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Family Day – Pensieri sparsi sul “giubileo dell’intolleranza” e dell’ignoranza.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Michel de Montaigne

di Rina Brundu. Personalmente faccio molta fatica a commentare questa sorta di “evento” che si é tenuto oggi in Italia. È un mio limite: non riesco proprio a comprenderlo, così come non riesco a comprendere quando centinaia di cattolici si inginocchiano e si segnano, quando frotte di musulmani girano e rigirano intorno a un meteorite, quando buddhisti o similari si stendono per terra sovente autoflagellandosi and so on and so forth. Certo mi colpisce che centinaia di migliaia di persone evidentemente degnissime e in perfetta buona fede possano lasciare le loro case, prendere macchine e bambini e partire per andare ad incensare il fondamentalismo religioso, l’intolleranza e di fatto insegnarla ai loro piccoli.

Il tutto ravvivato – tra le altre musiche – da una colonna sonora crassa quando non ignorante, cantata a squarciagola da mogli impettite e mariti occhialuti intenti, nelle intenzioni, a difendere la cosiddetta, quanto ossimorica, “famiglia naturale”. Non mi risulta che la famiglia – così come intesa da questi cittadini – esista in natura. In natura esiste la procreazione, ma da che mondo e mondo, soprattutto nelle civiltà più primitive, i nuclei familiari erano nuclei “allargati”: sovente erano nuclei formati da un capofamiglia che si accoppiava con più donne, ma non sono state rare le civiltà (illuminate?) dove la donna poteva sposare più uomini.

Il problema però non è neppure il culto superstizioso ad oltranza, piuttosto, al solito, è la forte impronta diseducativa di simili processi. Insegnare a dei bambini che esiste una “normalità”, che è la nostra, ed una “non-normalità” che è quella degli altri è un peccato di cui dovranno rendere conto, caso mai esistesse, a quello stesso Dio in cui dicono di credere. Aggiungendo il danno alla beffa c’é pure l’opzione indecente della politica più becera che cavalca queste situazioni fragili, queste paure ataviche, istintive, status-quo intellettuali tutt’altro che fortunati.

Insomma – come diceva Michel de Montaigne – sembrerebbe che ci sia un’ignoranza da analfabeti e un’ignoranza da dottori…. ma da noi, evidentemente, abbonda soprattutto la seconda.

10 Comments on Family Day – Pensieri sparsi sul “giubileo dell’intolleranza” e dell’ignoranza.

  1. Riccardo // 31 January 2016 at 18:03 //

    Parlare e descrivere in un modo spocchioso (nel senso che anteponi il non essere credente) una manifestazione come il Family Day è davvero riduttivo. Riduttivo per tutti quei genitori che si sono recati a Roma. Saviano, anch’egli spocchioso, ha detto che la piazza è impegnata a “vietare il diritto ad amare”. Verrebbe voglia di dire a Saviano che cosa ne sa dell’amore se crede che esiga il sigillo dello Stato e la pensione di reversibilità. Amare del resto non può vietarlo nessuno. Neppure il boia. Anzi, si può amare anche il boia e non può impedirlo. Al massimo, nel suo candore, questo popolo sub-umano predica il dovere evangelico di amare i bambini e di non anteporre l’egoismo del proprio desiderio al loro diritto di non essere prodotti nella fabbrica degli uteri a cottimo. Ma essere se stessi non può dare il diritto di cambiare il nome delle cose. La manifestazione del Family Day al Circo Massimo è stata molto serena. Si sono detti sì e no, e nessun vaffa, che in Italia è un miracolo. Nessuna voglia di mordere il collo a chi ha altre idee su famiglia e su quali siano i diritti fondamentali. Come diceva Chesterton le foglie sono verdi almeno in primavera e i figli hanno bisogno di un padre e di una madre, non di genitore 1 e genitore 2. Oggi questo dominio culturale è stato lesionato. Così la questione oggi, al di là della Cirinnà o Cirinnò, è la distanza enorme tra la cultura delle élite e quella della gente comune. La cultura che scomunica il Family Day ha a disposizione, anzi è padrona di tutti gli altoparlanti. Per élite intendo coloro che sono ai vertici del potere editoriale, televisivo, che dominano il campo della moda (che è oggi la grande industria che cuce insieme vestiti e cultura, e abbiamo visto cosa propongono nelle loro sfilate), del cinema, persino della teologia. I grandi opinionisti e registi, gli editoriali di tutti, ma proprio tutti i giornaloni, i messaggi pubblicitari, le tesi dei film, sono omogeneizzati e identici nel prospettare un mondo dove la banale semplice vita della gente comune sarà spazzata via da un nuovo modello di vita, di famiglia, di generazione dei figli. Lo sappiamo bene tutti che le famiglie perfette non esistono, che molte sono spappolate, che nelle famiglie accadono soprusi e delitti. E che gli omosessuali hanno subito e subiscono vessazioni e violenze, ed è una cosa che deve finire. Ma non è una ragione sufficiente per promuovere con la legge – che da Aristotele in poi ha anche una funzione pedagogica – un’alternativa paritetica al matrimonio e alla famiglia su cui si regge il mondo dai secoli dei secoli. L’omosessualità c’è da millenni, praticata oppure no, vietata o addirittura da Socrate e Platone considerata superiore all’amore per la donna, ma nessuna civiltà l’ha posta come colonna per il suo futuro e alternativa con la forza della legge da proporre ai giovani al matrimonio

