PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

M5S: il “problema” Quarto. E della coerenza quale condizione imprescindibile per superare il machiavellismo in politica.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Image16di Rina Brundu. Chi come me si era infine convinta della bontà dell’esperimento politico pentastellato era giunto a questa conclusione soprattutto dopo che aveva visto che Grillo imponeva ai suoi un tratto atipico negli altri politicanti italiani: la coerenza. Naturalmente lo faceva a modo suo, anche con maniere spicce, con modalità non del tutto politically correct e che pertanto facevano “scandalo” in una terra mafiosa (in senso stretto e in senso lato) come la nostra. Eppure, si era dovuto convenire, aveva ragione Grillo: da noi o la coerenza la si impone con una data determinazione o resterà sempre un’idealità radical-chic per spiriti (paradossalmente) non troppo elevati.


Non era sbagliato questo discorso, per nulla. Di fatto è stato proprio nel momento in cui tale coerenza – intesa sia con valore denotativo, vale a dire di fedeltà ad una data impostazione politica, a un dato programma, a un dato modus di essere e di sentire, ma anche con valore connotativo universalizzante e dunque quale conditio-sine-qua-non, tentativo ultimo per superare il machiavellismo insito nel nostro usato modo di intendere la politica – è venuta meno che il movimento dei grillini ha fatto il suo primo vero passo falso.

La storia della Giunta pentastellata in salsa camorrista è infatti una brutta, bruttissima, storia. Come brutto, inguardabile, renzistico quasi nella sua natura, è stato quel video preparato dai tre grillini più in vista, Fico, Di Maio e Di Battista, forse con l’intento di convincere i loro futuri elettori della bontà delle loro azioni, alla stregua di tre matricole universitarie che hanno appena scoperto i portenti del machiavellismo d’antan, appunto. Ma il loro comportamento, purtroppo, mancava di coerenza. Biasimevole è stato anche il comportamento dei vertici del Movimento che in questa particolare occasione si sono gestiti alla stregua di un Richelieu che si muoveva cautamente nell’ombra e proiettava ombre sinistre.

In realtà, se fin dall’inizio si fosse voluto fare onore alle alte idealità del Movimento, c’era un solo modo di gestire la faccenda: denunciare tutto subito, sciogliere la Giunta, presentarsi dai Carabinieri e mandare tutti a casa. In seconda battuta, la via obbligata era semplicemente ammettere lo sbaglio, chiedere scusa e fare di questa vicenda – in maniera plateale – un caso da ricordare, un monito da tenere sempre bene a mente per ricordarsi di quanto sia sempre mal lascricata la via delle buone intenzioni. Sull’indiscrezione uscita che vorrebbe gli stessi grillini intenti a spiarsi l’un l’altro meglio non commentare: le vie del machiavellismo, infatti, sono infinite più di quelle di Dio se il discorso fosse logicamente possibile.

Di sicuro c’é che chi ha sostanziale fiducia nella possibilità che dal grillismo nasca una nuova modalità di fare politica, in un paese affossato dal tanfo ammorbante del renzismo imperante e condotto alla sua rovina da tale status-quo, non sarà a causa del caso Quarto che cambierà opinione. Certo è però che la strada che sta davanti a Grillo e ai suoi è davvero ancora lunga e servono nuove regole specie per evitare la tentazione, una volta seduti nello scranno, di sentirsi intoccabili.

15 Comments on M5S: il “problema” Quarto. E della coerenza quale condizione imprescindibile per superare il machiavellismo in politica.

  1. Riccardo // 13 January 2016 at 19:52 //

    La nemesi che colpisce il partito di Casaleggio e Grillo e i tentativi di distinguo dei “tre moschettieri” del M5s sul caso Quarto, è una vicenda modesta che rischia di investire moralisti e giustizialisti a cinque stelle e non. Ciò dimostra, purtroppo, che non c’è partito moralista o giustizialista che tenga in grado di cambiare l’aria che ammorba l’Italia. Gli untori sono sempre all’opera.

    • Riccardo // 13 January 2016 at 19:56 //

      Errata corrige: “che sia in grado di cambiare l’aria che ammorba l’Italia. Gli untori sono sempre all’opera.”

  2. Riccardo // 14 January 2016 at 13:49 //

    Decisamente Alonso Quijano ti calza a pennello. Lancia in resta e via a difendere idee e considerazioni senza leggere in maniera approfondita ciò che uno scrive. Comunque ecco il tuo paladino Beppe Grillo.

