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“Enrico stai sereno…” e altre storie di amori e tradimenti renzisti.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Screenshot da ilfattoquotidiano.it

di Nico Grilloni. Pensavo, nell’ultimo caldo di quest’estate, a quanto, in tanti, stiamo bistrattando il “povero Renzi”. Forse il caldo era eccessivo e rendeva particolarmente caotico il moto dei miei neuroni, ma per la prima volta mi sono chiesto se dovesse essere l’italico premier il bersaglio degli strali o se non fosse più coerente, e fors’anche più redditizio, portare il mirino in altra direzione. Ossia verso il folto assembramento dei suoi sostenitori, semplici cittadini e suoi colleghi politici, tutti assai poco inclini a valutare con la dovuta onestà i comportamenti del leader.


Mi è infatti tornato in mente il messaggio “Enrico stai sereno…” inviato da Renzi a Gianni Letta poco prima di sfilargli la poltrona da sotto il sedere.

Pensavo che un paese serio non può accettare di essere governato da un traditore. Essì, perché non diversamente può essere definito il comportamento del Renzi che tira il pacco al collega subito dopo averlo tranquillizzato. E così mi chiedevo, e mi chiedo, quale fiducia può attribuirsi ad un uomo che pone in pratica un colpo da marrano.

Eppure questo aspetto è passato sotto silenzio, probabilmente nell’ormai accettata logica di una certa politica del Principe che ritiene il tradimento lecita strategia al pari di una pacca sulle spalle. Ma nella fattispecie la pacca è stato un mortale fendente alla schiena. E allora, mi dicevo, tutta la storia, la più recente, dovremmo rivisitarla da un diverso punto di vista che, pane al pane e vino al vino, senza alcun timore reverenziale, spieghi esaurientemente cosa è accaduto e, al lume delle evenienze, sappia emettere il rispondente verdetto.

Se quanto accaduto a Letta ad opera di Renzi lo avesse subito uno di noi da parte di un amico, avremmo certamente tagliato i ponti con l’amico con un irreversibile vaffan… E allora, mi chiedo ancora, perché questo non è accaduto col premier che, anzi, proprio subito dopo il fattaccio è stato acclamato quasi a furor di popolo e di stampa e media elettronici?

Conosco quel minimo si storia patria e foresta per sapere che in politica i tradimenti sono sempre stati quasi all’ordine del giorno e spesso accettati in nome della ragion di stato, ma più spesso per indolenza o per apatia. Ed è qui che volevo giungere. Per quanto ancora tollereremo di accettare nella vita politica ciò che nel nostro privato condanneremmo senza alcuna esitazione?

In altre parole, è onesto, è corretto, che continuiamo a sparare pallettoni contro Renzi e non contro ciascuno di noi? Sì, perché è evidente che tutti noi siamo rei della passiva accettazione della logica di una politica che ritiene tutto legittimo, perfino il tradimento. Se, infatti, avessimo tutti ravvisato nel comportamento del premier l’atto infame, il Renzi avrebbe forse avuto tutt’al più qualche pernacchio e mai sarebbe entrato a Palazzo Chigi.

So, che andando contro le risultanze di una storia millenaria, sto combattendo contro i mulini a vento come il signore de La Mancha, ma forse è proprio tempo che ognuno di noi rigetti il “principio” che in politica tutto è lecito – anche la pugnalata alla schiena – pervenendo quindi a quell’etica che sia in grado di giudicare il comportamento dei politici, e i loro rapporti interpersonali, alla stregua dei rapporti fra quei normalissimi cittadini che ancora attribuiscono alla personale dignità un valore non barattabile. Utopia? Chissà.

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1 Comment on “Enrico stai sereno…” e altre storie di amori e tradimenti renzisti.

  1. Sono assolutamente d’accordo e non posso fare a meno di osservare con profondo dolore che quello che si fa a Roma è applicato e tollerato con la stessa disinvoltura anche altrove, in ambienti ammorbati dalla stessa “aria” politica.

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