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Sulla vignetta “Lo stato delle cosce”, altro che sessismo: più Gustave Doré rabelaisiano, Mannelli! E sul Michele Serra renzista che su Repubblica fa similesegesi satirica per difendere Boschi.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

boschi-vignettadi Rina Brundu. Confesso che me l’ero persa la vignetta di Riccardo Mannelli dedicata a Maria Elena Boschi e titolata “Lo Stato delle Cosce”. Ma sono ancora in tempo per l’indignazione: doppia!

E come non indignarsi davanti a questo PD che si straccia le vesti urlando al sessismo! Di fatto fa impressione che una intera casta politica strumentalizzi in maniera davvero indegna le infinite peripezie delle donne, i continuati femminicidi che puntellano l’Italia da Nord a Sud come croci ignobili marcanti le nostre vergogne più grandi, il dolore atavico di tutto il genere femminile, per difendere la supposta “onorabilità” politica (ma siamo ancora nel Medioevo o qualche passo in avanti lo abbiamo fatto?) delle loro starlette più gettonate a metà strada tra le Britney Spears de noartri e le sante marie goretti vorrei ma non posso.

Altro che sessismo: il sessismo è una cosa seria e non dovrebbe essere confuso con nient’altro, men che meno con ogni legittimo intento satirico. Senza considerare che, con tutto il rispetto per il bravo Riccardo Mannelli, francamente il suo abbozzo di una Maria Elena Boschi in carne lascia un pò a desiderare: più Gustavo Doré rabelaisiano, Mannelli, più Gustavo Doré rabelaisiano! Ne studi con attenzione il tratto dissacrante creato secoli prima della nascita del PD e capirà cosa intendo: la prossima volta ci aspettiamo di meglio e non ci accontentiamo di nulla di meno di un seno di fuori con capezzolo turgido, se proprio vuole farsi la fama di vignettista…. graffiante.

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Gustave Doré…. rabelaisiano

Già!, a proposito di satira graffiante… o giù di lì. Il fatto è che non ho più rispetto. No, non sto parlando della Boschi di cui francamente ricordo solo i riccioli d’oro, le imbarazzanti difese familiari durante il nefasto scandalo Banca Etruria e le ancora più imbarazzanti lectio-magistralis sulla Costituzione rivista e corretta con Verdini, rintuzzate senza troppo impegno d’intelletto da un ragazzino delle superiori. Parlo invece di quel Michele Serra, ex venerato maestro di “Cuore”, riscopertosi renzista per illuminazione sulla via di Palazzo Chigi o di Damasco, che non si è mai capita quale delle due sia la risposta esatta, i cui articoli del tramonto ricordano sempre più le avventure prenatali di quel bimbo a cui fu chiesto: “Cosa facevi prima di nascere?”, e lui: “Rimbalzavo da una palla di papà all’altra”.

Sì, in verità anche l’ultimo pezzo di Serra pubblicato su “Repubblica” e titolato “Da Spadolini a Boschi: la satira è il potere nudo” tende a rimbalzare da una palla all’altra, finanche a diventare una di quelle bocce schiacciate, specie in chiusura. Che, per carità, l’incipit è degno e condivisibile. Sì, perché è proprio colà che un timidissimo Serra azzarda nel background (molto back a dire il vero) l’ipotesi che se si è leader moderni, leader capaci, leader coraggiosi, indipendentemente da quello che è il nostro genere di appartenenza, con la satira graffiante occorre saperci convivere nei paesi democratici. Altrimenti bisogna pensare alla possibilità della Repubblica dell’Italiastan che, a giudicare dagli ultimi atti politici, in sede di Servizio Pubblico televisivo, del signore che la Boschi serve (e lo stesso Serra? Il dubbio mi assilla), sembrerebbe essere una opzione “di governo” che è stata comunque presa in seria considerazione pur di non perdere il posto pubblico…

Detto altrimenti Michele Serra ha sicuramente tentato di far passare l’idea che non perché si è donne che fanno politica ci dobbiamo aspettare trattamenti di favore di alcun tipo (quello sì che sarebbe sessismo di infima specie!). Naturalmente il vecchio direttore di “Cuore” avrebbe fatto pure notare che se un politico, donna o uomo che sia, abbocca a ciò che viene scritto in un tweet, in un post online, o disegnato in una vignetta satirica… forse è il caso che prima di pensare a prendere in mano le responsabilità del paese pensi a curare il giardino, o l’orticello dietro casa… ma questo Serra flebile dei giorni nostri una cosa del genere non la scriverebbe mai e quindi l’ho scritta io.

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Ancora il grandissimo Doré

Il Michele Serra di questi tempi, a momenti quasi tenero a momenti semplicemente confuso, riesce solo a continuare col suo “articolo” che già a metà strada diventa una vera e propria pippa incommentabile e scontata dove si dice  tutto per dire praticamente niente, in attesa del climax che in questo caso coincide con la chiusura: “La ministra Boschi paga pegno alla sua bellezza,” ci assicura l’ex giornalista satirico “citata quasi mai a proposito ma di evidente ingombro quando si è sul palcoscenico del potere. Capitò anche ai maschi….. Non era mica vero, però: infatti era satira. Non è vero neanche che Boschi si sia fatta largo per meriti estetici: infatti è satira”.

Davanti alla potenza cerebrale che sputtana codesta chiusura io mi inchino. Solo una domanda per Serra: “Appurato che la forza intellettuale della Boschi è stata ampiamente testata dalla giovane matricola di cui sopra e nessuno chiede un re-test, appurato che la sua “capacità politica” è venuta pure fuori “alla grande” durante l’infame caso Banca Etruria e anche qui non si sente necessità di altre prove, appurato che nessuno conosceva la Boschi prima che un signore mai eletto, facendo lo sgambetto al compagno di partito, la mettesse in sella: per quali meriti personali si sarebbe imposta la signora in questione?”. Se Serra mi desse una risposta convincente giuro che metterei il suo santino accanto a quello di Ed Witten sul televisore e prometto pure di non scoppiare a ridere ogni volta che ci passo davanti!

 

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Altra bellissima vignetta tratta da IL FATTO QUOTIDIANO come la featured image


13 agosto 2016

Noto che nella nuova vignetta… l’indicazione critica di cui sopra è stata in qualche modo recepita… è senz’altro migliore… fermo restando che bisogna votare NO al Referendum… e che ogni gioco è bello fin che dura poco: forse adesso bisognerebbe chiuderla qui!

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