    Ciao.

    • Verrebbe voglia di dire a Saviano che cosa ne sa dell’amore se crede che esiga il sigillo dello Stato e la pensione di reversibilità (Riccardo)

      A me verrebbe voglia di chiederti che cosa ne sai dell’amore se pensi che sia santificato da una cerimonia performata da un uomo che indossa una tonaca. Al tempo degli Atzechi era un gran sacerdote… che a momenti ti poteva pure strappare il cuore (letteralmente) dal petto ma era perfettamente riconosciuto dalla comunità, anzi. Proprio come i parroci di oggi!

      Il nostro percorso di uomini che tendono verso un’etica ideale è lungo.. e chissà quando arriveremo alla meta. In Italia purtroppo, come al solito, arriveremo in ritardo. Ci vorrà ancora qualche generazione per avere la coscienza civile di altri luoghi e questo non possiamo cambiarlo. Per intanto, averne di Saviano!, come in passato abbiamo avuto i Galilei, i Bruno, i tanti altri che hanno lottato per migliorarci. Purtroppo noi non abbiamo avuto i Voltaire e i tanti che in Francia e in altri luoghi hanno fatto una differenza, hanno insegnato la tolleranza e hanno acceso luce nel buio della superstizione, forse non li avremmo mai, ma questo non significa che un giorno non impareremo.

      Ripeto è un lungo percorso ma i nostri figli e i figli dei figli ci arriveranno e non potranno fermarli un milione di Family Day, di questo almeno siamo sicuri. Ed è questa certezza che in fondo da speranza.

      PS Per inciso non ho una grande opinione dell’amore che come ti spiegherebbe un qualunque chimico è una mera reazione prodotta dalla dopamina, mentre l’affetto è supportato dall’abitudine. L’ammirazione è sentimento decisamente più profondo mentre una saggezza ideale sarebbe senz’altro un target verso cui aspirare e in sé includerebbe l’amore, per il mondo però, per ogni essere e ogni suo respiro.

      • Riccardo // 31 January 2016 at 19:49 //

        Riguardo il “tuo” Saviano di cui ti rammarichi ce ne siano pochini, la Cassazione civile, lo scorso anno, aveva deciso che una buona parte del suo primo e fondamentale libro «Gomorra» era da considerarsi un plagio di una serie di articoli dei quotidiani «Cronache di Napoli» e «Cronache di Caserta». Inoltre anche il libro «Zero, zero, zero» è stato platealmente accusato dello stesso peccatuccio, il «copia e incolla». Stavolta da giornali americani e messicani che raccontavano da anni analoghe storie di boss della cocaina. Il tutto, da parte del «Daily beast». Detto ciò, mi sembra che la prendi troppo alla larga scomodando addirittura gli Atzechi. E non comprendo l’accostamento amore-matrimonio santificato da una cerimonia performata da un uomo che indossa una tonaca. E quel riduttivo paragone di “amore” di cui tu dici di non avere una grande opinione, e che un chimico appena laureato potrebbe spiegarmi con una furmuletta che è una mera reazione prodotta dalla dopamina. Beh, è come dare un calcio nelle palle a tutti i poeti, scrittori, registi, che da quella semplice parola: amore, hanno scritto libri e libri, o girato meravigliosi film. Cosa potrebbe mai dire una madre a un figlio, se non potesse dire: “amo mio figlio”. Cosa gli direbbe? Gli mostrerebbe una formula chimica?
        «Quel che si fa per amore, è sempre al di la del bene e del male.»
        Non l’ha detto Saviano.

