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Massimo Pittau – La filosofia e le religioni

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

filosofia_front3(Segue dal capitolo 14)A questo punto c’è da fare un’altra importante precisazione: a dare risposte a molte delle questioni su elencate sono intervenute, nella storia dell’uomo, in primo luogo e in prevalente modo parecchie e differenti religioni, “naturali o spontanee” oppure “rivelate”, e ciò esse hanno fatto in quella loro sezione che genericamente si chiama “teologia” oppure “teosofia”.

Rispetto alle quali risposte date dalle varie religioni, è intervenuta in seguito e deve intervenire la filosofia per giudicare se esse siano “risposte motivate o razionali” oppure siano “risposte immotivate od irrazionali” e, in via particolare, se le tesi affermate dalle varie religioni siano altrettante “certezze” oppure siano solamente ed esclusivamente “speranze”. Nei confronti delle varie religioni pertanto la filosofia assume e deve assumere l’importante ruolo di «coscienza critica», di giudizio espresso in ultima istanza.

E ancora a questo proposito si deve riconoscere che in linea di fatto le religioni sono nel passato intervenute e tuttora intervengono a determinare l’atteggiamento dell’uomo rispetto all’eventuale Dio, rispetto ai suoi simili e pure rispetto alla natura, molto più spesso e assai più ampiamente della filosofia e delle filosofie. Detto in un altro modo: nella storia umana, la “morale” degli uomini è determinata e guidata molto più spesso e molto più ampiamente dalle varie “religioni” – pure con le loro numerose contraddizioni e irrazionalità – che non dalla filosofia o dalle varie filosofie.

D’altra parte c’è da considerare che la morale degli uomini, intesa nel suo essere di fatto, in effetti non entra nello studio della filosofia, mentre entra in quello della antropologia culturale e della sociologia. Alla filosofia invece la morale interessa nel suo aspetto deontologico, interessa cioè quando si tratta di studiare e indicare la serie di doveri che si impongono agli uomini nel loro reciproco comportamento di convivenza. E io sono dell’avviso che questi doveri abbiano come basi fondamentali almeno queste tre:

  1. I) «Fa’ agli altri uomini ciò che vorresti che sia fatto a te stesso».

  2. II) «Non fare agli altri uomini ciò che non vorresti che sia fatto a te stesso».

      3. III) «La tua libertà di azione è tanto ampia fino a che trovi il suo limite là dove inizia una uguale libertà di ciascuno degli altri uomini».

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1 Comment on Massimo Pittau – La filosofia e le religioni

  1. A mio avviso non può esistere una distinzione tra religione “naturale” e religione “rivelata”. Rivelata da chi? Se è “rivelata” da un uomo ad un altro uomo è di logica una subcategoria di una religione “naturale” (per quanto pure questo termine andrebbe analizzato più specificatamente e definito in maniera più sostanziale perché ci sono infinite sottigliezze da tenere in conto). Per quanto mi è dato di sapere non esistono invece religioni “rivelate” da altri esseri senzienti che non siano umani nella natura.

    Il termine teologia invece non mi piace: trovo non coerente con le ragioni della filosofia studiare un Dio che appartiene ad una religione che, per sua natura, è termine ossimorico rispetto alla significazione tecnica del termine filosofia. Detto altrimenti a mio avviso la filosofia non dovrebbe preoccuparsi di “giudicare” se le risposte date dalla religione X o Y siano razionali… dovrebbe piuttosto preoccuparsi di dare risposte razionali al “problema” del metafisico, che è altra questione.

    Ne deriva che mi trovo anche a disagio rispetto alla frase “Nei confronti delle varie religioni pertanto la filosofia assume e deve assumere l’importante ruolo di «coscienza critica», di giudizio espresso in ultima istanza”. A mio avviso invece la filosofia, per essere veramente tale, DEVE vivere SENZA queste preoccupazioni e percorrere altre strade, che sono quelle della razionalità, del ragionamento puro, dell’esperienza empirica. Si fa male molto male (parlo in generale) quando si fa una distinzione tra religione formalizzata e una religione di tipo apocrifico (basti pensare anche solo a ciò che accadde nel Concilio di Nicea quando per ordine di Costantino furono scelti i libri che dovevano rientrare o non rientrare nella Bibbia: che metodologia sarà stata adottata? Qualunque sia stata non credo che sarebbe una degna di un nostro moderno metodo “scientifico”), questa distinzione in realtà non esiste, è solo una convenzione, dunque non fa testo per le ragioni di un metodo filosofico valido.

    Vero è invece che nella vita degli uomini la capacità morale sia stata determinata soprattutto dalle religioni che non dalle filosofie, ma questo lo ritengo pure normale: la filosofia vera non ha certezze rispetto alla morale e di sicuro non ha dogmi. Il Diogene che si masturbava davanti al popolo faceva comunque filosofia e insegnava come nessuno: insegnava la vera natura dell’uomo (o almeno di date suoi componenti) ad un livello di rarefazione tale che un teologo-tout-court non sarebbe in grado di comprendere, non vorrebbe comprendere.
    Vedo comunque, professore, che a questa conclusione, vale a dire la non-equazione tra filosofia e morale, è giunto anche a lei. E sono senz’altro d’accordo con i tre “doveri” che un buon filosofo o un suo adepto dovrebbe sentire come suoi.

    Grazie RB

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