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Renzi, o le pose della falsità

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

mi-schianto-ma-non-mi-dimettodi Nico Grilloni. Non so quale sia oggi il gradimento da cui verrebbe gratificato Matteo Renzi a fronte delle sue innumerevoli comparsate televisive. Spero ovviamente che tenda al minimo. Anzi spero che il numero di presenze in video e il disgusto dei cittadini siano direttamente proporzionali. E quindi “e vai Renzi che sei solo”. Ovvero, vai verso il fondo del barile, al consenso zero.


Penso (spero) che tutti gli italici siano dotati oltre che di buon senso anche di un non esiguo senso estetico, di quella capacità critica che possa trarre spunto di giudizio anche da particolari minimi: la camminata, la gestualità, le studiate modifiche facciali (smorfie), le geometrie posturali e cose del genere sulle quali mi piace pensare siano in grado di soffermarsi i teleutenti. Perché se così è la parabola discendente del nostro premier dovrebbe essere ben aldilà del punto di massimo, laddove la china inizia ad essere più ripida.

Ma lo si osservi bene: il volto non è mai realmente rilassato, ma è caratteristico del poseur, come se il nostro sia costantemente dinanzi ad uno specchio nel quale stia studiando l’atteggiamento che possa apparire più accattivante. La camminatura: è del tipo rodomontesco, spavaldo, da “lasciate spazio che ci son io”. In proposito si noti lo scattino al ginocchio nella fase finale di ogni passo. Non si rilassano neppure le ginocchia.

Le spalle: sono sempre rigide, verticali, da ingoiatore di manici di scopa. E la geometria non cambia neppure nello scendere le scale. Lo si osservi quando va giù per la scaletta di un aereo: si coglie, on in atletismo studiato, appena un minimo disagio nel moto delle mani che ruotano dinanzi all’addome prima di tendersi nel saluto all’anfitrione di turno.

E infine l’espressione da falso riflessivo che assume quando – purtroppo raramente – è chiamato a rispondere a qualche domanda giornalistica anche solo minimamente imbarazzante: guarda a terra o verso un punto lontano assumendo l’espressione del fine pensatore che sta meditando sulla più efficace (e briccona) risposta da dare.

Orbene, non essendo ferrato in psicologia o discipline affini, non mi addentro più di tanto nel trarre diagnosi sul significato di quanto appena descritto. C’è però una caratteristica che, con una parola, può definire in sintesi la personalità di un simile personaggio: la falsità.

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1 Comment on Renzi, o le pose della falsità

  1. In realtà quello che poni è un problema sostanziale, di cui ho scritto spesso anche io e che paradossalmente dovrebbe riguardare più i suoi spin-doctors che i suoi detrattori. Credo che nella storia dell’umanità non si sia mai visto un leader che sia l’anti-carismatico per eccellenza: non appena lo vedi in tv cambi canale, non appena un giornale ne pubblica la foto ti allontani: è mediaticamente inguardabile. Io sono arrivata al punto che non riesco a vedere una sua foto neppure su Il Fatto di Travaglio che pure è l’unico quotidiano lodevolmente schierato contro, appena la vedo clicco qualsiasi cosa basta che sparisca. È qualcosa di straordinario questo aspetto, mai visto prima per nessun leader e anche il pernicioso Kim Jong-il rispetto a Renzi si fa guardare ed è divo da Instagram. Per certi versi concordo anche sul resto: guardandolo è come se si percepisca una “sostanza” non ideale per quel ruolo, fu questo uno dei motivi (insieme ai tanti scandali e all’apologia della furbizia conclamata), per cui cominciai ad avversare questo governo sin da subito. Sono lieta di poter dire ora che i fatti mi hanno dato ragione.

    PS E’ stato persino scritto, anche su questo sito, che l’unico modo di riguadagnare qualcosa per lui e la Boschi é semplicemente che non si facciano vedere: il tormento più grande per un morto di fama (per citare d’Agostino che parlava degi isolani della Ventura) come lui. La fine invece per i programmi Rai che ovviamente ora non vengono guardati più e hanno perso pure tanto in ascolti, giusto per rispondere alla domanda retorica dell’incipit.

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