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Giornalismo italiano a “DiMartedì”: per un Corsera che insegue Fabrizio Corona bravissimi Giovanni Floris e il sognatore Gianluigi Nuzzi. E sul “Mea culpa” di un Corrado Augias in odore di querela… o di pensione.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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L'incredibile home coronica e carefree del Corsera...

di Rina Brundu. Sovente si interviene solo per criticarli i giornalisti: io per prima. Parto dal presupposto che chi manda messaggi pubblici su scala nazionale abbia delle responsabilità e che quindi sia criticabile in tutto ciò che dice e in tutto ciò che fa. Parto anche dal presupposto che chi fa il giornalista abbia un ruolo ben preciso, che nel caso di un giornalista politico e/o di un opinionista è imprescindibilmente quello di fare il cane da guardia di qualsiasi Esecutivo al potere: così funziona la democrazia, quella vera, quella sana!

Rispetto a questi argomenti il grande problema italiano… sono almeno due: da un lato non abbiamo quasi più editori puri, dall’altro abbiamo un Servizio Pubblico senza indipendenza né autonomia che diventa (e spesso anela a diventare) immediatamente il primo frutto prelibato ingollato e metabolizzato da qualsiasi nuovo governo (sebbene per correttezza occorrra sottolineare che a memoria d’uomo non si era mai visto in Italia ciò che è accaduto col presente governo Renzi!).

Non sorprende quindi se – a fronte di organi mediatici di punta quali i canali Rai, appunto, e i giornali come il Corsera che sono diventati nel tempo (o forse sono sempre stati), meri strumenti di emanazione della volontà del padrone – per cercare sacche di “resistenza” giornalistica bisogna guardare altrove, per esempio nelle trasmissioni delle reti televisive dell’unico editore puro che ci sia in Italia in questo momento, Urbano Cairo.

Da questo punto di vista trasmissioni come “DiMartedì” (La7) di Giovanni Floris sono un vero fiore all’occhiello. Bellissima puntata anche quella di stasera con Marco Damilano, vicedirettore dell’Espresso, che ha fatto una critica ragionata della deriva renzistica presente rispolverando il caso Banca Etruria con le ultime novità scrupolosamente censurate dai giornali e dalle televisioni renziste. Poi è stato il turno del solito bravissimo Crozza e quindi di un Gianluigi Nuzzi in grande spolvero che ha discusso con Floris di vitalizi e ancora di Banca Etruria. Se dovessi descriverlo altrimenti, direi che è stato un momento di televisione normale in un paese normale: perché non si può avere sempre, specie in Rai, questa tipologia di approccio al professionismo?

La ciliegina sulla torta l’ha invece regalata un Corrado Augias che di questi tempi pare invasato da spirito prezzemolino. Cosciente delle critiche ricevute dopo le sue esternazioni sul caso Caivano, e la minaccia di querela da parte della famiglia della piccola Fortuna, il giornalista ha fatto mea culpa. Augias non ha cercato scuse ma ha detto chiaramente di essersi mal spiegato e che non avrebbe  dovuto parlare così: chapeau!

In realtà la settimana scorsa avevo seguito il discorso di Augias. Certamente il giornalista si era cacciato in un discorso opinabile e discutibile quando ha detto che la piccola Fortuna nella foto divulgata si atteggiava a donnetta più grande, ma francamente solo chi era in mala fede avrebbe potuto pensare che Augias intendesse dire che la piccola se la fosse cercata. Da persona che proprio su questo sito ha fatto innumerevoli battaglie contro il machismo e contro il bigottismo, dico che è più abominabile il pensiero che hanno avuto questo persone. Bisognerebbe insomma dare sempre all’uomo ciò che è dell’uomo e anche dare maggior credito agli altri, soprattutto su argomenti così forti e delicati.

Magari fosse solo una naiveté comunicazionale il maggior vizio del giornalismo italiano, sai che festa!

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