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Vite che insegnano (1) – Una donna bellissima e straordinaria: Soraya Esfandiary Bakhtiari, la “principessa triste”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

260px-SorayaSorāyā Esfandiyāri Bakhtiyāri (persiano ثریا اسفندیاری بختیاری ; Esfahan, 22 giugno 1932 – Parigi, 25 ottobre 2001) è stata la seconda moglie di Mohammad Reza Pahlavi, l'ultimo Scià di Persia. All'estero, e soprattutto in Italia dove visse per alcuni anni, era più conosciuta con il nome di Soraya.

Biografia

Soraya era figlia di Khalil Esfandiari Bakhtiyari, un importante membro della tribù dei Bakhtiyari (Farsan) e ambasciatore d’Iran nella Repubblica Federale Tedesca. La madre, Eva Karl, era un’ebrea tedesca di origini russe. Soraya aveva anche un fratello, Bijan Esfandiari Bakhtiyari. Il 12 febbraio 1951, all’età di 19 anni, Soraya (donna molto bella per i canoni dell’epoca, con una notevole somiglianza ad Ava Gardner), sposò lo Scià a Teheran.

Il loro matrimonio ebbe fine il 6 aprile 1958, quando lo Scià la ripudiò dopo che fu evidente che non avrebbe potuto dargli dei figli. Lo stesso Scià diede annuncio della separazione pubblicamente, visibilmente affranto. Nonostante il matrimonio combinato fosse sfociato in una grande passione, come ammise la stessa Soraya nell’autobiografia Il palazzo della solitudine (scritta nel 1991), la sua vita a palazzo era molto difficile e faticosa, a partire dalla lontananza continua del marito, fino alla generale condizione che soffriva in quanto donna.

La principessa era vittima di una discriminazione ben lontana dallo stile di vita che aveva vissuto in Europa, dove aveva sognato di fare l’attrice. A complicare la situazione, vi era la notevole pressione che subiva dalla famiglia reale, ansiosa di veder assicurato un erede al trono. Dopo la separazione, che le lasciò comunque il titolo di Sua Altezza Imperiale la Principessa dell’Iran, si trasferì in Francia, desiderosa di riprendere la sua carriera d’attrice.

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Recitò nel film del 1965 I tre volti accanto ad Alberto Sordi, dove conobbe e si innamorò del regista italiano Franco Indovina. Dopo la morte di Indovina, avvenuta nel 1972 nell’incidente aereo di Montagna Longa a Palermo, Soraya trascorse il resto della sua vita a Parigi, ma con molti soggiorni in località mondane europee e, in incognito, spesso anche a Taormina per partecipare ad alcuni eventi culturali (festival del cinema in particolare). Nonostante fosse ormai una vera protagonista del jet-set, era diventata tristemente nota per la sua depressione. Morì per cause naturali a Parigi, all’età di 69 anni, e venne seppellita a Monaco.

I suoi beni furono venduti ad un’asta a Parigi. Tra questi anche il suo abito da sposa, creato da Christian Dior, valutato 1,2 milioni di dollari. La vita di Soraya (alla quale, dopo essere stata ripudiata, vennero dati i soprannomi di “principessa dagli occhi tristi” e “principessa triste”, ma conservò il trattamento imperiale anche quando in Iran la monarchia era stata abolita) ha ispirato romanzi e anche canzoni, come Je Veux Pleurer Comme Soraya (Voglio piangere come Soraya) di Françoise Mallet-Jorris e “L’amore ha i tuoi occhi”, melanconico motivo eseguito in italiano dal cantante Bruno Filippini.

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