    Omicidio Colposo (3 persone persero la vita)
    7 dicembre 1981 quando perse il controllo del suo fuoristrada mentre percorreva la strada militare che da Limone Piemonte porta sopra il Colle di Tenda. Il veicolo scivolò su un lastrone di ghiaccio e cadde in un burrone profondo ottanta metri. A bordo con Grillo c’erano quattro suoi amici genovesi con i quali stava trascorrendo il fine settimana dell’Immacolata. Grillo si salvò gettandosi fuori dall’abitacolo prima che l’auto cadesse nel vuoto e, contuso e in stato di choc, riuscì a chiamare i soccorsi. Tre dei suoi amici rimasti nell’auto persero la vita: i coniugi Renzo Giberti e Rossana Guastapelle, rispettivamente di 45 e 33 anni, e il loro figlio Francesco di 9 anni. Il quarto, Alberto Mambretti, 40 anni, fu ricoverato con prognosi riservata a Cuneo.
    Tre settimane dopo l’incidente, per Grillo scattò l’incriminazione per omicidio plurimo colposo. Nell’ottobre 1982 la perizia ordinata dal giudice istruttore suggerì che Grillo era colpevole di non aver fatto scendere i suoi passeggeri prima di affrontare il tratto di strada più pericoloso. Per questo il 28 settembre 1983 il comico genovese viene rinviato a giudizio. Il processo di primo grado si concluse con l’assoluzione di Grillo per insufficienza di prove. Poi, in appello, il 14 marzo 1985 Grillo fu condannato per omicidio colposo a quattordici mesi di reclusione con il beneficio della condizionale.
    Abuso edilizio
    Poi c’è l’abuso edilizio. Questo risale al periodo in cui Beppe Grillo decise di andare a vivere a Sant’Ilario, zona lussuosissima di Genova, in una bellissima villa rosa salmone che si affacciava sul Monte di Portofino, con ulivi e palme. Ma alla villa del comico mancava la piscina. Così Grillo non ne fece scavare una ma ben due. La cosa piacque poco ai vicini e soprattutto al dirimpettaio Adriano Sansa che era già poco entusiasta del terrazzo di 100 metri quadri che il futuro leader del Movimento 5 stelle fece interamente ricoprire inciampando in un clamoroso abuso edilizio cui pose rimedio con uno di quei condoni contro cui è solito scagliarsi.
    Condanne per diffamazione.
    Nel 2003, patteggiò una causa per diffamazione aggravata intentata contro di lui da Rita Levi Montalcini. Durante uno spettacolo, Beppe Grillo chiamò “vecchia puttana” la Montalcini, all’epoca 94enne, vincitrice del Premio Nobel 1986 in Medicina, insinuando che la scienziata torinese avesse ottenuto il Nobel grazie a una ditta farmaceutica che materialmente le aveva comprato il premio.
    Nel 2012 in appello Grillo viene condannato nuovamente per aver diffamato a mezzo stampa la Fininvest in un suo articolo pubblicato nel 2004 sulla rivista “Internazionale”. Il risarcimento del danno patrimoniale, pari a 50.000 euro, oltre alle spese processuali, è stato stabilito dai giudici della prima sezione della corte d’appello del tribunale di Roma.
    Nel settembre 2013 viene condannato in Corte di cassazione per avere diffamato l’ex sindaco di Asti, e parlamentare per Forza Italia, Giorgio Galvagno. Nel 2003, Grillo aveva definito l’ex primo cittadino “un tangentista”, durante uno spettacolo al Teatro Alfieri di Asti. Grillo dovrà versare a Galvagno 25.000 euro e gli interessi a partire dal 2003, come risarcimento del danno, oltre al risarcimento per le spese legali.
    Il 12 dicembre 2013 è stato condannato dal Tribunale di Genova in primo grado per diffamazione nei confronti di Antonio Misiani, in qualità di Tesoriere del Partito Democratico. La vicenda risale al maggio 2012, quando Grillo pubblicò sulla home page del proprio blog un mosaico di immagini con le foto stile “segnaletiche” degli amministratori di PdL (Rocco Crimi), PD (Antonio Misiani) ed UDC (Giuseppe Naro), insieme a quelle degli ex di Lega Nord (Francesco Belsito) e Margherita (Luigi Lusi). Il giudice ha riconosciuto a titolo provvisorio un risarcimento di 25.000 euro in favore di Misiani ed un risarcimento in favore del Partito Democratico di 5.000 euro.

    Ed ora delle affermazioni idiote che mi toccano molto da vicino.

    “Si può convivere con il cancro. Screening, esami e diagnosi precoci sono pericolosi”
    In uno dei suoi spettacoli Grillo sosteneva che in Svizzera avevano scoperto che il “100% dei morti novantenni aveva il tumore alla tiroide ma non era morto di tumore alla tiroide”, stessa cosa per il tumore alla prostata, concludendo che “si può convivere” con il cancro e pertanto “bisogna informarsi prima di fare screening, esami e diagnosi precoci perché sono pericolosi”. Grillo non dice di quale studio si tratta, ma sarebbe stato più interessante sapere quante delle persone morte di tumore non avevano fatto screening e avuto diagnosi precoci. Tutti gli oncologi e le organizzazioni internazionali che si occupano della cura del cancro sono concordi nel dire che la prevenzione è uno dei fattori più importanti nell’abbattimento della mortalità per tumore.