        Ciao.

  2. Perdonami Riccardo, ma non siamo al bar. Non te la prendere ma “il mio” Saviano non esiste. Io la penso esattamente come Newton e non a caso il suo aforisma è il motto del sito: “Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità”. Se non è mio amico Platone, figuriamoci Saviano! Fermo restando che io non amici (ho una pessima opinione dell’amicizia) ma questo non mi impedisce di sostenere un pensiero valido (lo faccio di raro, tra l’altro), quando lo sento. Sarebbe da stupidi comportarsi altrimenti.

    Sul resto preferisco non ribattere perché per me i diritti civili (che sono argomento pregnante di questo sito, come il femminismo e altre tematiche simili), sono una cosa seria e non barattabili. Non posso neppure dirimere sulla tua coscienza civile che è questione solo tua: se quella ti soddisfa così come é io non sono nessuno per indicarti altra via. Ad un tempo pretendo che rispetti la mia perché sulla tolleranza e i diritti degli Esseri io non cedo di un millimetro: c’é poco che posso ottenere con questo sito, ma battermi per quei miei credo è sicuramente una cosa che posso fare con l’onestà che credo di avere e mettendoci la faccia. Ciao.

    PS Ti assicuro che mamma leonessa non dice “ti amo” figlio mio, ma per difenderlo darebbe se stessa: in natura si chiama preservazione della specie ed è il singolo diktat su cui, pur di ottenere il risultato, la natura non lesina mezzi. L’affinità delle anime è altra cosa è può senz’altro sopravvivere oltre la mera realtà incarnata, se questa esiste come io ritengo che esista. Just my opinion!

    • Riccardo // 1 February 2016 at 13:41 //

      «Perdonami Riccardo, ma non siamo al bar.!» Questa non l’ho capita. Vuole forse significare che ho scritto delle banalità alle quali non ritieni nemmeno di dare seguito? E poi: «Non te la prendere ma “il mio” Saviano non esiste.». Ma come, prima lo incensi e poi quando ti faccio notare delle sue birichinate, dici che non esiste? E oltre ad aver scomodato gli Atzechi, ora dici di pensarla come Newton? Insomma, come già lo scrissi, non rispondi mai a ciò che ti scrivo. Dici che “Platone è il mio amico», come pure Aristotele, che io ho pure citato dicendo che l’omosessualità, nella Grecia classica, aveva pure una funzione pedagogica, ma non per questo era considerata un’alternativa paritetica al matrimonio e alla famiglia. Allora non c’era la scienza, con l’affitto dell’utero o l’inseminazione artificiale eterologa. Come avrebbe potuto evolversi l’umanità? L’omosessualità c’è da millenni, praticata oppure no, vietata o addirittura da Socrate e Platone considerata superiore all’amore per la donna, ma nessuna civiltà l’ha posta come colonna per il suo futuro e alternativa con la forza della legge. E poi confusamente dici: «Se non è mio amico Platone, figuriamoci Saviano! Fermo restando che io non amici (ho una pessima opinione dell’amicizia)». Quindi, oltre che dell’amore anche dell’amicizia hai una pessima opinione. Eppure Aristotele diceva che l’amicizia è il valore di cui ognuno non può fare a meno. Non si può vivere senza almeno un amico che ti possa dare conforto e aiutare nel caso di bisogno, oppure semplicemente farti divertire. Infine il paragone di una madre con una leonessa. Via.
      Ciao.

  3. Lieta di vedere Andrea che il tuo renzismo ad oltranza non ti ha totalmente obnubilato (scherzo).

    Aggiungo soltanto che questi signori che impediscono i diritti di questi bambini, bene farebbero a vergognarsi, a pensare ai tanti bambini figli di coppie “normali” che vivono ogni giorno un disagio educativo e personale gravissimo (e sono molti di più di quel che sembra), ai bambini siriani, ai bambini del terzo mondo, invece di preoccuparsi di quei “fortunati” che avranno l’amore di più papà e di più mamme e si arricchiranno di conseguenza.

