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In morte dell’amico poeta e pittore di Tursi Franco Santamaria. Una lettera e NON DIMENTICHIAMO (da “Radici Perdute”, 2009)

inconoscenza

(In)conosenza - (Un)connaisance, 1989                                 di Franco Santamaria

Caro Franco,
infine l’ho saputo, stamattina, per vie peregrine, come usano essere le mie. Questa notte ho sognato di trovarmi dentro una sorta di bus affollato dove parlavo con diverse persone che, risvegliandomi, ricordai essere passate a miglior vita tanto tempo fa. Non ho sognato te ma è pur vero che non ricordo precisamente, come usa nei sogni, tutte le anime con cui mi sono intrattenuta.

Un sogno come un altro come sovente mi accade, ne faccio di più pregnanti, ma mi ha lasciato una sorta di traccia dentro. Poi questa mattina seguendo un link del sito e da lì il ricordo di quella tua tristissima ultima email dell’11 dicembre 2013, ho saputo che te ne sei andato il 5 ottobre dello scorso anno. In silenzio. Proprio come meglio si addice allo stesso spirito umile di quando mi scrivesti per dirmi che avresti chiuso il sito “Modulazioni”, che ,sempre oggi ho scoperto attualmente abitato da argomenti che non ti appartenevano e che non erano più le tue poesie, i tuoi bellissimi quadri e le nostre datate scritture.

francodic

L’ultima email di Franco Santamaria e l’ultimo suo saluto

Come adesso saprai io ti ho cercato ancora. Dopo quella brutta email dicembrina in cui mi raccontavi del terribile male che ti aveva colpito e dell’operazione che non era andata al meglio, io ti ho cercato ancora. Ma è stato impossibile raggiungerti. Come era logico, come era giusto. Non ti ho mai dimenticato però. Ho sempre sperato di essere una di quelle persone che non ci sono quasi mai quando tutto va bene ma che si possono trovare nella difficoltà. A volte non si riesce a fare neppure questo, soprattutto nei riguardi di chi si ama di più, ma l’importante è conoscere l’intendimento della nostra anima, dentro. L’esteriorità inganna sovente e non sono io la prima a dirlo.

Intendiamoci, questa mia lettera non è e non vuole essere un requiem a te dedicato. Non sto scrivendo per piangere il Franco Santamaria passato a “miglior vita” – perché proprio così io intendo quel momento di transizione verso una più acuta percezione delle nostre possibilità spirituali, quando queste non fanno equazione con le favole religiose ma con la nostra miglior prova d’intelletto -, ma scrivo perché voglio ricordare il Franco Santamaria che è stato e perché voglio che altri lo ricordino. Perché? Perché la tua anima avrà infinite altre chances, di incarnarsi in questo e in quello, ma l’uomo e l’artista Franco Santamaria, così come lo abbiamo conosciuto, non potrà essere più se non nei ricordi che ci ha lasciato. Nell’anelito artistico che ci ha donato.

La tua prima email che ancora conservo è del 2005. Erano i tempi in cui mi dedicavo al sito terzapaginaworld, una sorta di luogo virtuale antesignano di Rosebud, che radunava tanti di quegli artisti, cosiddetti Underground, che abitavano la Rete ai suoi inizi, quando non c’era ancora il massblogging né Facebook, la vita social, e le infinite altre puttanate digitali che testimoniamo adesso. Si viveva una dimensione-altra, più alla “buona”, ma animata dal naturale entusiasmo che tutte le colossali novità portano seco.

Di tuo pubblicavo i bellissimi quadri, le poesie e poi scrissi una review della silloge “Radici Perdute (2009)” che poi tu riprendesti su Modulazioni dove creasti una sezione per quelli che chiamavi i miei saggi brevi. Volevo dirti grazie. Non perché pubblicasti quei lavori, ma perché sei stato uno dei rari personaggi, tra i tanti che hanno sempre frequentato i miei siti e hanno fatto un po’ quello che hanno voluto, spesso palesando grossi limiti di memoria, che, senza che chiedessi mai, ha fatto qualcosa per me. Non è quello che hai fatto che mi interessa (non mi è mai interessato), ma è il pensiero che hai avuto. Soprattutto, in quella decina di anni in cui ci siamo sempre sentiti ad intervalli regolari, sei sempre stato persona immensamente cortese, che ha saputo rispettare il diverso “sentire” altrui, che non ha mai tentato di imporre la sua volontà in casa non sua e che continuava a dare… a regalare la sua arte, il suo anelito verso qualcosa d’altro, qualcosa di più importante, pregnante, in maniera davvero disinteressata. E ciò che hai fatto con me lo hai fatto con infiniti altri….

