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Quando la morte ci fa belli, o del padre nobile

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

4444di Rina Brundu. È difficile immaginare un moderno padre nobile di un qualsiasi movimento o partito politico italiano. Ragionando in questi termini tornano alla mente solo immagini datate, tipo quelle del funerale di Berlinguer, un’utopia nell’Italia renzista post Tangentopoli 1 e 2. Ma nel giorno dei funerali low-profile di Gianroberto Casaleggio, celebrati con quei brindisi liberatori così rari in un paese bigotto come il nostro e a suon di cori inneggianti all’onestà politica (esplosione dell’animo ancora più rara), è giusto concludere che se oggi c’é un gruppo politico che ha un padre nobile a cui guardare questo gruppo è proprio quello dei pentastellati.

Non è una questione da poco: costruirsi radici, modellare un’identità definita è il primo passo necessario a qualsiasi entità, politica, commerciale, civile che sia, per diventare pedina sociale accettata dai più. L’avere un passato a suo modo edenico da lustrare e tirare fuori dagli armadi all’occorrenza, diventa elemento importantissimo quando si tratta di far quadrare le ragioni importanti che giustificano l’esistenza stessa di quell’entità, quando si tratta di risolverne i conflitti interni, deciderne una linea condivisa d’azione futura. Detto altrimenti, lo si fa tutti insieme soprattutto in nome di quel padre nobile, lo si fa in suo onore, lo si fa seguendo la linea da lui tracciata e tentando per quanto si riuscirà di non sgarrare mai da quella.

Lo ripeto: non è una questione da poco. Di fatto quel che manca alla maggior parte dei partiti politici italiani è proprio un padre nobile riconosciuto come tale da tutti: manca al PD dei vari Gramsci e Berlinguer defenestrati dall’affarismo interessato renzista, manca a partiti come Forza Italia, laddove la ferma determinazione di Berlusconi a non scegliersi un delfino e a non abbandonare la scena quando era necessario farlo, sono state tra le prime cause del suo fallimento politico, manca a tutte le altre micropedine che formano il panorama politico italiano, proprio in virtù della loro dimensione mini e sovente dell’immagine non proprio specchiata dei vari leader che li guidano.

Nel suo piccolo la figura di Casaleggio diventerà probabilmente la figura di un piccolo Steve Jobs italiano, uno Steve Jobs sui-generis ma nell’epoca degli eroi digitali epici si tratta di tesoro da non scartare. Men che meno dovrebbe essere faccenda guardata con sufficienza dai rappresentanti dei vari partiti storici attualmente delegittimati da una vita recente da dimenticare. Di fatto la visione civile che oggigiorno viene chiamata “dell’antipolitica” a breve, brevissimo, soprattutto per ragioni anagrafiche, sarà la visione civile della nuova classe dirigente. Di quella generazione di nativi digitali che, ci auguriamo, seppellirà definitivamente le interessate motivazioni della pseudo-politica d’antan e darà una qualche speranza di rinascita a questo Paese martoriato sia da un punto di vista amministrativo che politico tout-court.

La morte ti fa bella recitava il titolo italiano di un fim del 1992 diretto da Robert Zemeckis. Paradossalmente questo è proprio ciò che è successo anche al Casaleggio cenerentolo trasformato, egli stesso, dalla grande “livella”, quasi come per magia e nottetempo, nella più grande eredità che i pentastellati potessero ricevere; trasformato, insomma, in padre nobile. Di nuovo: non è una questione da prendere sottogamba e a mio avviso cominceranno a sentirsene gli effetti anche molto presto.

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