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RAI – Il disastro nel disastro (7) – Il caso dell’indecente parzialità sul Referendum costituzionale: perché non reagire con una class action?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

tg3-linea-renzidi Rina Brundu. Credo che ciò che offende di più l’anima sia il doverci sentire alla stregua di cornuti e mazziati: da un lato siamo costretti a pagare l’abbonamento TV, dall’altro se anche solo per errore facciamo zapping su un canale RAI non c’é ora del giorno o della notte in cui si riesca a fuggire il viso satollo del bomba o la diseducativa campagna promozionale a favore del SI al Referendum.

Mi chiedo quindi cosa sarebbe successo se un simile pernicioso status-quo informativo fosse stato proposto negli Stati Uniti… Probabilmente tutti i responsabili a qualunque titolo si sarebbero ritrovati insieme a nutrire le ochette dei laghi del Gran Canyon dieci minuti dopo l’attuazione di un tal “programma”.

Mi chiedo anche se sia giusto che solo perché si è italiani ci si debba ritrovare costretti in un angolo, impossibilitati a protestare qualsiasi sia la marchetta politica che ci venga proposta su quei canali RAI che noi sovvenzioniamo. Dato che non si può neppure fare affidamento sulle associazioni italiane a difesa dei diritti del cittadino deputate, che ormai sembrerebbero avere da tempo staccato la spina sui controlli che occorrerebbe fare in materia di par-condicio informazionale, e fermo restando che ritengo ci siano anche delle legislazioni europee che dirimono in merito, perché non adottare le metodologie americane e pensare ad una class action sostenuta da ogni cittadino che non si ritrova rappresentato nelle marchette-di-parte-governativa della RAI e veicolata in Rete?

Io penso che questa tipologia d’azione debba essere una che parlamentari come quelli dei Cinque Stelle, ma anche di altri gruppi politici che si sentono danneggiati dallo status-quo – dovrebbero considerare e promuovere. A sostenerla dovremmo poi essere tutti noi, ovvero tutti coloro che pensano che sia nostro dovere vigilare sull’well-being di queste minime libertà fondamentali, sia pensando agli italiani che verranno sia pensando agli italiani di ieri e che magari sono morti combattendo con in mente un’Italia futura diversa.

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