    Il problema è che al tempo di una grande battaglia di civiltà come fu quella per il divorzio noi avevamo i Pannella con le palle a difendere queste idee degne, oggidì purtroppo abbiamo l’ologramma di quel Pannella e aggiungendo il danno alla beffa abbiamo i Renzi e gli Alfano….

    Ora manca solo l’invasione delle cavallette e poi saremo alla stregua dell’Egitto delle 12 piaghe (erano 12?), o giù di lì… sic.

  4. @Riccardo
    Ciao Riccardo, ti rispondo solo perché sei tu e non voglio mancarti di rispetto… assicuro che se fosse stato un altro user qualunque non avrei risposto.

    Non siamo al bar, significa che se vuoi ragionare un poco dobbiamo sollevare il livello del discorso. Che cazzo significa che é il mio Saviano e che ora incenso Newton?

    Di sicuro io incenso Newton (e altri spiriti irriverenti come lui) da sempre come sanno bene i lettori di questo sito, ma il punto è che bisogna astrarsi dai discorsetti e saper fare discorsi di altro tipo. Quindi se vuoi trattare questo argomento… lasciamo stare i pettegolezzi mediatici e porta argomentazioni valide, logiche, possibilmente tue….

    Non dire che Saviano è il mio (che cazzata) o che non debbo essere d’accordo con lui perché ha qualche peccato nel cassetto: non amo molto i santi come sai.

    C’é un grande filosofo classico che si chiama Diogene. Era uomo impossibile con cui trattare, si masturbava e defecava in pubblico, insomma non era certo il vicino di casa che vorresti…

    Eppure quest’uomo è stato quello che incontrando il potente Alessandro ha coniato questa perla immortale: “Cosa voglio? Spostati che mi togli il sole”. C’é più significazione filosofica in questa frase che in tutta la filosofia degli ultimi secoli… ed è frase coniata da essere impresentabile appunto…

    Non siamo al bar, lo ripeto, spero di essermi spiegata… Sennò sarà sicuramente colpa mia che non l’ho fatto al meglio.
    Ciao

    PS “Eppure Aristotele diceva che l’amicizia è il valore di cui ognuno non può fare a meno. Non si può vivere senza almeno un amico che ti possa dare conforto e aiutare nel caso di bisogno, oppure semplicemente farti divertire.” (Riccardo)…

    Ecco un altro esempio a cui si potrebbe applicare il dettame non siamo al bar… queste cose le dicono all’oratorio, le dicono le vecchine del vicinato, le dicono nei programmi naziolpopolari RAI, qui preferirei che parlassimo di affinità elettive se proprio si vuole parlare di amicizia… del dolore che può procurare la solitudine.. ma anche della solitudine dell’anima come target ideale….

    Di fatto io penso che si vive benissimo da soli. Di più, io penso che noi siamo esseri soli, che nasciamo, viviamo, moriamo da soli… e che da soli risponderemo del nostro operato a chiunque ce ne renderà conto… Ho visto schifezze inennarabili da persone che si dicevano amiche l’una dell’altra e francamente io la falsità non la sopporto, per questo me ne tengo alla larga: prevenire è meglio che curare.

    • Riccardo // 1 February 2016 at 17:57 //

      Caro Gavino,
      sei intervento nel contendere, in maniera garbata, come un arbitro sul ring che dice: “Break!”. Grazie.
      Ciao.

  5. Non te la prendere Riccardo…. Come vedi a Gavino manco rispondo ma lui sa che sono così….

    Non sono davvero capace di parlare in questi termini, amore e scempiaggini simili, sono un poco alla Sheldon Coooper, considero queste pulsioni degne di esseri intellettualmente “inferiori”. Se tu mi chiedessi “ami tuo padre”? Io ti risponderei che mio padre è parte della mia anima e a mio avviso avrei detto qualcosa di molto diverso è più importate del dire che lo amo.

    Allo stesso tempo mi annoiano a morte i ragionamenti gossipari e sono capace di ragionare solo per massimi sistemi. Un mio limite, non lo nego.

    Il trucco è immaginarmi esattamente come Gotor vede Verdini: antropologicamente diversa!

    Ciao e buonanotte
    RB

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