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Sfregio alla bellezza – Amatrice uno dei Borghi più belli d’Italia

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Opera di Nicola Filotesio, pittore e architetto nato ad Amatrice nel 1480

Amatrice (L'Amatrìci in dialetto sabino[3]) è un comune italiano di 2 650 abitanti della provincia di Rieti nel Lazio. Fino al 1927 faceva parte della provincia dell'Aquila, in Abruzzo e, dal 1265 al 1861, per circa 600 anni, è stato parte integrante del giustizierato d'Abruzzo e della provincia Abruzzo Ultra II, nel distretto di Cittaducale, con capoluogo L'Aquila.

Fa parte della Comunità Montana “Velino” ed è sede del polo agroalimentare del Parco nazionale del Gran Sasso Monti della Laga, dal 2015 è entrata a far parte del Club “I borghi più belli d’Italia”.

Territorio
Amatrice è situata al centro di una conca verdeggiante, incastonata a sua volta in un’area al confine di ben 4 regioni: Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo, in una zona strategica di passaggio tra versante adriatico e quello tirrenico, nell’alto bacino idrografico del fiume Tronto.

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Amatrice dalla Rete

II suo territorio si articola in un altopiano centrale con un’altitudine compresa tra i 900 e i 1000 metri, ospitante il lago di Scandarello, un bacino artificiale ottenuto mediante lo sbarramento del rio Scandarello nel 1924, e circondato da rilievi che sul lato orientale superano i 2400 metri, in corrispondenza della dorsale principale dei Monti della Laga. Nel comune di Amatrice è inclusa la cima del Monte Gorzano (2458 m), la vetta più alta del Lazio, mentre sulla stessa linea spartiacque si ergono anche le cime di Pizzo di Moscio, Cima Lepri e Pizzo di Sevo tutte sopra i 2400 m di quota.

A differenza degli altri gruppi appenninici, la catena della Laga non è costituita di calcari, bensì di rocce poco permeabili, quali arenarie e marne, che rendono molto limitata l’infiltrazione delle acque piovane nel sottosuolo. Ciò permette l’esistenza di un gran numero di sorgenti perenni, distribuite sin quasi sulle vette, che alimentano la circolazione superficiale. Questo territorio, quindi, a differenza delle altre montagne dell’Appennino centrale, si presenta verdeggiante e ricco d’acqua durante tutto l’anno.

Salendo dalla conca verso le cime, si abbandonano i coltivi e i boschi prevalentemente formati di cerro, castagno e pioppo, per entrare poi nelle caratteristiche faggete di montagna. Il bosco si spinge così sino a circa 1800 metri di quota, per lasciare quindi lo spazio alla prateria d’altitudine che, all’inizio dell’estate, subisce l’effetto del fenomeno della fioritura. In questo contesto assumono particolare rilievo i numerosi fossi che scendono verso valle con un continuo susseguirsi di salti di roccia. Questi, nella fascia d’altitudine compresa tra 1300 metri e 1600 metri di altitudine, formano cascate con dislivelli anche di 70 – 80 metri che, spettacolari in primavera per la portata d’acqua dovuta al disgelo, assumono toni suggestivi in inverno per l’abbondante ghiaccio che le riveste.

Dal 1991 il territorio amatriciano è incluso nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga cui la cittadina dedica un piccolo parco turistico-fotografico con annessa l’intera planimetria-altimetria 3D.

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Amatrice dalla Rete

Clima
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Amatrice.
Classificazione climatica: zona F, 3048 GR/G
Storia
Reperti archeologici dimostrano che la Conca di Amatrice fu abitata dall’uomo sin dall’età preistorica. La vicinanza al tracciato dell’antica via Salaria favorì lo sviluppo di insediamenti nel territorio amatriciano già in epoca preromana. All’epoca romana risalgono i resti di edifici e tombe rinvenute in diverse zone del territorio, noto per gli scrittori romani come Summa Villarum, termine con il quale si identificava per esteso tutta l’area attualmente occupata dal comune di Amatrice. Nel 568 i Longobardi invasero l’Italia e costituirono il Ducato di Spoleto suddividendolo in Comitati e Gastaldati e il territorio dell’odierna Amatrice passò sotto il Comitato di Ascoli.

Nel Regesto di Farfa sono ricordati, per il periodo che va dalla metà dell’VIII secolo agli inizi del XII, i nomi di molte località e villaggi dell’attuale comune e, tra essi, nel 1012, anche quello di Matrice, edificata sullo sperone roccioso che sovrasta la confluenza tra il fiume Tronto e il Castellano, ricordato ancora nel 1037 nel diploma con cui l’imperatore Corrado II conferma al vescovo di Ascoli i suoi possedimenti.

Solo intorno al 1265, al tempo del re Manfredi di Sicilia, Amatrice entra a far parte definitivamente del Regno di Napoli. La città non volle sottostare al dominio angioino e anzi, più volte, si ribellò apertamente, aspirando all’indipendenza e parteggiando per la parte ascolana. Nel 1271 e nel 1274 Carlo I d’Angiò inviò degli eserciti per debellare la resistenza degli amatriciani e ridurre la città all’obbedienza. Contemporaneamente si assiste alla scomparsa dei baroni e alla formazione, con a capo Amatrice, della Universitas, cioè del comune in territorio liberamente organizzato, relativamente autonomo dal potere centrale, che si governa tramite un parlamento. In questo periodo Amatrice assomma sotto la sua giurisdizione tutti i castelli appartenenti al comitato di Rieti, sulla sinistra del Tronto, e quelli del territorio sommatino: L’influenza della città si estende su un territorio che va da Campotosto sino ai confini di Cittareale, ma anche su molti castelli e villaggi sul versante teramano. Amatrice partecipò alle crociate e da questo trarrebbe origine la croce che brilla sullo stemma comunale.

