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Come ti scredito l’avversario politico (9) – Il caso Raggi. Dalla strumentalizzazione dell’intervento de “L’Osservatore romano” a Urbano Cairo editore “puro” del Corsera, del “melismo”? Salviamo l’irriverenza di Crozza, “Otto e mezzo” e il Floris di DiMartedì!

INDEPENDENCE DAY 4 DICEMBRE 2016. Grazie Italia per avere salvato la nostra Costituzione. Grazie.

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perchè l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti.
(Charlie Chaplin)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

È riuscito a rompere il cazzo anche con il discorso di dimissioni più lungo della storia, ma infine si è tolto dai coglioni. Si è tolto? Più che un aforisma un dubbio atroce. (Rina Brundu)

Rina Brundu

Image3.jpgdi Rina Brundu. Confesso di vivere ancora l’aftershock di ciò che si è visto in Italia a livello mediatico a proposito del caso Virginia Raggi a Roma, sebbene lo stesso attacco si sia poi rivelato un boomerang incredibile contro la carta stampata. Esempio mirabile del contraccolpo è stata la home de Il Fatto di pochi giorni fa, laddove il giornale di Travaglio, solo e soletto come un cagnolino randagio sperduto nel più assolato dei deserti, pubblicava la foto delle prime pagine dei principali giornali d’Italia impegnati a strumentalizzare le parole de L’Osservatore Romano a proposito dell'amministrazione della capitale, ovvero le prime pagine di quegli stessi quotidiani che hanno poi completamente ignorato le smentite del giornale cattolico in merito a quei titoloni (vedi featured image).

Salto senza commentare i caratteri cubitali de Il Messagero perché sarebbe come dirimere sulle ragioni del parte-in-causa nel processo del secolo e salto pure le “grida” di giornali come Repubblica che alla maniera dei programmi di Ricci su Canale 5 sono per lo più residuati bellici della “guerra dei venti anni”, adatti a sostenere le necessità di intrattenimento e informazionali di un pubblico che ha fatto il suo tempo e ben lontano dall’avere i know-how requirements minimi di una generazione digitale mediamente sviluppata. Di converso, chi ha avuto occasione di leggermi in precedenza sa benissimo che secondo me sono due i principali elementi che su piani diversi debbono necessariamente venire meno al più presto se si vuole sperare di iniziare anche solo un minimo processo di cambiamento in una nazione italica alla sbando come forse mai prima d’ora: su un piano politico è l’imprescindibile fine del pernicioso e disgraziatissimo governo Renzi che tiene il paese prigioniero in una morsa malsana di rara pericolosità sociale e intellettuale, sul piano informazionale e mediatico, oltre all’attuale situazione della RAI, vi è senz’altro l’auspicabile, e ora quanto ormai urgente, cambio di direzione (e non solo) al Corriere della Sera.

Come ho scritto nell’incipit, dopo gli attacchi sferrati a Virginia Raggi, personalmente vivo ancora una sorta di after-shock dovuto a tutto ciò che si è dovuto testimoniare, soprattutto all’efferatezza mediatica terzomondista (stile fanculo classifiche della freedomhouse.org) con cui è stata organizzata la campagna stampa contro i ragazzi di Grillo. Basti dire che io, pochi giorni prima che questo baillame iniziasse, mi ero registrata per avere sul desktop del mio computer gli avvisi-di-notizia che adesso il Corriere versione 2.0 (o giù di lì) manda in tempo reale a chi li desidera; ebbene, ricordo ancora come un incubo – che in verità è continuato ancora oggi – i messaggi (pizzini mediatici?) contro Raggi che comparivano nella zona in basso a destra del mio portatile, alla stregua di infiniti pallettoni caricati a salve ma non per questo meno deleteri.

Francamente a questo punto della storia non mi interessa neppure discutere la pessima gestione fontaniana di quello che era un tempo un giornale italiano prestigioso, l’unico che avevamo e che adesso sembrerebbe essere diventato l’ennesima pedina mediatica e genuflessa agli ordini di un governicchio non eletto e determinato a tutto pur di non perdere i privilegi di casta acquisiti con inciuci politici che in Italia non si vedevano dai tempi dei Borgia. Non si può chiedere alla rozza sabbia di mare di trasformarsi in fine polvere d’oro, ma la speranza che possa intervenire un mago di qualche sorta per cambiare la situazione resta legittima. E quel mago non può che essere quell’Urbano Cairo editore puro la cui capacità di gestione dei suoi organi di informazione abbiamo imparato ad apprezzare con le molte trasmissioni di approfondimento politico de La7.

Boschi – Meli. Screenshot dalla Rete

Il problema è infatti posto da ciò che si è notato in questi primi mesi di maggior vicinanza tra le “redazioni” del Corsera e di questo canale televisivo; un problema di “maggior vicinanza” che francamente non sembrerebbe promettere nulla di buono. Nello specifico parlo di questa nuova “eco” renzista che si è avvertita in programmi tipo In Onda o anche in trasmissioni mattiniere dello storico canale di Cairo, laddove non è raro vedere tra gli invitati quella Maria Teresa Meli, collaboratrice di “punta” del Corsera, che spende e spande sottili perle d’opinione a favore del renzismo imperante, salvo poi risentirsi se il conduttore la chiama incautamente “renziana” (proprio come è successo poche settimane fa nel programma In Onda). Insomma, lungi dal vedere i salutari effetti tipici della gestione progressista di La7 sul malridotto giornale di Via Solferino, sembrerebbe che il suo vento balcanizzante stia contagiando le datate trasmissioni di Cairo riducendole al rango di altri-momenti-ispirati stile Linea Renzi in tutti i telegiornali RAI.

Naturalmente la speranza è che io mi sbagli, che questa “prima” nefasta impressione dei dealings di Cairo in Via Solferino, sia influenzata “dall’aftershock” subìto e di cui ho già detto, perchè da questo editore ci aspettiamo di più, molto di più, soprattutto in materia di deontologia giornalistica. Detto altrimenti, caro Cairo salviamo almeno l’irriverenza di Maurizio Crozza, l’indipendenza informazionale di programmi come “Otto e mezzo” di Lilli Gruber e “DiMartedì” di Giovanni Floris, perché altrimenti sarà davvero la fine, quella vera, quella oltre la quale c’é solo l’abisso, senza ritorno.

Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Attività editoriali per scrittori e autori

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