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Cinema: Superdonna LUCY (2014) di un Luc Besson quasi filosofico e RAN (1985) di Akira Kurosawa, King Lear sui-generis.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Lucy_(film)Solo qualche consiglio cinematografico su due lavori che vale davvero la pena vedere. Di fatto questo LUCY (1) diretto dal francese Luc Besson convince.  A convincere non è tanto la sceneggiatura condita di mafia koreana e improbabili droghe ultima generazione quando piuttosto la vera “sostanza”, ovvero la dirittura filosofica di background. Una visione cosmica certamente rubata alle ultime teorie quantistiche e parapsicologiche ma proprio per questo molto CONVINCENTE. Con l’aggiunta che la presenza di Morgan Freeman riesce a dare credibilità anche a un elfo verde in bosco infestato da fantasmi.

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Akira Kurosawa

Il RAN (1985) di Akira Kurosawa non ha bisogno di presentazioni sia nell’essere gemma tipica del regista giapponese, quindi imbottita delle sue atmosfere rarefatte preferite, sia nell’essere una riuscitissima reinterpretazione (sui generis, molto sui generis) dell’immortale King Lear di Shakespeare. Come a dire che non c’é nient’altro da dire. Enjoy!!

Rina Brundu Fecit

 (1) Lucy è un film del 2014 diretto da Luc Besson e interpretato da Scarlett Johansson, Morgan Freeman e Min-sik Choi.

Trama (SPOILER ALERT!!)

Lucy è una ragazza di venticinque anni che studia a Taipei, si sballa di continuo ai rave party e non sa cosa fare di se stessa. Un giorno il suo ragazzo, Richard, la obbliga a consegnare una valigetta in sua vece: al momento della consegna il ragazzo viene ucciso e Lucy viene rapita da un gruppo di criminali coreani. Obbligata a lavorare come corriere della droga, le viene inserita chirurgicamente nell’addome una sacca contenente una nuova sostanza, il CPH4 sintetico, un enzima prodotto dalle madri in gravidanza per mettere in moto lo sviluppo del feto. A seguito di un pestaggio a cui viene sottoposta da uno dei gangster che vorrebbe abusare di lei, il pacchetto che trasporta si lacera e il contenuto si riversa all’interno del suo corpo. Le sostanze vengono assorbite dal suo organismo e Lucy acquista straordinarie capacità fisiche e mentali, aumentando a dismisura la capacità di sfruttamento del proprio cervello. Inizia così per la protagonista un viaggio ai confini della fantascienza.

Scappata dalla cella e priva di qualsivoglia emozione umana uccide molti dei membri della banda di trafficanti di droga, quindi raggiunge un ospedale dove viene operata al fine di estrarre il sacchetto rotto all’interno del proprio addome.

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Terminata l’operazione, durante la quale telefona alla madre dicendole di ringraziarla per tutti i momenti di affetto della sua vita che ora ricorda fin da quando si trovava ancora nell’utero materno, torna a casa dove trova la coinquilina che le presta il proprio computer. In pochi minuti di ricerca su Internet legge e impara a memoria tutte le 6734 pagine di ricerche scritte da Samuel Norman, un famoso professore universitario di biologia dell’Università di Parigi, che decide di contattare.

La giovane Lucy ha quindi una conversazione con il professore, durante la quale rivela di poter controllare l’elettricità apparendo nel suo televisore, cellulare e molto altro; tuttavia, confessa di non sapere che fare delle sue facoltà, avendo ormai poche ore da vivere: il professor Norman, secondo il quale il senso della vita non è altro che il tramandare l’esperienza, le chiede perciò di trasmettere le sue conoscenze perché l’intera umanità ne possa trarre giovamento. La giovane lascia il paese diretta verso la Francia: arrivata all’aeroporto modifica, con la sola forza di volontà, il suo aspetto e contatta Pierre Del Rio, un poliziotto francese, denunciando altri tre corrieri della nuova droga.

Dopo aver rischiato che la sua mente disintegrasse il corpo per espandersi sotto forma di energia, Lucy riesce ad arrivare sana e salva a Parigi grazie ad un’altra assunzione del CPH4 sintetico: qui, una volta recuperate le tre sacche di droga dalla polizia francese, se ne impossessa e, con l’aiuto di Del Rio, incontra il professor Norman. All’università Lucy spiega a Norman che, come questi aveva teorizzato nelle sue ricerche, l’accesso a percentuali sempre più alte delle sue facoltà mentali la rende capace di controllare il suo corpo, quello degli altri, la materia e l’energia; qui Lucy rivela anche che non è la matematica, né la fisica, né nessun’altra disciplina creata dall’uomo per meglio descrivere l’universo, è ciò che ne governa le leggi: l’unica vera cosa che regola l’esistenza è il tempo. Norman e i suoi assistenti aiutano perciò la giovane ad assumere l’enorme quantità di droga rimasta, per permetterle di raggiungere il 100% dell’attività cerebrale.

Durante il processo, durante il quale i trafficanti di droga che l’hanno trovata assaltano l’università ed ingaggiano un violento scontro a fuoco con gli uomini di Del Rio, Lucy raggiunge percentuali sempre più elevate di capacità e, giunta al 99%, crea un supercomputer nel quale riversa tutta la sua conoscenza, e scopre di potersi spostare a piacimento nello spazio e nel tempo, fino addirittura al momento del Big Bang o ancora prima, e fino a toccare con mano l’ominide Lucy, capostipite dell’umanità suo omonimo. Raggiunto il 100% delle sue facoltà, Lucy trascende il tempo e lo spazio e sparisce, lasciando tutte le sue conoscenze nelle mani del professore in una chiave USB. A quel punto Del Rio, chiedendo dove sia finita Lucy, riceve all’istante un messaggio sullo schermo del suo cellulare che spiega tutto: “Io sono ovunque”. (tratto da Wikipedia)