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Della buona scuola

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Ogni interesse della mia ragione (tanto quello speculativo quanto quello pratico) si concentra nelle tre domande seguenti:
Che cosa posso sapere?
Che cosa posso fare?
Che cosa ho diritto di sperare?
(Immanuel Kant)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Quelli che la dialettica in politica è l’arte di far interagire due tesi o principi contrapposti allo scopo di indagare la verità ed eventualmente arrestarla. (Rina Brundu)

Nico Grilloni

using-tablet-and-business-website-headerdi Nico Grilloni. Anche l’anno scolastico 2016-2017 inizia nel caos consueto: docenti che viaggiano per la penisola da sud a nord e da est a ovest, dirigenti – quelli che una volta si chiamavano presidi – ai quali viene affidato il management di tre o più istituti – col casino che non può non conseguirne –, plessi scolastici fatiscenti e in buona parte non aderenti alle norme antisismiche, turnover multipli per mesi prima che si pervenga al docente che porterà a termine l’anno scolastico (che quindi, molto spesso, non è lo stesso docente che lo ha iniziato), ecc. ecc.


Ma quanto fin qui descritto è la malattia endemica della nostra scuola e non rappresenta il male assoluto. Che invece risiede nell’ignoranza dei nostri ragazzi, ignoranza che diviene evidente da quanto scrivono ed espongono agli esami di Stato: un docente di italiano mi mostra un ripetuto cuindi (sì scritto con la c e non con la q), un docente di matematica si imbatte più volte in una traiettoria “retilinea” e un altro rimane sorpreso nel trovare in una tesina che il “corpo va l’asciato in quiete”: il verbo quindi non è lasciare ma l’asciare che deriva da ascia e non risulta che nella cinematica ci sia alcunché da trattare con l’ascia. Sottacendo sulla storia: negli ultimi esami qualcuno ha attribuito a Garibaldi la scoperta dell’America lasciando – pardon, l’asciando inorridita l’intera commissione.

Sono di una generazione ormai “strapassata”, quella generazione che, con una conoscenza di questa fatta, non avrebbe potuto accedere neppure alla scuola media inferiore nella quale a quel tempo si studiava già il latino fin dalla prima classe; quella generazione che, dopo gli esami di licenza elementare, a distanza di qualche giorno doveva sostenere gli esami di ammissione alla media, che dopo il primo biennio del liceo classico – che allora si indicava come IV e V ginnasio – doveva sostenere l’esame di licenza ginnasiale per verificare se la preparazione era sufficiente per accedere al triennio conclusivo, che agli esami di Stato doveva affrontare quattro prove scritte: infatti dopo la prova di Italiano, c’era la versione dal Latino all’Italiano, poi la versione dall’Italiano al Latino e infine la versione dal Greco. Quindi si accedeva agli orali che vertevano su tutto quanto era stato oggetto di studio negli ultimi tre anni.

Racconto tutto ciò per far capire quanto la scuola di oggi – sì, la “buona scuola” – letteralmente mi scandalizzi. Vedo ragazzi che all’ultimo anno del liceo scrivono come bambini delle elementari. Errori di ortografia, grammatica e sintassi (la consecutio temporis è sconosciuta) sparsi qua e là nel componimento di Italiano. E leggo temi dai contenuti di una povertà assoluta. Ed è ovvio che sia così: se entri in una qualsiasi classe del liceo e chiedi agli allievi quali letture abbiano portato a compimento ti rendi conto che, nella maggior parte dei casi sono giunti a diciassette o diciotto anni senza mai aver letto un solo libro. A quel tempo, quello della generazione “strapassata”, autori come Salgari e Dumas – per citare i più gettonati – erano ben noti ai ragazzi, come Cronin e Louisa Alcott erano letti anche più volte dalle ragazze. Oggi c’è il deserto. Dalla nascita all’ultimo anno delle superiori non si legge alcunché.

Ma la voragine non si arresta qui. Perché un altro aspetto raccapricciante è rappresentato dalla comprensione del testo, o meglio, dalla incomprensione del testo. Chiami un allievo e lo inviti a leggere la prefazione del libro di Fisica dove l’autore spiega motivi e finalità della sua opera. Alla fine del primo periodo, tre righe, fermi l’allievo, che intanto ti ha già chiesto cos’è la prefazione (sic!), e lo inviti ad illustrare ai compagni cosa ha letto. E ti senti rispondere che non ha capito niente. E allora è ovvio che tu ti chieda cosa potrà mai capire dei contenuti di quel libro se non ha capito nulla della semplice prefazione.

A quel punto accade che mi assalgano i dubbi dell’età: penso di aver già vissuto forse troppo a lungo e di essere magari vittima dell’arteriosclerosi o, peggio, di aver aperto una finestrella sull’altzeimer. E mi dico che forse sono io a coltivare ricordi bugiardi e a non capire il presente. Ma poi leggo i recenti rapporti Ocse sulla preparazione degli studenti italiani, sempre agli ultimi posti, constato di sapere ancora far di conto e mi tranquillizzo. E affacciato ad una finestra remota mi chiedo qual è lo spessore del pudore dei nostri governanti che definiscono BUONA scuola la nostra scuola. Uno spessore, concludo, da carta velina, o, più realisticamente, da nanomillimetri (che non sono l’unità di misura per l’altezza degli gnomi).

Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Attività editoriali per scrittori e autori

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