Nei secoli XIV e XV Amatrice è in continua lotta con le città e i castelli circostanti, per questioni di confine e di prestigio. Sono rimasti famosi i conflitti con Norcia, Arquata e L’Aquila. Tradizionale alleata di Amatrice fu la città di Ascoli. Gli amatriciani presero parte, a fianco delle milizie comandate da Andrea Fortebraccio, conte di Montone, al lungo assedio dell’Aquila e alla battaglia finale del giugno 1424, che segnò la sconfitta di Braccio morto sul campo. Amatrice, durante i conflitti tra angioini e aragonesi per il possesso del Regno di Napoli, sostenne tenacemente i secondi, anche durante la guerra. Il sovrano aragonese Ferdinando, sedata la rivolta dei Baroni nel 1485, nell’anno seguente ricompensò Amatrice, concedendole il privilegio di battere moneta con il motto Fidelis Amatrix. Tuttavia nel febbraio 1529, dopo un’eroica resistenza, venne riconquistata e messa a ferro e fuoco da Filiberto di Chalons, generale di Carlo V. Per punire la ribellione, Carlo V nel 1538 diede lo Stato di Amatrice in feudo ad un suo capitano, Alessandro Vitelli.
Successivamente Amatrice, tra il 1582 e il 1692, per matrimonio di Beatrice Vitelli nipote di Alessandro, visse sotto il dominio degli Orsini di Mentana del ramo di Bracciano, nel 1693 dopo la morte di Alessandro, primo e ultimo principe Orsini di Amatrice, riconosciuto reo dell’uxoricidio, avvenuto nel 1648 in Amatrice, della moglie Anna Maria figlia di Gaspare Caffarelli duca di Assergi, scontandone una trentennale prigionia in Castel Sant’Angelo a Roma, fu acquisita per 28.000 ducati da Vittoria Montefeltro della Rovere, nipote di Livia della Rovere e pronipote di Isabella Vitelli sorella di Beatrice e vedova del granduca Ferdinando II de’ Medici di Firenze, che la conservarono fino al 1737.[5]
Nel 1735 Carlo III di Borbone nuovo re di Napoli, come erede di Elisabetta Farnese, rinunciò alla sovranità sul ducato di Parma e Piacenza e sul Granducato di Toscana, trattenendo tutti gli altri beni che appartenevano alle case Farnese e Medici che andarono a costituire gli Stati mediceo farnesiani di Abruzzo come patrimonio personale del sovrano, tra i quali era compresa anche Amatrice, che nel 1759 passarono in eredità a suo figlio Ferdinando.[6]

Nel 1639 Amatrice e le ville summatine furono gravemente danneggiate dal terribile terremoto dei giorni 7, 14 e 17 ottobre. Cadde buona parte del palazzo degli Orsini, come pure la maggior parte delle case e delle chiese. Successivi terremoti si verificarono nel 1672, 1703 (terremoto dell’Aquila), e 1730.

Sul finire del XVIII secolo e per tutto il secolo successivo, il territorio amatriciano, come buona parte dello Stato Pontificio e del Regno di Napoli, fu fortemente interessato dal fenomeno del brigantaggio a sfondo politico e sociale.

In epoca Napoleonica, con la proclamazione della Repubblica Napoletana (23 gennaio 1799), il generale Championnet con un decreto del 9 febbraio 1799, divise il territorio in 11 Dipartimenti. Amatrice costituiva uno dei 16 Cantoni del Dipartimento della Pescara, con capoluogo L’Aquila.

Nell’ottobre 1826 ci fu una violenta alluvione del fiume Tronto in cui perirono numerosi abitanti di San Lorenzo. Negli ultimi decenni che precedettero l’unità d’Italia, molti amatriciani presero parte attiva ai vari moti rivoluzionari (1814, 1820, 1831, 1848, 1860); tra tutti spicca la figura dell’insigne patriota Pier Silvestro Leopardi. Con l’unità d’Italia Amatrice fu inserita nell’Abruzzo aquilano (Abruzzo Ulteriore), e solo nel 1927, con la creazione della provincia di Rieti, la città entrò a far parte dell’alto Lazio.

(data source Wikipedia Italia)

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1 Comment on Sfregio alla bellezza – Amatrice uno dei Borghi più belli d’Italia

  1. Con esclusione della Sardegna e di altri piccoli lembi di terra, l’Italia è un paese che dovrebbe fare dell’educazione all’emergenza sismica una priorità, dalle scuole a qualsiasi altro circolo civile.

    Io mi domando poi: come mai i palazzi dell’800 sono restati in piedi, incluse tante torri medievali, mentre le case più moderne sono cadute come castelli di panna montata?

    Ecco se queste notizie non fossero censurate dall’informazione pubblica e si cominciasse un dibattito serio in materia, con una seria azione penale, sicuramente il rombo della natura non si potrebbe frenare, ma attutirne gli effetti sicuramente sì!

    E credo sia inutile aggiungere altro, purtroppo! Siamo sempre punto… e a capo….

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