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Sul “vero giornalista” secondo Peter Gomez e sugli “sms di lode” ricevuti dal PD. Ma la libertà di stampa non è uno scherzo e ancora sullo status di “partly-free” che assegna all’Italia la Freedomhouse.org

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

fh

2016 - L'Italia tra i paesi parzialmente-liberi (Source Freedomhouse.org)

di Rina Brundu. Trovo abbastanza peculiare l’articolo a firma Peter Gomez, pubblicato su Il Fatto Quotidiano e titolato “Il vero giornalista? Per molti lettori quello che scrive solo ciò che piace”. Con questo pezzo infatti il collega di Travaglio ci fa sapere di avere lavorato per IL GIORNALE di Montanelli e solo per quel motivo di essere stato addittato come fascista; dopo l’avvento di Berlusconi e le conseguenti dimissioni da quel suo quotidiano il povero Gomez, mercé il suo commitment, si sarebbe preso del comunista che, in virtù della passione per la cronaca giudiziaria, diventava a momenti anche dipietrista. Con l’arrivo del M5S e le grane della casta, Gomez sarebbe diventato per i più un professionista pentastellato... Almeno fino all’ultimo caso Raggi, laddove le sue prese di posizione contro la situazione a Roma gli avrebbero procurato il plauso del giornale destrista Il  Tempo, le recriminazioni dei simpatizzanti M5S e nientepocodimenoche diversi SMS laudatori da parte della casta politica PD in evidente stato orgasmico.

A parziale discolpa di Gomez bisogna subito scrivere che lui lo ammette candidamente “Ripensando però al mio piccolo caso personale, mi convinco sempre più che la strada italiana verso il cambiamento sia ancora molto lunga da percorrere”. Cioè Gomez lo dichiara nero su bianco che sta raccontando un caso personale. Detto questo egli resta un professionista di una certa età e non si capisce come mai alla sua età creda ancora a Bab… pardon, non abbia ancora compreso che se “Tu sei buono (…) ti tirano le pietre. Sei cattivo (…) ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai, sempre pietre in faccia prenderai”, proprio come mi pare cantasse Antoine, tanto tempo fa, in una sua famosa canzone.

E poi c’é la questione del titolo del pezzo che davvero mi dà da pensare: da quando in qua un vero giornalista si preoccupa di cosa pensano i lettori? Forse che la “notizia” debba essere addomesticata a seconda del pubblico di riferimento? È questo che ci sta dicendo Gomez? Ma, soprattutto, come mai la casta PD al completo ha il suo cellulare privato per mandargli lodi (??), come arguisco dalla lettura del suo articolo? Ripeto, trovo abbastanza peculiare questo “editoriale”, specie perché pubblicato sul giornale di Travaglio che non faccio difficoltà a considerare l’unico quotidiano italiano che in questo periodo bruttissimo e gravissimo per la storia della libertà di stampa in Italia, ha davvero fatto il suo mestiere senza guardare in faccia nessuno. O almeno questa era l’impressione: dobbiamo riconsiderarla alla luce di questo stranissimo scritto? Speriamo di no, anche perché dovesse venire a mancare la dirittura di questa oramai importantissima pedina informazionale, il paese sarebbe davvero nella merda.

Il fatto è – ed è forse soprattutto per questo motivo che il pezzo del pur bravo Gomez mi ha lasciata molto perplessa – che la Libertà di Stampa non è un gioco, e trattarla come tale in un paese come il nostro sarebbe come sottovalutare la corda in casa dell’impiccato. Il nostro endemico status di nazione parzialmente-libera nei report della Freedomhouse.Org, non è faccenda da confondersi con il can-can mediatico sollevato in Italia dalla casta renzistica solo perché ha ricevuto un sonoro calcio nel culo in materia di Olimpiadi.

L’impressione che ho –potrei sbagliarmi, naturalmente – è che l’editoriale di Gomez sia una privata risposta alle recenti critiche di Grillo contro la Stampa. Ma se – come ho scritto qui sopra – è indubbio che il vero giornalista (giusto per usare la stessa terminologia gomeziana), che ha la coscienza a posto, di simili accuse se ne dovrebbe fregare e dovrebbe tirare dritto, preferibilmente depennando i cellulari dei politici dalla sua lista-contatti, è pur vero che, accuse di Grillo o meno, io sulla “coscienza a posto” di coloro che in questi quattro giorni si sono scagliati come locuste esagitate sui ragazzi pentastellati in quel di Roma, o meglio ancora, come genuflesse truppe mediatiche agli ordini del padrone…. io non ci scommetterei un fico secco.

Sicuramente mi sbaglio io, nel dubbio però preferisco continuare a credere che il nostro status di nazione parzialmente-libera in materia di Libertà di Stampa, sia soprattutto dovuto all’utilizzo dei giornali come arma-politica a difesa degli interessi anche economici di parte, e da questo punto di vista il ridicolo caso-Muraro, docet: l’alternativa sarebbe dover autoconvincermi che tutta la baraonda sia stata procurata dalle trame oscure ordite dalla potentissima holding Raggi-DiBattista-DiMaio. Sic… e gli asini volano.

https://www.youtube.com/watch?v=3ofeOuE4J20

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