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Grillo don’t go! Alcune considerazioni dopo l’intervista di Beppe Grillo al Corsera. E – dopo il Caso Quarto – un giornale per il M5S.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

800px-Volkshakal.JPG“Io sono solo una specie di traduttore di deliri. E per me il delirio è una buona cosa”.
Beppe Grillo, 23 gennaio 2016
 
di Rina Brundu. Uno dei problemi, tra i tanti, è che viviamo un Paese dove chi dovrebbe “andare”, liberare lo scranno per mancanza di rappresentatività e dei requisiti etici minimi per sedersi colà, non si stacca da cotanta sedia manco usando la motosega: per certi versi paiono nati col posto pubblico attaccato al culo e con le mani e le braccia adornate di rolex dentro il portafoglio dei propri simili! Di converso, chi avrebbe tanto da dire e tanto da dare, chi può godere della credibilità necesssaria e il suo onesto “commitment” lo ha dimostrato sul campo, fa sempre qualche passo indietro. Quasi restìo ad avanzare, sebbene non con tutti i torti... È questo il caso del Beppe Grillo di questi tempi, il quale rilascia una intervista al renziano Corriere della Sera e annuncia che dopo avere tolto il suo nome dal simbolo del Movimento, farà un ulteriore passo indietro e si “affiancherà” ai suoi.

Grillo don’t go! Per quanto mi riguarda se ho tentato di investigare e conoscere meglio le ragioni fondanti questa nuova tipologia di azione politica, non è stato soltanto perché il resto del “panorama” era inguardabile, eticamente e moralmente offensivo, finanche incostituzionale, ma soprattutto perché ho apprezzato e ammirato la severità con cui Grillo si è imposto. Per meglio scrivere, la severità con cui Grillo ha tentato di insegnare ai suoi ragazzi cosa sia la coerenza, il rispetto del voto dell’elettore, il rispetto della linea politica sbandierata. Non una inezia considerando che in questa legislatura ci sarebbero già stati oltre 300 cambi di casacca e non una inezia in un paese dove la furbizia, la corruzione, la demagogia, il populismo imperano e s’ammantano di gloria ogni giorno che passa.

Grillo don’t go! Questa nazione – da pochi giorni consegnata in mano ai nuovi padri della patria – ha bisogno di te! E ha bisogno di quella severità perché sarà proprio nel momento in cui quella verrà a mancare che tutto si risolverà a taralluci e vino come sempre è stato nella nostra tragica storica repubblicana. E senza considerare che c’é ancora tanto, davvero tanto da fare: costruire una nuova classe dirigente capace, staccata dalle logiche del clientelismo, determinata a cambiare il paese e a renderlo finalmente degno di sedersi accanto alle altre nazioni democratiche (vedi la questione dei diritti civili, vedi l’emergenza mediatica, quella lavorativa, quella di costruzione di un know-how tecnico e moderno, etc etc).

Last but not least, il pseudo Caso Quarto – che a mio avviso tornerà presto indetro come boomerang verso i furbetti del quartierino che lo hanno sfruttato mercé una Stampa indecente e connivente – ha dimostrato che il M5S dovrebbe finanche avere un suo giornale, magari finanziato dagli abbonamenti dei privati, magari distribuito gratis ad alcuni lettori (vedi gli anziani che non hanno la possibilità di accedere alla Rete, ma non solo), magari diverso… Tuttavia, sicuramente in grado di dare ulteriore visibilità sul territorio alle ragioni del Movimento e di farlo in maniera trasparente e organizzata: sempre meglio che concedere interviste nella tana del lupo, perché colà, lo sappiamo bene, venuto mezzogiorno bisogna magnà!

7 Comments on Grillo don’t go! Alcune considerazioni dopo l’intervista di Beppe Grillo al Corsera. E – dopo il Caso Quarto – un giornale per il M5S.

