PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Diario di bordo (2) – Dei siti e delle vite che debbono fare una differenza…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

DSC01102di Rina Brundu. Che poi uno si chiede: ma perché tenere un sito così? Perché non curare un sito di fotografie scattate in viaggio, di ricette gustose, perché non fare la fashion-blogger che fa tanto cool e nessuno si incazza con te e quei post fanno tanti likes e tanti followers? Perché purtroppo sono venuta al mondo con interessi-altri: fotografie ne scatto parecchie ma per lo più le tengo per me, il privato per quanto è possibile deve restare privato e non è un paradosso nella società social o per qualcuno come me che da più di 13 anni ha messo in Rete tanta parte della sua essenza.

Cucinare non so cucinare, so fare qualcosa ma non lo ritengo importante. Non sono nata con il bottone domestico ON, penso che la vita sia altro che discutere la spesa, mangiare, fare compere, fare shopping, andare in giro per locali. Senza considerare che tutte queste attività mi hanno sempre portato una noia alla massima potenza o come dicono qui, mi portano BOREDOM. Che io mi annoio facilmente comunque, per la precisione mi annoia quasi tutto, tranne ciò che non so e avrei dovuto conoscere.

Vuoi mettere l’emozione che può dare il sapere che ad ottobre 2018 verrà lanciato il James Webb, un telescopio così potente che rivoluzionerà le nostre conoscenze del cosmo. Sappiamo già che lo farà e troverà infiniti pianeti simili alla terra, troverà la vita come noi la intendiamo. E ci sarebbero tanti altri momenti simili che potrei listare. Momenti che sapranno fare una differenza. Sì, perché la nostra vita – proprio come diceva la giovane Margaret Thatcher al futuro marito Denis che la chiedeva in sposa – deve fare una differenza.

Fare una differenza non significa che tutti noi dobbiamo diventare Primi Ministri della Gran Bretagna, ma significa che dobbiamo avere il coraggio di seguire la nostra indole. Anche quando questa indole ci porta verso sentieri non convenzionali verso strade che siamo noi stessi i primi a non comprendere.

La vita è altro! L’ho già detto, qua sopra, ma me lo sono ripetuto per una esistenza intera. Con questo non voglio dire che so cosa sia la vita. Al contrario, più vado avanti più la trovo una esperienza inutile, stancante. Una esperienza che anche in quelle vite mirabili che hanno dato contributi straordinari all’umanità intera si risolve in pochi istanti illuminati e poco altro. Pensiamo ad Albert Einstein per esempio. I più lo conoscono come un uomo dal genio straordinario ma forse non tutti sanno che ha avuto sia le sue debacles professionali (non ha capito l’importanza di ciò che gli raccontavano le sue stesse equazioni a proposito di mondo subatomico e delle sue peculiari proprietà), e soprattutto le sue debacles personali. Credo che il Nobel australiano Patrick White potrebbe descrivere la vita privata di Einstein come uno shipwreck da ricordare: il distacco dalla famiglia, l’odio generato nella prole, le donnette di strada con cui si divertiva. E Einstein è solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare, neppure il peggiore.

La verità è che la vita è una esperienza sopravvalata, sotto qualsiasi punto di vista. Lapalissianamente si potrebbe far notare che se non si fosse vivi il problema non si porrebbe. E chi ci garantisce che quella – il non esistere – non sia l’opzione migliore? Per favore non raccontatemi che lo sostiene don Mario della parrocchia sotto casa perché poi vi banno ve la prendete con me e siamo di nuovo punto a capo…

Com’era? Ah sì: ma perché tenere un sito come questo? Ah, saperlo!

Have a goodnight!

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