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Rottamazioni di democrazia

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

rottdi Umberto Scopa. Archiviato infine anche il referendum sulle trivellazioni marine. Secondo i costumi di questo paese il referendum è transitato come un fortunale improvviso sulla calma piatta e paludosa del nostro vivere (poco) civile, per scomparire, nel giro di pochi giorni, nel mare magnum della dimenticanza. Fino a pochi giorni prima quasi nessuno aveva presente il problema, e questo era disdicevole, qualche giorno dopo invece tutti erano esperti di trivellazioni, o economisti, o geologi o ambientalisti; anche gli astenuti che, a loro dire e vanto, non erano astenuti per indifferenza (non sia mai!), apparendo la cosa disdicevole, ma erano astenuti per precisa e ponderata scelta politica.


Il Presidente del Consiglio, così chiamato per dare consigli, consigliava appunto in luogo del voto di preferire una gita al mare, dove le uniche cabine, non certo elettorali, erano quelle balneari. Decenni di incessante puntellamento “omnipartisan” per rinforzare il pericolante muro dell’impegno civico dei cittadini, e contenere le dilaganti crepe dell’astensionismo, abbattuti dal “rottamatore”. Improvvisamente dagli incessanti cinguettamenti del rottamatore il voto appariva un capriccio concesso dai costituenti ai cittadini in un raro momento di distrazione. Improvvisamente questo capriccio devastava le casse dello Stato, dove prima mancavano solo 80 euro per il pareggio perfetto di bilancio, mentre dopo lo scempio referendario il disavanzo era terrificante. Con i soldi buttati via per il carnevale elettorale l’Italia scopriva, grazie al rottamatore, che si potevano anche comprare tanti vagoni per i pendolari da comporre un convoglio lungo dalle Alpi alla Sicilia, e magari che sarebbero arrivati anche in orario. Poteva fare anche meglio, a pensarci, come rammentarci l’utilità che le piattaforme possono avere per salvare i barconi di disperati alla deriva in mare. Ma forse ha pensato –il rottamatore- su questo perdeva consensi. Così il rottamatore –a suo dire- con la mano sul cuore difendeva i posti di lavoro degli operai delle piattaforme, anche se questi sapevano benissimo che nella vicenda in questione la difesa del loro posto di lavoro dipendeva solo da una congiuntura astrale, cioè la coincidenza con l’interesse dei petrolieri; del resto quando si trattava di bombardare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (che difendeva i loro posti di lavoro più di quanto sono usi fare i petrolieri) il rottamatore salterino era dall’altra parte della barricata. Mentre i posti di lavoro diventano sempre più precari, le concessioni ai petrolieri, quelle no, per il rottamatore devono essere senza fine.

Certo, mettere termine alla concessione a un petroliere può far perdere il lavoro a molti operai, ma un operaio specializzato sulle piattaforme forse il lavoro lo ritrova subito sotto il nuovo concessionario, nonchè datore di lavoro. Quindi sorge il sospetto che l’interesse a rischio sia solo quello del petroliere attualmente concessionario. E i soldi che perde lo Stato per continuare a non essere tenuto a rimettere a gara le concessioni, ecco quelle il rottamatore super partes non li quantifica in vagoni del famoso treno per i pendolari che improvvisamente, increduli, si trovano al centro della ribalta. Che poi i soldi spesi per il referendum il rottamatore poteva anche compensarli con quelli risparmiati quando lui è andato al governo senza consultazioni elettorali, volendo proprio essere precisi come contabili.

Così il fortunale referendario si allontana ripristinando nei luoghi attraversati la precedente calma piatta. Sulla questione ambientale i neuroni di chi si sforza di pensare onestamente si sgretolano imotenti nella morsa degli opposti argomenti scientifici. Nell’incapacità di fare chiarezza, la morsa si sposta sulla questione delle priorità. “Ci sono altre priorità” è un passepartout per aprire un altro dibattito senza fine che ha due scopi fondamentali sui quali la nostra società si fonda: il primo è di arrivare a non fare assolutamente niente perché ognuno di noi ha una priorità diversa, il secondo di farci al contempo sentire non disinteressati alle sorti della società umana, seppellendo, per quanto si può, il senso di colpa.

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2 Comments on Rottamazioni di democrazia

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