  1. Riccardo // 26 January 2016 at 19:47 //

    Ovviamente non posso sottrarmi a un siffatto accorato appello affinché Beppe Grillo non si faccia di lato. Pertanto ecco parte dell’intervista rilasciata al Corriere della Sera con alcune considerazioni.
    «Avevo ipotizzato di andare da un analista», perché si sente scisso, da una parte il comico dall’altra il politico, e le due cose non sono compatibili, lo tormentano, non gli danno pace. Soprattutto perché in Italia nessuno è più comico dei politici. In ogni caso al Corriere della Sera dichiara che mica è colpa sua: «È la schizofrenia di milioni di persone che hanno identificato in me due ruoli, quello del comico e quello del politico». E continua. «Pure quando parlo di cose delicate mi piace descriverle con un po’ di ironia. E invece a volte ho dovuto fingere di essere serio mentre dentro ribollivo». Capito? Ora non può prendere per il culo nessuna del-le battaglie, spesso ridicole, che lui stesso ha messo in piedi mentre si sforzava di essere serio. Non può scherzare sui complottisti, non può scherzare sugli ambientalismi, non può scherzare su quelli che non vaccinano i bambini, non può scherzare sui pannelli solari, non può scherzare sui No Tav, non può scherzare più su niente. Nessuno, nel mondo, vive questo dramma. Obama non può scherzare sul terrorismo islamico, ma non è un comico. Mario Draghi non può scherzare sull’euro, ma non è un comico. Umberto Veronesi non può scherzare sull’oncologia, ma non è un comico. Il Papa non può scherzare sui credenti, ma non è un comico. E qui salta fuori un altro problema: adesso che si è reso conto delle cazzate prese sul serio dai grillini, chi li va a vedere i suoi spettacoli? «Spero che in sala non ci siano solo i grillini». Lo spero anch’io, soprattutto per l’Italia, ma stia tranquillo, quando fece le elezioni in rete per il presidente della Repubblica nel suo blog votarono in quattromila, (QUATTROMILA) e i comizi pieni di gente non erano a pagamento (gli spettacoli sì). Nel nuovo spettacolo in scena ci saranno dei robot, e un ologramma di Grillo che litiga con se stesso. In pratica, più di una paro-dia, è la storia di Beppe Grillo e del Movimento Cinque Stelle. E però, anche qui, mica è colpa sua: «Le persone hanno identificato in me questa forma di partito-verticistico che di fatto non esiste». Ha ragione, partito-verticistico è un eufemismo, i vertici in genere hanno un gruppo dirigente, mentre sono in due, Grillo e Casaleggio, ne hanno epurati uno al giorno, oggi sono più i grillini cacciati di quelli rimasti nel Movimento. «Io non sono il leader», dice. La parola d’ordine era «uno vale uno», ora è diventata un repertorio pirandelliano: uno, nessuno e centomila, e un personaggio in cerca d’autore (anzi due). Infine, tornando alla psicanalisi e alla cura per la riunificazione dei due Grilli, ecco la furbata: «La terapia la faccio con gli spettatori». Cioè, io per far guarire te devo venire a teatro? Va benissimo, ma sei tu che paghi il biglietto, non gli spettatori.
    Ciao.

  2. #@ Riccardo
    Non capisco il punto… Riccardo. O, almeno capisco il tuo e il tentativo di ragionamento italico…

    Sui punti di Grillo che riporti, dal mio punto di vista non posso che notare un grande artista, una persona di grande coscienza civile che la esprime con un commitment di tipo sartriano… mai mancante di una fortissima vena satirica. Chapeau!
    Straordinaria per esempio questa uscita “«Avevo ipotizzato di andare da un analista» che ci riporta alla memoria Zeno e la capacità di introspezione interiore….

    Bellissimo, e degno di un flaiano o di un Woody Allen questo tocco “«…. a volte ho dovuto fingere di essere serio mentre dentro ribollivo».

    Il resto è un ragionare moderno, preciso, alieno al politichese, franco, onesto…. averne di politici e artisti così!

    Noi purtroppo abbiamo il renzismo e i radical-chic, a dimostrazione che ogni Paese ha ciò che si merita!

    • Riccardo // 27 January 2016 at 17:48 //

      “O, almeno capisco il tuo e il tentativo di ragionamento italico…” Già, italico. Perché io vivo in Italia e “sento” la gente. Ecco una considerazione che mi sono fatto. Il movimento vive una contraddizione letale: funziona se non governa, se non governa non ha senso, ma se governa non funziona. Il Movimento 5 stelle, per me, sta vivendo una complicata fase politica ma alla fine dei conti la questione è semplice e anche se può apparire comica, suona più o meno così: il mondo grillino è andato avanti a son del fuck you, dell’andate tutti a farvi fottere, del vi manderemo tutti a casa, dei V-DAY! Siamo dunque sicuri che esista una alternativa concreta a quella strategia? Pertanto si può pensare che, fuori dal blog e lontano dalla politica del troll, il Movimento 5 stelle non può funzionare per le stesse ragioni che lo hanno portato alla sua nascita. Come può “crescere” un movimento che trae la sua forza dalla propria autoesclusione dal sistema politico? Fino a che Grillo era un simpatico comico che prometteva da piazze molto incazzate di voler rivoluzionare il mondo con il suo tsunami (tsunami, ricordiamo, che dopo cinque anni (CINQUE) fatica ad arrivare sulle spiagge della politica, nonostante la crisi, le grandi coalizioni, i governi non eletti, le politiche lacrime e sangue, le ruberie, gli scandali etc.) la retorica vuota dell’onestà, del voler far credere che fare politica è semplice come gestire casa propria, poteva avere una sua presa e costituire un sogno, per i più tonti, persino sincero. Oggi, però, nei giorni dei pasticci di Livorno, di Ragusa, di Gela, nei giorni in cui un movimento che avrebbe dovuto cambiare l’Italia dimostra di non saper gestire un comune di 40 mila abitanti (Quarto). Di Maio e Di Battista potranno metterci tutta la buona volontà del mondo ma sanno bene che risulta sempre più evidente che l’espressione “grillino di governo” è un grande e goffo ossimoro della politica.
      Ciao.