    Altra stronzata grillina:
    “Per curare il cancro alla prostata basta trombare” – Recentemente, in un comizio delle elezioni amministrative del 2014, dopo aver attaccato Angelina Jolie per essersi fatta asportare i seni in quanto predisposta ad avere il tumore, Grillo comunica alla piazza il miglior metodo scientifico per guarire il cancro alla prostata: “l’unico modo per curare la prostata è trombare”.
    Altra stronzata. Metodi Di Bella, Bonifacio e Pantellini: “Il tumore si cura con il limone e la cacca di capra” – Il Movimento 5 Stelle negli ultimi mesi è stato probabilmente il più grande sponsor politico del metodo Stamina per la cura di alcune malattie neurodegenerative, una pseudocura priva di validità scientifica formulata dallo scienziato della comunicazione Davide Vannoni. Ma prima di Stamina e Vannoni, che nell’ambito dell’inchiesta sulla sua “cura” ha patteggiato la pena di un anno e 10 mesi, Beppe Grillo negli anni passati aveva apertamente difeso le “cure alternative” di altri “ciarlatani”.
    Ed eccone un’altra di stronzate.

    “L’Aids è la più grande bufala del secolo” – Grillo, che evidentemente oltre che di oncologia è esperto anche di virologia, nei suoi spettacoli ha più volte sostenuto che “l’Aids è la più grande bufala del secolo”. “Veltroni va in Africa e scopre i malati di Aids – diceva Grillo nei suoi spettacoli – arriva qui e dice che ha la soluzione: ‘Bisogna mettere a tutti il preservativo’. Ma lui non dice che ci sono seri sospetti che l’Aids sia una bufala”. Su un altro palco il comico lo dice chiaramente: “L’Aids è la più grande bufala del secolo!”. Grillo è convinto che non ci sia connessione tra l’Hiv e l’Aids e che la malattia sia una bufala, un complotto delle multinazionali farmaceutiche per spillare soldi e vendere i medicinali, che sono la vera causa dell’immunodeficienza. In pratica: “Chi causa l’Aids è la cura”. In un’intervista del 1997 il leader di una delle principali forze politiche del nostro paese diceva: “Io ho la convinzione che l’Aids non esiste, che questa malattia è stata un modo per prendere fondi, miliardi di dollari. Mai è stato provato che esista il virus Hiv, nessuno l’ha mai visto”.

    Ora, si può credere a un COMICO di questa portata che vuole fare il POLITICO?

    • Lancia in resta mi piace… mi descrive perfettamente…. con l’unica differenza che io il tuo commento l’ho letto e ho letto pure il tuo lungo saggio contra-Grillo. Embeh?

      Vuoi che ti riporti qua sotto i crimini dei tuoi amati politici in carriera? O vuoi che ti ricordi dello spavaldo utilizzo renzistico del ridicolo caso Quarto per nascondere i casini Banca Etruria e non solo?

      Per certi versi mi ricordi dati passaggi aziendali: vedi, quando in un’azienda si opera a livello impiegatizio si guarda al dettaglio, quando si opera a livello manageriale si guarda a macro-livello. Di fatto io facevo un discorso manageriale…

      So benissimo che Grillo non é un santo (e buon per me perché i santi mi stanno sulle scatole), so benissimo che ha fatto tanti errori, i più dati dalla passione, da una certa ingenuità comunicazionale e anche volendo da una mancanza di un know-how in un esperimento politico tutto nuovo. Lo so benissimo. Ma come cittadina italiana che ama il suo paese a me preme aiutare Grillo e il suo progetto per coltivare speranza…. Posso sperare se costruendo un piedistallo ci impiego più tempo a metterlo su bene ma viene su solido… non posso sperare se quello è piantato nella merda delle varie repubbliche ad oggi e ci piazzo sopra il carrozzone pesante dell’attuale casta politica….

      Spero di essermi spiegata meglio… o come si dice da noi a Dublino… Rome was not built in a day… ma dura da oltre tremila anni…

      PS Sul tema del comico vs politico consiglierei le letture del King Lear shakesperiano e di Rabelais… poi ne riparliamo, ciao.

