifiche te le puoi cercare da te.
      Mai visto robe del genere in 20 anni che vivo in Irlanda con occhio molto attento all’UK e agli USA…
      Quello é altro mondo noi ora siamo nel terzo mondo e ci resteremo almeno fino a che non avremmo la forza di cambiare davvero.
      Ciao

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      • Non che avessi tutta questa opinione di Mentana che ha uno stile troppo provinciale… ma si sforzava e il TG7 si riesce a guardare anche perché ormai é l’unico che si può guardare. Dunque perché questo attacco ai colleghi che sono tra i pochi giornalisti che in questo momento in Italia stanno facendo il loro lavoro?

        O preferite gli Zucconi, glil Scalfari.. e tutta quella roba di cui abbiamo purtroppo scritto tante volte su questo sito con grande imbarazzo??

        Contenti voi!!!

        Ma, NOT IN MY NAME!!

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      • Alfonso Cataldi // 9 October 2016 at 20:09 //

        Io non vedo proprio più la televisione italiana. Qualche volta di sfuggita Rai 5 quando passa qualche trasmissione culturalmente valida.

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  2. Fai benissimo… in ogni caso non ti perdi nulla…
    E poi ci sono tanti di quei documentari e film su Youtube che col Chromecast davvero non ti ricordi neppure più cosa sia quel tipo di vecchia televisione….

    ciao

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