Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Finale di AMICI apologia del politically-correct artistico e borghese. Sul defilippismo di ritorno della gerontocrazia dell’ex-sinistra da De Gregori al cavalier cortese Paoli e sull’altro… Sergio.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Maria-de-Filippidi Rina Brundu. Quest’anno ho deciso di seguire la finale di Amici, che sarà mai? Del resto Santa Maria de Filippi ha un dono che desiderebbe ogni membro della nostra inqualificabile casta politica: è impossibile coltivare forti sentimenti critici contro il suo spirito. E questo nonostante sia l’infaticabile conduttrice di programmi come “Uomini e donne” che a voler essere teneri sono un insulto, uno sputo al cuore dell’essenza più vera del nostro neurone rincoglionito.

Sheldon Cooper direbbe “I believe in giving credit where credit is due!”, o più provincialmente direbbe che bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Di fatto Maria De Filippi continua ad essere l’unico bipede movente sui palcoscenici televisivi italiani che conserva un qualche merito. Giorni fa Blob ha mostrato un altro di quegli spezzoni di trasmissioni del tempo che fu condotte da intrattenitori e conduttori che sapevano fare qualcosa: dove sono finiti? Sono giunta alla conclusione che siano stati inghiottiti dalla gerontocrazia “artistica” che alla maniera di quella politica in Italia divora tutto e tutti, con la differenza che nel mondo dello spettacolo il “trucco” viene di norma sputtanato molto prima, celermente. Ma la faccenda non riguarda Maria, appunto.

Il problema principale dell’Amici di questi tempi è l’essere diventato un’apologia del politically-correct artistico e borghese. Certamente non tutto per demerito del programma, ma anche perché nell’era digitale è davvero difficile trovare qualcosa di autentico, di genuino, quel non-so-che che non si è stati ancora capaci di sdoganare, la perla rara. Resta l’idea che il brand del perbenismo marchia senz’altro a fondo il defilippismo che in altri tempi non sarebbe mai stata corrente artistica rispettata dalla ex-sinistra dei De Gregori e del Gino Paoli cavalier cortese (che la scorsa settimana ha finanche sussurrato alla De Filippi: sei carina), i quali l’avrebbero evitata come la peste. Ma erano altri tempi appunto, tempi in cui De Gregori non incensava la superstizione religiosa, Gino Pauli era un mito intoccabile e il renzismo non muoveva oltre il mito di Heidi e sognava “La Ruota della Fortuna” come limite d’intelletto ideale e orizzonte privato socialmente accettato; detto altrimenti il renzismo  non  li aveva ancora parzialmene rincoglioniti (non ci aveva ancora parzialmente rincoglioniti).

Consequentia-rerum, conseguenza delle cose è che i tempi morti di “Amici” sono davvero tanti, per la precisione il programma è puntellato di tempi noiosi che certo non abbiamo visto pochi giorni fa nella finalissima dell’EuroFestival. Concediamo quindi che la “boredom” è un tratto tipico del modo di fare intrattenimento italico (vedi il nostro ranking nelle classifiche di quel festival globale), ma concediamo pure che di tanto in tanto “Amici” propone delle perle che al Festival europeo se le segnano, then what next? A mio avviso, la De Filippi dovrebbe ulteriormente premere l’acceleratore su un altro bottone da lei preferito: quello della dirittura low-profile a cui ha fatto ricorso anche stasera per ringraziare l’editore delle “belle parole avute per il programma” con un inciso quasi soprannaturale nella sua evanescenza e che sarebbe buona cosa segnalare al Carlo Conti intento ad omaggiare il pantheon manageriale RAI in quel di Sanremo.

E poi bisognerebbe insistere sui contenuti e sulla qualità e sul controcanto della Oxa, laddove un po’ di pepe non fa mai male, sempre a proposito di noia. La vittoria annunciata di Sergio è stata comunque meritata: size does matter, magari anche su scala Eurofestival e globale, perché no? L’altro Sergio permettendo (video – link in calce)….

Advertisements

2 Comments on Finale di AMICI apologia del politically-correct artistico e borghese. Sul defilippismo di ritorno della gerontocrazia dell’ex-sinistra da De Gregori al cavalier cortese Paoli e sull’altro… Sergio.

  1. A me manca sempre il coraggio di guardare questi programmi.

1 Trackback / Pingback

  1. Apologia di Anna Oxa in fuga dall’Italia (per motivi di sicurezza) e contra programmi patinati. Sul “Caso” Anna Oxa ad “Amici” di Maria de Filippi. – Rosebud – Critica, scrittura, giornalismo online

Comments are closed.