PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Diario di bordo (3) – Dallo spazio di Hilbert a… c’é ignoranza e ignoranza.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

DSC01219di Rina Brundu. Sono certa che i più arguti tra i miei quattro lettori avranno notato che a volte riprendo quache argomento da Wikipedia e lo ripubblico quasi uguale. L’ultimo è stato il post titolato “Lo spazio di Hilbert” nella categoria Fisica e Matematica. Perché lo faccio? Perché penso che ci siano concetti che vale la pena enfatizzare, pubblicizzare, e che si perderebbero altrimenti nel mare magnum del know-how wikipedico e digitale. E poi lo faccio perché a volte si tratta di concetti presentati in qualche video che linko al sito e dunque quei post hanno un valore didattico, almeno per chi è interessato a dati argomenti.

Fermo restando che non bisogna mai dimenticare che c’é ignoranza e ignoranza. C’é l’ignoranza che si può combattere studiando e poi ce n’é un’altra di altro tipo. A dire il vero fino a pochi mesi fa trattavo questo particolarissimo concetto in maniera quasi sacrale e molto, molto politically-correct. Sostenevo con molta foga che nessuno fosse intitolato a dare dell’ignorante a nessuno e sovente citavo l’esempio magistrale del villico che su argomenti pregnanti – quali il sopravvivere giorno per giorno – ne sa più del professore. Ma non mi fermavo qui. Ricordo che leggendo un qualche brano biografico di Grazia Deledda me la presi a cuore contro la scrittrice nuorese che aveva osato lamentare “l’ignoranza” dei suoi concittadini, e aver fatto di quella cagione uno dei motivi pregnanti che l’indussero a lasciare la sua terra natale senza troppi rimpianti….

Come osava la Deledda dare dell’ignorante a… ai suoi concittadini, ai suoi padri, ai suoi antenati, finanche ai suoi fratelli? Come si permetteva? Confesso che per capire che la Deledda stava invece guardando con occhio clinico, critico e distaccato il suo mondo – proprio come dovrebbe sempre essere l’occhio di un osservatore acuto e accorto – e che nel fare questo – lungi dal deprimerlo o odiarlo – gli stava facendo solo del bene, mi ha preso parecchio tempo. Confessare la cosa mi imbarazza più di confessare un qualsiasi altro torto commesso: mi imbarazza ammettere che il mio spirito non fosse “acuto” e “accorto” abbastanza, saggio abbastanza, pronto abbastanza ma che fosse rimasto a suo modo ingolfato dentro dinamiche perbenistiche e fondamentalmente bigotte, perché sovente il politically-correct è solo la versione cool e 2.0 del perbenismo e del bigottismo.

L’esperienza di vita – e per certi versi anche i tanti accadimenti occorsi su questo sito – mi hanno invece insegnato che l’ignoranza esiste e può essere qualcosa che non si può colmare con un corso universitario, leggendo un libro o pubblicando un post molto knowledgeable su un blog. L’ignoranza esiste e far finta che non esista non aiuta nessuno: esiste nei preconcetti che possono avviluppare ognuno di noi, negli indottrinamenti atavici che non osiamo mettere in discussione per paura di cosa penseranno gli altri, esiste nel pettegolezzo quotidiano. Esiste nelle nostre case, negli uffici, sovente in luoghi dove non ti aspetteresti mai di trovarla. Esiste soprattutto nella superstizione che in Italia soprattutto riguarda interi sottomondi e microcosmi senza distinzione tra nord e sud, est e ovest.

Esiste ed è in agguato per tutti noi e a mio avviso è malattia come nessuna, da combattere come nessuna.

Ecco: quando vedete sul sito post come quelli già menzionati, o quando vedete post satirici particolarmente corrosivi come quello pubblicato quest’oggi a proposito delle future diaconesse nella Chiesa Cattolica, o quando osservate che m’incazzo particolarmente contro qualcosa… pensate solo che sto combattendo o sto tentando di combattere la mia atavica ignoranza.

Di fatto l’ignoranza ha un solo pregio: esistendo ci permette ogni giorno di imparare qualcosa di nuovo o di fare qualcosa di nuovo per sconfiggerla. A mio modo di vedere non è cosa da poco, proprio no!

Have a goodnight!