  3. @Riccardo
    Prendo atto di ciò che dici. Del resto questo post resterà qui, lo terriamo a futura memoria e ne riparliamo dopo le elezioni…. se il renzismo non si sarà fottuto il paese prima cosa molto probabile. Ma se la storia del mondo insegna qualcosa… possiamo pure garantire che anche per l’infallibile duo Renzi-Verdini verrà il giorno del redde-rationem e quel giorno, per il bene che voglio a questo paese, voglio esserci, Dio se voglio esserci!
    Regards

    • Riccardo // 28 January 2016 at 11:52 //

      Carissimo Gavino, indicami una persona che secondo te sarebbe un ottimo Presidente del Consiglio e quali poteri dovrebbe avere per poter governare, e le prime DIECI cose che dovrebbe fare.

  4. Riccardo // 28 January 2016 at 12:36 //

    Un altra considerazione facile facile. Partiamo da questo semplicissimo ragionamento. Il centrodestra e Movimento 5 stelle, portano al Senato la mozione di sfiducia sul caso Boschi. Bocciata. E il premier sfida le opposizioni. A Forza Italia dice: “Siete sempre più divisi e sempre meno. Conflitto d’interessi? Da che pulpito”. Al M5s: “Attaccatevi a ogni pezzettino di fango, noi pensiamo all’Italia. E le inchieste le fanno i giudici, non il blog”. Bene. Ed ora la legge sulle unioni civili. Dice Nicola Morra, senatore a cinque stelle, calabrese, cauto e velato con i giornalisti: “Se il Pd cambia la legge sulle unioni civili, noi non la votiamo. Ma se resta così com’è…”.
    Domanda semplice semplice: ma come: gridate, brigate insultate, l’ultima di Grillo è: “se Renzi va casa per casa prenderà solo dei vaffanculo. Meglio un morto in casa che un Bomba all’uscio.” Ecco, perché quel vaffanculo!, non lo dice a Renzi sul voto della legge sulle unioni civili che si voterà al Senato tra una quindicina di giorni, sapendo che i numeri della maggioranza sono fragili, e il consenso dei cinquantadue senatori dei 5 stelle è determinante come sanno bene Morra, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, che è l’unica vera assicurazione sulla vita di una legge controversa e sulla quale Renzi ha forse investito un po’ troppo, in un gioco in cui lucidità e incoscienza, come spesso gli capita, coincidono? E invece che fanno?, inciuciano con il loro acerrimo nemico Renzi. Luigi Di Maio sta trattando personalmente con Renzi. Ampio, tra i due, è l’uso di messaggini whatsapp: voto assicurato, ma solo se la legge resta quella che è. E dunque il presidente del Consiglio non cerca i voti di Forza Italia, “con noi nessun contatto”, si lamenta Paolo Romani, né Renzi ha dato indicazione di rincorrere Angelino Alfano, ma i ragazzi di Grillo sì, e l’accordo è chiuso. Pare. I 5 stelle vogliono che la legge non cambi, ma al Quirinale c’è Mattarella che invece prega che non gli mandino la legge così com’è scritta. E se il presidente della Repubblica non la firma? Ci sono allora due scenari: se Mattarella firma la legge, forza la Costituzione. Ma se non la firma, quelli lo legnano (leggi PD). Un bel problema. Anche per Renzi, schiacciato tra il Quirinale e i 5 Stelle.
    Ci potrebbe essere un Coup de théâtre. Il voto sarà a scrutinio segreto e non è che per tirare un pacco a Di Maio, i senatori del Movimento cinque stelle votano contro le unioni civili? Ma a Renzi evidentemente piace il gioco d’azzardo.
    Ciao

  5. Riccardo // 29 January 2016 at 01:38 //

    Ciao Gavino. Ho letto. Ora è tardi. Ne riparleremo. Un caro saluto.

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