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Una modesta ma puntigliosa confutazione dell’articolo “La libertà di satira e la libertà delle donne”, o dell’imbarazzante difesa Boschi del cavalier innamorato Antonio Polito, capzioso e “turbato”. E una resa plastica del suo Sillogismo Boschi: un attacco ad Amalia Signorelli?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

politodi Rina Brundu. Non è certo la prima volta che i giornali imbasticono un caso estivo mediatico montato sul niente e quello della vignetta contra-Boschi (?) “Lo stato delle cosce” di Riccardo Mannelli sembrerebbe essere il caso Estate 2016. Che ormai le abbiamo sentite quasi tutte e l’ultimo luogo dove dovrei andare a verificare prospettive critiche nuove dovrebbe essere quel Corriere della Sera fontaniano che da quando il suo nuovo direttore si è insediato al posto di De Bortoli pare la fotocopia del diario segreto vorrei-ma-non-posso-eppure-ci-provo di Matteo Renzi.

Ma tant’é!, anche noi blogger d’assalto abbiamo i nostri limiti e i nostri vizi. Così come le nostre tentazioni: come non dire qualcosa a proposito dell’ultimo editoriale sussiegoso di Antonio Polito “La libertà di satira e la libertà delle donne” pubblicato in queste ore nel giornale appena citato? Impossibile resistere. In verità la prima spinta a dire qualcosa me l’ha data il fatto stesso che questo professionista masculo e arrivato della casta mediatica italiana si occupi di, dice lui, “libertà delle donne” e di “corpo delle donne”. Intendiamoci, di per sé la cosa non è un male, per altri versi la cosa è finanche commendevole, ma vero è che in queste situazioni io resto sempre sul chi vive e tendo a non fidarmi mai, per partito preso (che, meglio chiarirlo, è naturalmente un partito diverso da quello oggetto delle strenue difese da parte di Fontana e Polito e in verità da parte di tutti gli attuali editorialisti del govern… pardon, del Corsera).

Che sia chiaro però: io penso che Antonio Polito sia uomo estremamente intelligente (in altri tempi, quando la Sindrome renzista non lo aveva ancora attaccato, risultava pure decisamente affascinante), non a caso l’incipit del pezzo in questione è tutto un rassicurare sui diritti della satira condito dalla sana dichiarazione che in realtà la vignetta di Mannelli non offendeva nessuno e che gli “indignati” per la stessa hanno sicuramente esagerato. Ma naturalmente non sono queste le parti che interessano me. A me interessa di più il punto in cui Polito scrive “Confesso però che mi hanno altrettanto, se non di più (nda qui a mio avviso servirebbe una virgola ma chissenefrega nel calderone semantico digitale?) turbato, un paio di argomenti che sono stati usati in difesa di Mannelli”.

Polito “turbato”? Acciderba! Vediamo allora nel dettaglio cosa lo turba perché non può essere certamente la copertina dell’ultimo numero di Playboy. Secondo Polito, infatti, i denigratori della Boschi avrebbero creato un perniciosissimo legame tra incompetenza e avvenenza, meglio ancora un “sillogismo squisitamente sessista” in virtù del quale se la Boschi “non dicesse “sciocchezze” costituzionali si eviterebbe (nda anche qui a mio avviso ci starebbe meglio “eviterebbero” dato che vignette è plurale) le vignette sulle “cosce”. Dovendo ricostruire il Sillogismo Boschi in base ai dati che Polito mi fornisce direi che lo stesso andrebbe esplicitato più o meno in questo modo: 1) L’avventente Ministro Maria Elena Boschi si occupa della Riforma Costituzionale, 2) I ministri avvenenti dicono sciocchezze e si tirano addosso la satira, Conclusione) L’avvenente Ministro Maria Elena Boschi che si occupa della Riforma costituzionale dice sciocchezze e si tira addosso la satira. Uhm… troppo lungo, troppo ricercato.

