Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Femminismo – Storia breve di una donna in gamba: Hillary Rodham Clinton.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

13584898_1181179818605212_8343925786278448182_o

Hillary Clinton, from the Internet.

di Rina Brundu. Come si fa a diventare donne o uomini in gamba? Magari lo sapessi ma non lo so. Immagino, però, in molti modi, a seconda di quelle che sono le personali pulsioni, i percorsi, gli ostacoli della vita. Quindi era una donna in gamba la Madre Teresa di Calcutta che dedicava tutto il suo tempo agli ultimi così come lo era la Margaret Thatcher che battagliava da par suo contro i minatori gallesi; era un uomo in gamba, in gambissima, l’Oscar Wilde che finiva in carcere per difendere la sua più intima essenza, anche artistica, così come è uomo in gamba l’ultima ruota senza fantasia del carro burocratico di un qualsiasi paese, nella sua determinazione a fare sempre e comunque il proprio dovere.

Nel mio orizzonte privato l’uomo o la donna in gamba sono soprattutto coloro che riescono a vivere seguendo il proprio metro, che non si arrendono mai e proseguono diritto per la propria strada, conservando la capacità di guardarsi allo specchio e di guardarsi dentro senza vergognarsi mai e a dispetto dello schifo quotidiano con cui si possono incontrare o scontrare. Certo le donne hanno un compito più arduo quando si debbono “provare”. In paesi come l’Italia se ti va bene sei l’angelo del focolare, guardiano retto della famiglia, madre sempre presente, moglie perfetta, amante mai stanca, se ti va male sei una putt… (un termine che peraltro qualifica più il background di riferimento e quindi l’intima essenza di chi lo usa, piuttosto che l’oggetto dell’insulto), una bigotta, una perpetua, una zitella, una ranadallaboccalarga, una pettegola e via così medievalizzando e provincializzando.

Il cortile italiano – abitato anche da donne in carriera che di norma sono colà perché colà le ha messe un qualche masculo, o da donne che fanno politica perché lo ha voluto qualche altro “masculo”,  sovente più interessato alla sua carriera che all’effettiva crescita a tutto tondo dell’altra metà del cielo, è quindi l’ultimo luogo dove si può guardare per trovare donne in grado di fare una differenza. Ma fortunamente non è così in altri luoghi. Di fatto mai come in questo periodo ci sono state tante donne in posti di vero potere; pensiamo quindi alla Christine Lagarde direttrice del FMI, all’Angela Merkel coriacea cancelliera tedesca, alla Theresa May che ha di recente soffiato il posto di primo ministro britannico a David Cameron e  a tutte le altre donne che, ovunque nel mondo, ricoprono cariche simili. Diventare il presidente della prima potenza economica e tecnica del pianeta, gli Stati Uniti d’America, è però tutto un altro paio di maniche e un compito non facile anche per un uomo; tuttavia, sembrerebbe essere proprio questo il prossimo target, e il destino, di Hillary Rodham Clinton, la già combattiva first lady dell’era Clinton nonché Segretario di Stato della prima amministrazione Obama.

Lagarde,_Christine_(official_portrait_2011)_(cropped)

Christine Lagarde

“Sai,” diceva in una delle tante puntate del suo show, Sheldon Cooper, l’incommensurabile fisico teorico creato dalla fantasia di Chuck Lorre e Bill Prady “il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche riteneva che la morale sia solo una storiella usata dal gran gregge di esseri umani inferiori per fermare i pochi superuomini; val bene notare che è morto di sifilide”. Sifilide a parte, e fermo restando che non credo nei superuomini e nelle superdonne, anche io ho più o meno la stessa opinione della morale. E la morale non è certamente un fattore che includo nella mia lista di elementi che fanno gli uomini e le donne in gamba, anche perché se dovessimo usare questo metro la categoria dei politici dovremmo escluderla a priori da questo discorso, il machiavellismo docet!

Questo per dire che la Clinton è, sicuramente, una donna dell’establishment WASP, con tutte le “pecche” che questo porta seco, ma detto questo trovo certa opposizione alla sua scalata alla presidenza americana – anche dentro reparti pseudointellettualeggianti femminili (certo non femministi) che dovrebbero usare più cautela – abbastanza discutibile. Concordo invece con il Presidente Obama quando dice che Hillary è la miglior scelta per gli americani (e per il mondo): migliore di lui, migliore del marito, migliore di tutti gli altri. Hillary Clinton lo ha infatti dimostrato sul campo di essere un leader che vale. Anche, e soprattutto, al tempo dei numerosi tradimenti (che magari continuano ancora oggi) del marito: mai ha fatto la vittima, mai si è comportata da donnetta lacrimante e sconfitta, mai ha fallito nel distinguere tra i suoi doveri di first lady e i suoi diritti di moglie. Non ho dubbi che abbia anche saputo restituire all’altra sua metà il dovuto, even in the sack!

Ma questi sono solo dettagli, nozioni fondamentalmente pettegole. Ciò che conta veramente è che con il suo prossimo diventare primo presidente degli Stati Uniti donna, Hillary Clinton sfonderà una porta sostanziale per l’universo femminile. Per dirla con Neil Armstrong, la presidenza della Clinton sarà un grande passo per una donna e un vertiginoso balzo in avanti per l’umanità tutta. Per tutto questo, per il nostro futuro e per il futuro delle nostre figlie, bisognerebbe dirle grazie e sostenerla in toto, senza se e senza ma.

Go superwoman Hillary: yes, you can!

Advertisements

3 Comments on Femminismo – Storia breve di una donna in gamba: Hillary Rodham Clinton.

  1. Sebbene la scelta avversa sia discutibile, financo da barzelletta se non fosse che invece è ben saldo nei sondaggi, da qui, dall’Italia non la vedo vincente. Al di là di ogni possibile considerazione sul suo passato, pesano tante cose sulla sua testa, non ultimo che è donna in questo ultimo rigurgito da maschio bianco che sono queste elezioni.
    Sul discorso delle donne che hanno lottato coerenti con la propria linea, mi viene anche da pensare… Sono state citate dame d’acciaio, forti ma soprattutto spietate e, forse non ce n’era e non ce n’è bisogno, come non ce n’è di machi con il fucile che professano di fili spinati e muri.
    Riguardo il futuro… comunque siamo sopravvissuti a generazioni di Bush…

    • Io invece qui da quella Dublino dove il ruling al femminile è fatto assodato la vedo vincentissima e quel problema non me lo pongo neppure (ho già detto comunque che l’Italia non c’entra con questi discorsi. Mi ricorda quel conduttore americano che arrivato in Italia si domandava: ma perché qui tutti parlano del papa? Sono altri mondi e il mondo italico ha ancora un lungo percorso davanti per entrare nel primo mondo… ci arriveremo). Certo che sono state citate donne apparentemente toste: da quando in qua Rosebud si occupa di incensare i salotti vittoriani, l’uncinetto, la calza e tutta quella subcategoria di azioni umane da millenni utilizzate dai masculi per stabilire i confini?

      Questa è terra altra Gianni e tu lo sai. Ciao, grazie dei tuoi commenti.

      PS In genere le donne sono leader migliori e manager migliori… i Bush a confronto sono una cacchetta.

Comments are closed.