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Quello che il renzismo non dice (276) – Da Gramsci alla “setta”.

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

La più grande vendetta è la felicità: niente manda in bestia le persone più che vederti fare una fottuta bella risata.
(Chuck Palahniuk)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

La ragione è l’illusione dello spirito di essere arrivato. (Rina Brundu)

Rina Brundu

togliamoglieladi Rina Brundu. Oramai leggo solo i commenti. Pardon, tra i quotidiani italiani leggo solo Il Fatto Quotidiano e i commenti in calce agli articoli pubblicati da quel giornale. Leggo quei commenti perché sono pure l’unico luogo mediatico scritto nella lingua che fu di Dante dove oggidì si può trovare un briciolo di verità, una ventata di freschezza, qualcosa di nuovo. Si potrebbe argomentare che è una scelta minimalistica inquietante. Un tempo si sarebbe detto che mi sto perdendo il parere degli “esperti”.

Ma di quali esperti stiamo parlando? Ho condotto così tanta ricerca sulle pubblicazioni digitali dei media italiani che ormai io coltivo un solo dubbio arcano: ma come è possibile che personaggi in alcuni casi mancanti di un know-how tecnico sostanziale sotto infinite prospettive siano diventati editorialisti e opinionisti di quotidiani di primo piano? Chi li ha promossi in questi ruoli? Si potrebbe vederne il curriculum vitae? Cosa hanno fatto prima di assurgere a queste vetrine? Dove hanno lavorato? In quali aziende?, visto che di norma parlano e sparlano di economia finanche – come abbiamo testimoniato nelle ultime ore – quando i loro claims-to-glory sono filmetti nazionalpopolari adatti al pubblico di boccabuona per elezione e per destino? Nulla da meravigliare quindi se le università italiane – complici e conniventi del deleterio status quo, ad ogni livello e in una molteplicità di “fields” – continuano a precipitare nella classifica di gradimento degli studenti e a produrre nulla, nada, niente, nudda… un vuoto cosmico mai accompagnato dalla necessaria curiosità intellettuale per studiarlo, per capire cosa sia veramente.

Meglio dunque tornare a monte, alle cose “serie”, per quanto possano esserlo in un paese come il nostro votato allo sbando per furbizia conclamata. Dicevo che è stato quindi tra le righe spesso sgrammaticate di quei commenti che ho letto un nickname calzante per il nuovo PD renzista, un nickname che non avevo mai sentito prima: la setta, lo ha infatti chiamato il navigatore rigorosamente anonimo come vuole la prassi imperante.

La setta. Da Gramsci alla “setta” renzista, l’illuminazione è di quelle che meritano maggior approfondimento e suonano bene, benissimo. Di fatto come si può chiamare altrimenti un’adunanza di personaggi che ormai non si sa più chi siano e da dove vengono (le ultime elezioni amministrative hanno dimostrato – ben oltre lo storytelling dei ridicoli sondaggi di regime – che la storica “base” di Berlinguer é andata e non ha più intenzione di tornare), che non si sa più da chi sono finanziati (qualcuno é riuscito ad avere la lista completa dei munifici benefattori in quel della “Leopolda – Terra di uomini”?), che ciuciano e inciuciano, grazie agli immancabili servigi di bancarottieri, oligarchi, boiardi di diversa specie e natura, per papparsi e mettersi sotto le scarpe ogni minimale dignità rimasta anche a quella pseudo-azienda mediatica che chiamiamo “Servizio Pubblico” e sovvenzioniamo con i nostri soldi, che fanno e disfano le Costituzioni attraverso governi-non-eletti, nonché grazie al continuato lavorìo di ex-presidenti invecchiati ma compiacenti, che fanno e disfano leggi elettorali a seconda del tornaconto, che negli ultimi 30 mesi hanno ridotto la dignità della nazione anche nei circoli internazionali alla stessa che ha la merda schiacciata?

Sì, in altri ambienti molto pragmatici le chiamerebbero “sette” anche se il PD di oggi è una setta sulla tipologia del clan familiare italico che fa più provinciale, lo stile che preferiamo da sempre… e per molti versi è molto più pericoloso. Così forte è questa sua nuova identità acquista che alcune pedine, quelle che tutto sommato se ne possono sbattere, hanno già cominciato ad abbandonare il transatlantico in collisione verso l’iceberg, ad allontanarsi dalla carcassa che comincia a puzzare fortemente. Lo hanno fatto prima Merkel e Hollade, lo ha fatto il Financial Times e… incredibile a dirsi, persino quel Carlo De Benedetti che, lungimirante come al suo solito, guarda già al futuro, a quello che chiamano il dopo-Renzi.

Il dopo-Renzi? Chissà perché per una volta mi ritrovo a concordare con il Presidente del Consiglio sulle sue vantate capacità di fare bene. Ha fatto così bene che al momento non si riesce a vedere alcun dopo. Ha fatto così bene che l’Italia che amavamo è solo un ricordo. Una stella implosa che è ormai già diventata buco-nero dove “l’informazione” sull’event-horizon, sul bordo del precipizio siamo purtroppo noi e, come è ben noto, impossibili da salvare! Sic!

Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

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Attività editoriali per scrittori e autori

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