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Filosofia dell’anima – Di Seneca e del passato (breve).

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Non vorrei che si stesse accortamente aggiustando il celeberrimo paradigma giornalistico di Alberto Arbasino, in virtù del quale «In Italia c’è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di “brillante promessa” a quella di “solito stronzo”, laddove solo a pochi fortunati l’età concede di accedere alla dignità di “venerato maestro”». Insomma, non vorrei che nell’Italia renzista post-rivoluzione digitale si passasse troppo velocemente dalla categoria di brillante rottamatore a quella di venerato padre della Patria ignorando l’imprescindibile step di astuto e scaltro stratega.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

akhenaton“La vita si divide in tre tempi: passato, presente e futuro” scriveva Seneca nel suo De Brevitate Vitae. “Di questi il presente è breve, il futuro incerto, il passato sicuro. Solo su quest'ultimo, infatti, la fortuna ha perso la sua autorità, perché non può essere ridotto in potere di nessuno”.

“Non è così” ho pensato la prima volta che lessi quest’opera. Lo penso ancora oggi, almeno per quanto riguarda il destino del… “passato”. Naturalmente comprendo le intenzioni di Seneca, ma vero è che anche il passato ha una proprietà quasi quantistica nella sua essenza, vale a dire che lungi dal non poter essere più “ridotto in potere di nessuno” può diventare preda di chiunque, in qualunque momento e a seconda di chi lo guarda. Infiniti sono stati i casi di dittatori e monarchi più o meno illuminati che il passato hanno tentato di riscriverlo a modo loro: uno dei casi più antichi che mi vengono in meno è il destino riservato ad Akhenaton, il faraone che tentò di istituire il culto del dio Sole a maggior danno delle antiché divinità dell’antico Egitto. Questo re fu quasi cancellato dalla storia del suo paese dai suoi successori, figli inclusi.

Ma non è di questo che volevo parlare. Mi interessa più il destino del nostro passato, di quello più vicino a noi, più intimo, personale, magari anche politico e civile. La vulgata politically-correct vorrebbe che senza passato non si vada da nessuna parte: povera quella nazione che dimentica la sua storia e dalla stessa non impara nulla, etc, etc, etc. Certo, sarebbe difficile negare la nostra più vera essenza di cronotopi viventi: noi siamo adesso il risultato di ciò che siamo stati e di dove siamo stati; per estensione di ciò che abbiamo fatto, vissuto.

Chiaro. Però in virtù di quell’altro assioma (si fa per dire) che anche Seneca fa suo “il futuro (é) incerto”, noi possiamo modellare il futuro… soprimendo il passato e di fatto rimodellare quest’ultimo. Ecco dunque un’altra occasione in cui il passato può diventare preda, la nostra preda. Ad essere completamente onesta io penso pure che, indipendentemente dalle sue qualità, positive, negative, sia sempre opportuno essere capaci di tagliare di netto con il passato. E di guardare avanti. Ciò che era importante infatti resterà dentro di noi, farà comunque parte di noi… mentre il resto prima affogherà nel fiume Lete meglio sarà.

Rina Brundu

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