Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Giornalismo italiano – Dalla coverage BBC dei “fatti” di Monaco allo stile Mentana-Berlinguer: aridatece il mitico Guglielmo il Dentone! E sul comunicato “turco” di Giuseppe Giulietti, Presidente FNSI.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

I_complessi_(Guglielmo_il_dentone)

Il mitico Guglielmo il Dentone

di Rina Brundu. Il diavolo sta nel dettaglio. Anche nel giornalismo. L’ho notato ieri mentre come tanti tentavo di sintonizzarmi sul miglior canale che mi permettesse di seguire in maniera ottimale i “fatti” di Monaco, l’ennesima emergenza “terroristica” di questa caldissima estate 2016. Alla fine ho abbandonato la CNN e mi sono sintonizzata su BBC World. Mi ha colpito l’immagine che proiettavano sullo schermo. Sulla destra una locandina scritta titolata WHAT WE KNOW (ciò che sappiamo), con il dettaglio dei fatti cruciali conosciuti fino a quel momento (i.e. il numero di morti, il numero di feriti, la location, gli ultimi comunicati), sulla sinistra dello schermo una schermata più ridotta che mostrava le immagini in diretta, in basso al centro, a caratteri cubitali, il macrodettaglio della breaking news di riferimento. In un attimo io ho saputo tutto ciò che c’era da sapere e nei minuti successivi ho potuto seguire una telecronaca straordinaria portata avanti da giornalisti che si davano il cambio tra l’esterna e lo studio con grande senso del tempo, con un ottimo know-how, con voce pacata ma sempre professionale e che hanno continuato a raccontare l’emergenza mediatica del momento senza strafare mai.

Lo ribadisco, la cosa mi ha colpito moltissimo e da lì a chiedermi perché non possiamo avere questo tipo di professionismo in Italia è stato un attimo. Subito mi è tornata in mente, per esempio, quella che io chiamo la scuola “bulgara” del giornalismo italiano che, con esclusione della bravissima Milena Gabanelli e del suo team, alberga soprattutto nel TG3 e sembra trovare in Bianca Berlinguer il suo leader riconosciuto. Confesso candidamente che io le ragioni di questa “scuola” non le capisco e di conseguenza non riesco ad apprezzarne in pieno il “prodotto” finito e confezionato. Con tutto il rispetto che pur si deve a dei professionisti, trovo il ritmo dei giornalisti del TG3 assolutamente “datato” e fuori luogo rispetto a tutto ciò che può accettare un neurone forse rincoglionito ma abituato ad input digitali e comunicazionali senz’altro più veloci. A volte, tra gli infiniti… uhm… ehm… silenzi non apropos…. che sono ormai diventati “filler” imprescindibili di queste narrazioni giornalistiche (e chi ha dubbi si registri una puntata del TG3, la trascriva e poi ne faccia una analisi testuale), si ha finanche l’impressione di una impreparazine di fondo o di una preparazione affrettata della sbobba mediatica quotidiana che, sono certa, in tempi in cui basta un click per scegliere altrimenti, non farebbe sicuramente felice i “very demanding” direttori di Rete della BBC: sarà dunque che noi non abbiamo quella tipologia di giornalismo perché mancano questa tipologia di direttori di Rete? Tutto può essere nell’Italia del magna-magna mediatico e dell’avanzamento di carriera non per merito ma per motivi anagrafici o peggio ancora in virtù delle “giuste” conoscenze coltivate o del leccaculismo studiato a tavolino.

E poi mi è tornato in mente pure il caso-Mentana. Premesso che a Enrico Mentana bisognerebbe fare un monumento per quel suo salvarci quotidiano dalle usate polpette apologetiche di regime dei vari PD1, PD2, PD3 RAI, che pur sovvenzioniamo con i nostri denari, vero è però che io non concordo con i tanti occhielli d’encomio che spesso gli dedicano i colleghi della carta stampata. Di fatto la “narrazione” mentaniana soffre delle stesse “pecche” di quelle della Berlinguer: è lenta, ripetitiva, infarcita di “filler” da dimenticare, che un minuto si e l’altro pure fanno rimpiangere il giovane e brillante giornalista dalla dentatura prominente Guglielmo il Dentone, interpretato dal miglior Alberto Sordi nel film “I complessi” (1965) diretto, tra gli altri, da Luigi Filippo D’Amico. Tuttavia, a differenza della Berlinguer, che a momenti appare alla stregua di un eremita intellettualeggiante e anelante rifuggiatosi sulla cima della montagna perché infastidito dal “rumore” a valle, Mentana ci offre e ci mette di suo quell’enfasi e quell’entusiasmo che nonostante tutto ti permettono di seguirlo ancora, di rinnovargli la fiducia di volta in volta.

Vero è però che se fossero solo questi i reali problemi del giornalismo italico non ci sarebbe da lamentarsi troppo. Di fatto è stato solo due giorni fa circa, quando a seguito degli esecrabili “fatti” di Turchia e delle nefaste epurazioni “culturali” di Erdogan, ho visto in tv il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa (FNSI), il giornalista e sindacalista Giuseppe Giulietti, intento a leggere un comunicato di “condanna”, che, per dirla con Agatha Christie, sono tornate a “prudermi le mani”. Cioè, va benissimo il comunicato di condanna contra il dittatore Erdogan, ma com’é che non ho mai visto Giulietti, o i suoi predecessari, o chiunque dei tanti che attualmente rappresentano  il giornalismo italiano, intervenire per condannare la dittatura-mediatica operata dal renzismo in Italia? Come mai Giulietti, o chi per lui, non è mai intervenuto a difendere i suoi colleghi epurati dal renzismo? Come mai Giulietti, o chi per lui, non è mai intervenuto a lamentare l’incredibile okkupazione mediatica dei canali RAI che ha perpretato questo governo? Come mai Giulietti, o chi per lui, non è mai intervenuto a “condannare” le scalette pubblicitarie del renzismo dei telegiornali del Servizio Pubblico? Come mai Giulietti, o chi per lui, non è mai intervenuto a sanzionare le home apologetiche dell’opera e del pensiero di Matteo Renzi che ci hanno ammorbato nei 30 mesi appena trascorsi su testate come il Corriere della Sera e Repubblica? O ritiene Giulietti o chi per lui che la “castrazione” mediatica del Sistema sia meno deleteria degli atti di Erdogan? Che le ragioni intellettuali dello spirito siano meno importanti di quelle del corpo?

Ah, saperlo…. e altro che BBC! Sarà poco ma, a titolo di magra consolazione, aridatece in RAI il sembiante splendido e l’indubbio know-how a tutto tondo del mitico Guglielmo il Dentone, SUBITO!

Advertisements