Ecco, mettiamoci d’accordo proprio in questo modo: ti scrivo solo per dirti grazie. Di tutto il resto ne parleremo e ne rideremo quando ci incontreremo ancora, che spero fortemente non sia troppo in là. Nel sogno di questa mattina infatti io sono dovuta scendere dall’autobus affollato ma se ci fossi rimasta non sarebbe stato un male. Visto che sono ancora qui però, l’occasione per dirti un grazie più sostanziale non me la faccio sfuggire e quindi sempre oggi voglio creare sul sito una sezione a te dedicata che resterà su Rosebud fino a quando esisterà Rosebud, fino a quando io, o chi per me, potrà farlo esistere. E sarà in infinite occasioni che riproporrò i tuo quadri che sono riuscita a “salvare” su questo sito…. purtroppo le pagine di Terza Pagina non esistono più; ad un tempo vedrò come ricordarti altrimenti…. in futuro. Ricordarti a me stessa e a coloro che non ti hanno conosciuto e che non hanno mai saputo della tua infaticabile attività online, della tua determinazione, che è la mia, a dire “Io esisto. Io sono questo”, ad affermare la tua identità oltre i limiti anagrafici.

Ti mando un grande abbraccio con immutabile affetto e ti lascio con una tua bellissima poesia che trovo molto adatta ai tempi difficili che viviamo,

Rina Brundu, in Dublino, 23 luglio 2016.

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Franco Santamaria

NON DIMENTICHIAMO (da “Radici Perdute”)

Non dimentichiamo (non vogliamo) le stelle
uncinate dai cieli della speranza
per montagne di ossa e di cenere
in campi elettrospinati
– era tornata
la storia al via della pietra scheggiata
al gutturale comando di bestia.

Non dimentichiamo (non vogliamo) i fiori
recisi e gettati
nel buio che annera ogni altro colore,
fuorché il rosso del sangue
– ha ripreso
la storia il suo orizzonte a ritroso.

Non dimentichiamo (non vogliamo) le morti
a mucchi montate sui carri
che corrono ognora sulle rotte dei venti
– di questa storia non vogliamo essere noi.

PS Qualora qualcuno della famiglia di Franco passasse di qui, lo invito per cortesia a scrivermi all’indirizzo redazione.rosebud@yahoo.com. Grazie

Una biografia e altre notizie su Franco Santamaria tratte dal sito

http://www.tursinet.it/notizie/53-in-ricordo-del-poeta-franco-santamaria

In ricordo del poeta Franco Santamaria
Tursi – Francesco Santamaria è morto a Poviglio (Reggio Emilia) il 5 ottobre scorso. Aveva 77 anni essendo nato a Tursi nel 1937. Franco Santamaria era un poeta. La Gastaldi Editore in Milano aveva pubblicato, il 30 luglio del 1964, la sua prima raccolta di poesie dal titolo: “Primo Lievito” nella collana “Poeti d’oggi”. Il libretto di 41 pagine che conteneva 30 poesie e costava all’epoca lire 400, venne apprezzato solamente dagli amici, con i quali aveva recitato nella compagnia teatrale, che il suo direttore, il compianto don Luigi Santmaria, aveva battezzato: “La Compagnia dei sempre giovani” e lui “Ciccio” come lo chiamavano i compagni, recitava solo poesie. Poi era andato a studiare a Napoli, dove si era laureato in Lettere e Filosofia e dal 1990 insegnava Letteratura Italiana e Storia ad Afragola (NA) all’Istituto Professionale di Stato per i Servizi Commerciali e Turistici (I.P.S.S.C.T). Ha dedicato il maggior tempo, oltre alla famiglia, alla scuola, realizzando con studenti e colleghi un magnifico rapporto di amicizia e collaborazione. Solo dopo il pensionamento, si è dedicato con maggiore tranquillità e impegno all’attività di poesia, narrativa e pittura. Aveva redatto, su internet, la “Rassegna dei Siti Culturali” e realizzato il sito http://www.modulazioni.it
dove aggiornava sugli eventi culturali che si verificavano in Italia. . Oltre al suo primo libro aveva pubblicato: “Storie di Echi” nel 1997; “Echi ad incastro” nel 2004; “Radici Perdute” nel 2009; i racconti: “Se la catena non si spezza” e “Passaggi d’ombra”; il romanzo: “I cavalli di grano”. Di lui hanno scritto critici letterari e alcuni suoi scritti sono stati inclusi in antologie letterarie e riviste. Il 3 ottobre 2010 era stato insignito della Medaglia della Presidenza della Camera per “alti meriti culturali”. In Primo Lievito, c’è il mondo contadino dei suoi genitori, delle ricamatrici, il suono delle campane della chiesa, il cielo visto dalla finestra di casa sua, la terra vicina al fiume Sinni, il convento diroccato di San Francesco, il torrente Pescogrosso. La frase più bella: “ma sei sempre tu, madre, ancora / il mio più vivo domani”. Il suo amico Nicola Crispino ha postato su Facebook due foto, una in bianco e nero dove c’è tutta la compagnia teatrale attorno ad un tavolo e un’altra, scattata sulle scalinate della chiesa cattedrale nel 2010. Franco Santamaria si aggiunge agli altri poeti di questo paese, anche se a Tursi era poco conosciuto, perché quando vi ritornava, appariva come una persona normale in visita a parenti e amici.

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