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Il ramo d’oro. Studio sulla magia e la religione – The Golden Bough di Sir James Frazer un libro da conoscere.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Image5Molti di noi hanno avuto la fortuna di leggerlo e studiarlo all’università, ma in generale questo è un lavoro che tutti dovrebbero conoscere e che insegna tanto... anche a proposito del ciclo vita-morte-risurrezione e dunque dell’origine dei riti pasquali....

Scarica qui il testo originale in formato PDF The Golden Bough

Contenuto dell’opera

Il titolo deriva da un curioso intreccio di due narrazioni molto diverse tra loro, visto che una è mitologica e tratta dall’episodio della Sibilla che consigliò ad Enea di procurarsi un ramo d’oro, prima di discendere nell’Ade, per consentirgli di ritornare dagli Inferi; l’altra invece è una vicenda protostorica e riguarda il rito dell’uccisione dei re nel bosco di Nemi. Frazer analizza le origini di ogni uso, costume, rito, considerando le pratiche religiose e magiche, le superstizioni, i miti attuali e antichi di tutto il mondo.

È da notare la presenza di due versioni dell’opera, una maggiore completa di ricche notazioni, e una minore (come questa distribuita dalla Newton), sintesi della precedente e priva delle annotazioni che, peraltro, secondo l’Encyclopaedia Britannica erano spesso inesatte e di seconda mano.[senza fonte]

L’opera si può suddividere in due principali sezioni: la prima si intitola “Re maghi e dei morituri”, e descrive le varie vicende di re sacri, eliminati per rito tradizionale, soprattutto in popolazioni la cui cultura è ancora impregnata e influenzata dalle usanze e dalle necessità agricole. Le ambientazioni sono per lo più africane e inerenti al mondo classico. Tra le tematiche affrontate da Frazer, vi è una teoria sulle strutture della magia, sul culto della natura e degli alberi, sull’origine e diffusione dei tabù, oltre alla riscoperta di numerosi personaggi classici, quali Osiride, Adone, Demetra, Dionisio, messi in relazione ad una divinità della terra, dalla morte e della rinascita stagionale.

La seconda parte del volume, presenta un maggior numero di tematiche folkloriche, approfondisce le caratteristiche ed il senso dei riti sacrificali, dei riti espiatori, dell’espulsione del male e del capro espiatorio.

L’autore utilizza il metodo di comparativismo estremo, che gli consente di mettere sullo stesso piano un testo medioevale, un rito indiano e una usanza scozzese, ottenuti con informazioni di seconda mano dai viaggiatori. Quindi Frazer attua una formidabile analisi di elementi separati, non curando eccessivamente l’integrazione culturale.

Il libro inizia con alcuni capitoli dedicati alla dimensione magica-spirituale. L’autore non si limita a descrivere alcuni episodi, inerenti alla materia, raccolti in varie parti del mondo, ma elabora un modello di spiegazione sui princìpi della magia, retto da alcune leggi fondamentali, come quella della similarità, in base alla quale il simile genera il simile, su cui si fonda la magia omeopatica; invece la magia contagiosa è basata sulla legge di contatto che prevede il proseguimento degli effetti scatenati da un contatto reciproco, anche ad una certa distanza. Entrambe le correnti magiche, secondo Frazer appartengono alla grande categoria della magia simpatica, poiché presuppongono una interazione a distanza. Nelle pagine seguenti, Frazer, descrive come si possano conciliare, accostare e sovrapporre la magia e la religione, o per lo meno quanto della sfera magica venga poi ripresa, simbolicamente e non, nei riti religiosi relativi a fasi di sviluppo successive; inoltre si sofferma sull’esercizio dei poteri magici sui fenomeni atmosferici da controllare, quali possono essere la pioggia, il vento, la siccità, l’alternanza delle stagioni, le fasi della luna, il cammino quotidiano e periodico del sole.

Tra gli argomenti toccati dall’autore nella ultima parte del volume vi è anche quello concernente l’anima, intesa come entità materiale, concreta, conservabile all’interno di un recipiente e capace di garantire la salute e la vita dell’essere umano che la ospita abitualmente: perciò, al fine di preservare l’anima, e quindi il corpo, da danni e malattie, vigeva l’abitudine di nascondere l’anima all’esterno del corpo umano ancora in vita, per poi riprendersela una volta passato il pericolo. (tratto da Wikipedia)

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