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Quello che il renzismo non dice (161) – Ancora sul populismo antieuropeo governativo stile “disobbedienza civile” di Thoreau e sul nuovo “buco” da quattro miliardi scoperto dalla GDF.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

Se dovessi dire quale è stata la maggior colpa dell’Europa in questi anni, direi che è stata quella di essere esistita come associazione di tipo politico e quindi di avere funzionato come entità scaricabarile per sgravare i governi nazionali dalle loro responsabilità. Il caso italiano, in questo senso, è uno dei più gravi, come testimoniano i fatti di questi ultimi giorni, laddove davanti allo sconquasso amministrativo interno procurato da una macchina burocratica infernale e corrotta, che negli ultimi dieci mesi ha determinato un nuovo “buco” da quattro miliardi, almeno a credere alle evidenze fornite dalla GDF, il nostro governo, invece di prendere azione, intraprende una pseudo-battaglia a distanza con fantomatici vertici comunitari contribuendo a ridicolizzare ulteriormente la nostra reputazione internazionale già ai minimi….

Articolo inserito in “Diario dai giorni del golpe bianco” (Ipazia Books 2017). Continua la lettura, clicca qui (o sulla sottostante coperta) per il link alla pagina Amazon dove potrai visionare sia la versione e-book che la versione cartacea del testo.

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info@ipaziabooks.com

2 Comments on Quello che il renzismo non dice (161) – Ancora sul populismo antieuropeo governativo stile “disobbedienza civile” di Thoreau e sul nuovo “buco” da quattro miliardi scoperto dalla GDF.

  1. Non mi sento di dare questa lettura, Se ne può dare anche una versione positiva. Solo il tempo deciderà. Concordo però che in Europa noi in particolare, ma anche tutti gli altri abbiamo mandato in Europa ciechi che si lasciano condurre dai burocrati. E’ la vittoria e il dominio dei “tecnici” su chiacchieroni intrisi di banalità, destri o sinistri che siano. E non è male se Renzi fa di fuochi d’artificio.

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    • Quasi mi commuovi Andrea e magari alla tua età credi anche a Babbo Natale… Ma va bene in fondo, diceva Wordsworth che è necessario conservare il bambinello dentro…
      Detto questo: ma da dove pensi che vengano i burocrati europei? Da Marte? E credi che possano prendere decisioni senza riportare all’astronave madre?
      Credi quindi anche che a Palazzo Chigi o in qualsiasi altro palazzo di rappresentanza le statue le possa coprire un qualunque usciere quando gli garba?
      Se credi a tutto questo… ripeto, mi commuovi, conservati così, del resto non è un male.
      Ciao

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