Secondo me più che di situazione sillogistica siamo in presenza di mera equazione, e.g. un avvenente e incompetente ministro delle riforme = satira a go-go. Eh già, caro Polito, perché se fossimo in un paese occidentale moderno e normale – vale a dire in un Paese in cui testate giornalistiche di primo piano non si comportano come il giornale su cui lei scrive e in un paese dove tutti i telegiornali del Servizio Pubblico non fossero trasformati in messa cantata delle pseudo-imprese politiche del leader maximo non eletto di turno – l’insipida vignetta di Mannelli non sarebbe neppure stata notata... Di fatto sarebbe stato un dilagare di vignette simili e sicuramente molto più “volgari” come i grandiosi vignettisti di Charlie Hebdo insegnerebbero. Proprio così, questo fa la satira: dileggia, mortifica, umilia… e solo quando si comporta così è vera satira altrimenti è similsatira come quella che, tra le altre cose, veniva richiesta d’ordinanza da dati politici italici della Prima Repubblica. Ci fu infatti un politico che telefonò appositamente a Noschese: ma come mai non mi imita? Furbo eh, altro che renzismo! E comunque, caro Polito, se non fosse accorto in materia “satirica” chieda pure a quel Michele Serra che sull’argomento dà lezioni a tutti dalle “distaccate” pagine di Repubblica. Sic.

“Il secondo argomento (nda a difesa di Mannelli) è ancora peggiore” scrive quindi Antonio Polito. Scimmiottando alcune correnti artistico-letterarie degli ultimi secoli, wildiane nella sostanza, Polito denuncia che i denigratori boschiani sosterrebbero che l’arte… pardon, la vignetta non faceva altro che “replicare la realtà”. Apriti cielo, Polito si straccia le vesti e mollando completamente i sillogismi si dà pure lui alle equazioni ad incastro, witteniane nella sostanza: dire che Boschi mette “in mostra le gambe” = dire che se l’é cercata = burkizzazione della società.

Sono ammirata: straordinarie le vie della strumentalizzazione politica di stampo renzista! Finanche accortamente sussiegose: che Polito sia “turbato” perché innamorato? Inutile dire che un lampo di gelosia mi coglie: ah Maria Elena mi hai portato via il core! Più prosaicamente invece si potrebbe tranquillamente concludere che sì la Boschi mette sovente in evidenza le sue forme e la sua avvenenza e che questo a mio avviso non è un male perché ognuno deve usare le armi a sua disposizione, qualunque esse siano, specie in politica. E, per correttezza intellettuale, si dovrebbe pure aggiungere che nessun opinionista, tra i tanti che hanno scritto sul “caso vignetta Boschi” – inclusa la bravissima Amalia Signorelli* che, pur senza nominarla, mi pare Polito stia prendendo di mira – ha mai azzardato equazioni sessiste come quelle fatte intendere da Polito. Ma tutto può essere, così come può essere che un arrivato editorialista del Corsera interpreti come vuole una qualsiasi scrittura e autoconvincendosi delle sue incontroverbili ragioni tenti di convincere anche i suoi incauti lettori…

Ah, si! Perché ho voluto essere così puntigliosa? Perché anche noi blogger d’assalto non siamo (purtroppo!) nati ieri e alla capziosità intellettualeggiante dei giornali di partito sappiamo comunque come rispondere: di sicuro non ci impressiona!

*Amalia Signorelli ha scritto per Il Fatto Quotidiano un articolo molto commentato titolato: “Boschi, tra cosce e incompetenza non vedo connessioni”.

PS Noto anche con un certo divertimento che nel tempo usato per scrivere il mio post (un quarto d’ora), l’articolo di Polito è scomparso dall’occhiello della Home dove si trovava: che Sensi vedendolo abbia subito ordinato, “Togliere subito, i panni sporchi laviamoli in famiglia!”? Il dubbio mi assilla. Resta il fatto che Polito è un ottimo professionista dalla cui intelligenza ci si aspetta una più netta presa di distanza dalle cose del governo Renzini… solo una mia idea.

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