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Quello che il renzismo non dice (272) – Di una generazione giornalistica fallita, da quella di Vittorio Zucconi a quella di Eugenio Scalfari in su e in giù. E ancora sull’attacco ai pentastellati.

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri.
(Antonio Gramsci)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Date vite ci insegnano, tra le altre cose, che c’é solo un dato grado di disperazione che si può raggiungere e che, sull’altro versante, c’é solo un dato grado di felicità materiale che si può ottenere, dopo siamo soli con noi stessi. (Rina Brundu)

Rina Brundu

quattro-dicembredi Rina Brundu. Confesso che la ragione per cui sto scrivendo questo pezzo è perché sto ancora “fumando”: ma non idealmente, mi pare proprio di vedere il fumo uscire dalle mie orecchie e scrivere parole non troppo degne sulla volta stellata non appena quelle nuvolette di vapore acido raggiungono il cielo. Il fatto è che ho ancora in mente l’odierna puntata di “Otto e mezzo” (La7), allietata (per quanto mi riguarda si tratta di eufemismo) dalla presenza del Beppe Severgnini barbuto e di frontiera, post nottata incontro-scontro Clinton-Trump, e dall’augusta ospitata dell’Eugenio Scalfari centenario a metà strada tra i rimpianti per ciò che avrebbe potuto essere (giornalisticamente, politicamente, artisticamente, e chi più ne ha più ne metta) ma di sicuro non è stato e l’assurda speranza che in fondo potrebbe essere ancora.

E con le loro figure – in qualche modo stranite – mi tornano alla mente i loro discorsi così incredibili da essere purtroppo veri, come sempre accade nell’usato parterre mediatico-provinciale italico. Più stridente e fastidiosa tra tutte ricordo la considerazione di Severgnini: Sì, i 5stelle hanno fallito ed è per questo che Grillo è dovuto tornare in campo! E poi ancora giù con la merda scalfariana anti-grillini senza soluzione di continuità. Di fatto questo signore avanti negli anni questa sera pareva davvero l’emblema plastico di cosa sia la parvenza di saggezza, il millantare sostanza essendone privi. E poi, come un robot telecomandato, seduto immobile, perché lo spostarsi avrebbe probabilmente causato la caduta del datato bio-sopramobile dal tavolino (Scalfari stesso), ha continuato ad usare i pentastellati come punch ball esattamente come faceva ai bei tempi con ogni avversario che gli capitava a tiro. L’opinabile quadretto mi riporta quindi alla mente i discorsi che solo pochi giorni faceva, sempre nello stesso studio, quel Vittorio Zucconi pro-Olimpiadi e pro-sperpero del denaro pubblico, animato da un astìo invincibile contro Beppe Grillo, un astìo che a momenti lo faceva somigliare al vecchio toro vorrei-ma-non-posso, capitato suo malgrado nell’arena della miglior gioventù e che dunque fumava (pure lui), contro tutti gli empirei rei di avergli procurato cotanta umiliazione.

Onestamene, francamente, e con tutta la buona volontà del telespettatore accorto che posso invocare, a me viene solo da dire: ma come si permettono questo signori? Come si permettono codesti rappresentanti di una casta mediatica incommentabile – responsabile in primis del nostro status di paese mediamente sviluppato nei periodici rapporti di tutte le associazioni mondiali che si occupano di libertà di Stampa e in secondis di uno sfascio economico-politico-civile nazionale decennale – di dire che quei ragazzi hanno fallito? L’unico fallimento che le moderne generazioni italiane dovrebbero tenere in conto è forse quello di non essere riuscite ancora a trovare un modo per prevenire queste “negative”, ottuagenarie influenze, per riuscire a farle scomparire per sempre, scrollarsele di dosso nel loro essere valigie pesanti che impediscono, nonché per dimenticare le usate pratiche baronali dei “venerati maestri” pensate per continuare a dettar leggere ad infinitum, anche nel mondo del lavoro, per continuare a dirimere, a pontificare, totalmente incapaci di comprendere che stanno parlando ad un mondo che non li comprende più e che loro non possono comprendere.

Ma come si permettono? Davvero, non riesco a smettere di chiedermelo. Ormai il mio è un ritornello, un refrain che ho in testa ed è impossibile zittire. E perché codesti “venerati maestri” continuano a ricevere ancora cotanta visibilità? Forse causa l’usata datata illusione che esista una qualche equazione che legge grande età =  grande saggezza??? Nel caso, mentre gli asini volano, perché non profittarne pure per chiedere l’opinione politica a Babbo Natale, se non altro sentiremo senz’altro qualcosa di nuovo oltre le usate litanìe.

Che dire poi dell’eredità intellettuale ed artistica che questi signori delle fallite generazioni giornalistiche, ci consegneranno? Basti dire che il loro “impegno” sartriano potrebbe essere rappresentato al meglio da una facile parafrasi di un noto aforisma del miglior Norberto Bobbio**: “Il compito degli uomini di “cultura” italici è più che mai oggi quello di seminare certezze, non già di raccogliere dubbi”. E mi pare si sia detto tutto pure sui futuri sogni di gloria! Sic.

** Il compito degli uomini di “cultura” è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze (Norberto Bobbio).

Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

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Attività editoriali per scrittori e autori

2 Comments on Quello che il renzismo non dice (272) – Di una generazione giornalistica fallita, da quella di Vittorio Zucconi a quella di Eugenio Scalfari in su e in giù. E ancora sull’attacco ai pentastellati.

  1. Concordo su tutto, cara Brundu. E vorrei chiederle se secondo lei si possa configurare il “femminicidio mediatico” per le infamie rivolte e sparate alla Virginia romana
    Paola

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