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“Il Punto di Franco Di Mare” e la legge del Far-West di Internet. E sul perché mi fido più di Zuckerberg che di Alfano.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

330px-Mark_Zuckerberg_at_the_37th_G8_Summit_in_Deauville_018_v1di Rina Brundu. Quando posso non ho problemi a seguire Il Punto di Franco Di Mare inserito nel programma Unomattina (Rai1). Il giornalista ha uno stile pacato, sembra fare i suoi compiti a casa prima di esternare e se di tanto in tanto lasciasse spazio e argomenti seri anche alla giovane collega sarebbe quasi un modello professionistico nazionalpopolare; fermo restando che lei dovrebbe prenderseli tali spazi laddove non glieli lascino.

 

Il “Punto” di oggi riguardava la legge del Far-West di Internet e a parte il solito omaggio laudatorio iniziale a Matteo Renzi l’idea in nuce era buona. Per sostenere la sua tesi Di Mare ha scomodato il noto detto di Umberto Eco che lamentava di come la Rete, oltre ad avere portato grandi vantaggi all’umanità, avesse dato voce a “schiere di imbecilli”. Nello specifico, Franco Di Mare ha portato alla ribalta il caso della giornalista de Il resto del Carlino Benedetta Salsi, la quale sarebbe stata fatta oggetto di minacce da parte di Luca Aleotti, un italiano convertito all’Islam, e da gruppi musulmani a lui collegati. La successiva denuncia presentata alle autorità avrebbe portato la magistratura a chiedere a Facebook di rimuovere i post galeotti da quel sito social ma il gruppo creato da Mark Zuckerberg avrebbe risposto picche.

Non conosco il dettaglio di questa vicenda che immagino purtroppo uguale a tanti casi simili, ma se quanto letto corrisponde al vero, incluso il fatto che l’Aleotti avrebbe una storia “criminale” già conosciuta, anziché preoccuparsi di rimuovere i post dal social (dove dovrebbero restare anche a dimostrazione dell’essenza di coloro che li pubblicano), perché non viene dato mandato alle forze dell’ordine di “rimuovere” l’Aleotti? Detto altrimenti non mi riesce di capire come sia possibile che in virtù delle azioni criminali di un singolo si voglia tappare la bocca a tutti. Inoltre, che su queste problematiche, e si dichiari a favore di simili limitazioni della nostra libertà, intervenga il ministro Alfano (pure citato da Di Mare) non mi stupisce, ma la nostra libertà non é cosa da delegare al ministro di un governo che ha dimostrato più volte di metterseli sotto i piedi i diritti civili a seconda della convenienza politica.

Con tutto il rispetto per Alfano io mi fido molto di più di Mark Zuckerberg e del suo concetto di libertà che é quello che in dato modo permette alla nostra anima di sopravvivere in maniera decentemente liberata: questo è tanto più vero quando si abitano paesi come il nostro che vivono di diritti limitati nella pratica come per esempio il diritto alla libertà di stampa (la posizione che occupiamo nella classifica della freedomhouse.org docet!). Purtroppo l’impressione che talvolta si ha, quando si ascoltano queste esternazioni-contra-Rete dei giornalisti d’antan (ne ho lette parecchie da parte dei giornalisti italiani e mai alcuna da parte di giornalisti stranieri), è che in dato modo costoro rimpiangano quel tempo edenico in cui potevano fare, dire, esternare, colpevolizzare, liberare, laudare etc etc… senza contraddittorio, sotto l’ala protettiva del motto “precedenza Stampa” e della loro stessa casta.

Non è più così e questo forse l’hanno capito tutti tranne i diretti interessati, come non hanno ancora capito che per fare il giornalista digitale servono le palle e innumerevoli altri “traits” totalmente ignorati quando si fa l’esamino elementare pensato dall’ODG. Altro che formazione cutting-edge!

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