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Giornalismo italiano – Giovanni Floris (vs il barbuto Severgnini), un ritratto breve.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

downloaddi Rina Brundu. Tra i tanti ospiti invitati questa sera da Lilli Gruber ad “Otto e mezzo” (La7) per parlare di Brexit spiccavano le figure dei giornalisti Beppe Severgnini e Giovanni Floris. Soprattutto, spiccavano le differenze tra i due. Severgnini si è presentato in collegamento da Londra con un inedito look barbuto stile sessantottino incazzato d’antan, ma a sputtanarlo era il solito approccio bambinesco e un tanto provinciale di quando parla di cose inglesi, o tedesche, o francesi.... insomma, di cose che non siano Italia, alla stregua dello studente Erasmus che non vede l’ora di tornare a casa per raccontare ai genitori le meraviglie che ha visto. E tale era il suo entusiasmo che ha sbottato finanche contro la Meloni incinta: ma che colpa ne aveva costei se Severgnini aveva passato la notte insonne causa Brexit? Misteri del giornalismo italico.

Di converso Giovanni Floris era collegato da quella che poteva essere casa sua. Per tutto il tempo si è mostrato come sempre attento e rispettoso. A momenti pareva infilzato con un appendino tanto il suo portamento era diritto. Anche le risposte che forniva alla Gruber erano puntuali, garbate, informate, così come le domande. La figura che proponeva spiccava come quella di un grande professionista, senza se ne ma. Una cosa rara in Italia, e quindi una “faccenda” che mi ha colpito moltissimo.

Non amo troppo il Giovanni Floris scrittore come ho riportato più volte anche in questo sito (e comunque qual é quello scrittore moderno che si fa amare davvero?), ma è indubbio che sul Giovanni Floris giornalista io abbia sbagliato di grosso in passato. Certo, resterò sempre una che preferisce i giornalisti stile Montanelli o Fallaci: quelli “opinionated”, insomma, quelli dotati di “passione” naturale, quelli rompicoglioni come me, quelli che hanno idee e le difendono in prima persona, costi quel che costi (vedi l’immortale Giovannino Guareschi), ma è indubbio che esistono anche altre categorie di professionisti molto validi e Giovanni Floris appartiene a quelle.

Di fatto in Italia è quasi un miracolo un tale approccio professionale al mestiere e bene ha fatto Cairo a portarlo a La7, mentre adesso comprendiamo anche meglio il perché la Rai lo abbia lasciato andare: che ch’azzecca Floris con i Vespa, gli Orfeo e tutta la corte renzista adorante? Proprio nulla!

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