  3. Riccardo // 14 January 2016 at 19:18 //

    Lo avrai letto ma evidentemente la metafora che si celava ti è sfuggita. E poi io non ho “… amati politi in carriera”, e non sono pro o contro il Movimento 5 Stelle. Dico solo che “untori” voleva essere una metafora, e voleva semplicemente significare che non c’è partito grillino o chi altro che possa cambiare qualcosa.
    Ora, per meglio avvalorare il mio pensiero aggiungo che il caso Quarto porta alla luce una scomoda verità che è quella dell’impossibilità di controllare da dove arrivano i consensi. La domanda quindi è: come si fa a vedere da dove giungono i voti? Come ci si difende? Quanto ti insozzano? Se si alza il tappeto della democrazia ci trovi la miseria dell’umanità. Questo non significa rinnegarla, ma fare i conti con quello che è. La democrazia è come un campo di calcio con le sue regole dove ci si affronta per la conquista del potere. I tifosi sono i grandi elettori, i collettori di voti, quelli che ti assicurano un pacchetto di azioni per sconfiggere gli avversari. La mafia è la squadra più potente, una squadra che vince truccando le regole e le partite. Negli Stati Uniti ha portato alla Casa Bianca una leggenda come J. F. Kennedy, salvo forse farlo fuori quando si è sentita tradita. La mafia spesso è diretta, altre volte sceglie strade sue. Non è neppure sempre facile sbarazzarsi dei suoi voti velenosi. Faccio un esempio, mettiamo che uno come Saviano, al di sopra di ogni sospetto, scelga di candidarsi da qualche parte. Come si comporta la camorra? La mossa più diretta è muovere i voti sul suo avversario, ma se vuole fargli male davvero dirotta il consenso su di lui, tanto con la sua popolarità vincerebbe lo stesso. Ma con quei voti lo delegittima, lo sporca. Il problema è quindi il voto mafioso. Fosse solo questo. La realtà è che sporco è l’antico voto clientelare. Meno male che c’è il voto d’opinione, quello nobile e vero. Si vota per un’idea, per un sogno, per un valore, per una speranza. Solo che a pensarci bene neppure questo è senza peccato. Il voto, per esempio, che permise a Hitler di appropriarsi di tutta la Germania era insoddisfatto ma senza dubbio d’opinione, quella volta purtroppo un’opinione forte, radicata e senza compromessi. Non c’è scampo? Secondo me è il non chiedersi soltanto da dove arrivano i voti, quelli che scelgono chi deve governare. Ma farsi un’altra domanda: come controllare chi comanda. E la risposta è una forte opposizione. Sì, un’opposizione, non la maggioranza, il segreto, forse l’antidoto della democrazia.
    Ciao.

    • Non metto in dubbio che la metafora mi sia sfuggita soprattutto perché la parola “untore” non fa parte del mio vocabolario (insieme a tanti altri termini quali miracoli, penitenze, veli, peccati, cornetti, sfortuna etc che io non uso mai)… ma detto questo ci sono alcuni punti più sostanziali su cui posso ribattere.

      1) Io non sposo l’idea che nulla potrà mai cambiare. Di fatto tutto può cambiare, basta mettere regole. Ti faccio un esempio banale ma che è significativo. In Italia siamo arrivati alla raccolta differenziata solo di recente e sembrava che non ci saremmo arrivati mai. Più di venti anni fa io ero in Germania e colà si faceva già… sembrava impossibile che in Italia si sarebbe potuta fare: io stessa ero allergica andando sempre di fretta. Adesso, non so da voi, ma qui in Sardegna, non solo ci hanno fornito di tanto di libretto dove indicare dove vanno messe e quando tutte le cose… ma se non lo fai non ti portano via la spazzatura e ti fanno una multa. Ci credi che adesso tutto fila a meraviglia? Le regole hanno risolto perché non siamo più stupidi dei tedeschi o degli svedesi. E sicuramente neppure più disordinati.

      2) Non capisco neppure quale è il tema dei consensi. Da dove arrivano i consensi non dovrebbe essere rilevante per un politico onesto e che segue le regole: in realtà possono arrivare anche da ambienti mafiosi perché costoro se non sono in carcere hanno il diritto di votare come tutti e non puoi toglierglielo… ma ciò che conta è che tu politico non debba avere connessione alcuna con costoro e procedere secondo il programma che tu hai esposto.

      3) Il resto del tuo discorso è di nuovo “dettaglio” e sa tanto di politichese d’antan… quei tempi sono finiti però e in tempi di democrazia liquida francamente il machiavellismo ci sta un pò stretto. Io sono convinta infatti che saranno gli stessi tempi che viviamo a cambiare la politica e costringeranno i politici ad essere onesti… volenti o nolenti. I tempi mafiosi sono finiti e questo grazie anche al Movimento che ha indicato strade nuove.

      Onestamente se avessi dovuto fare io il punto che fai tu avrei parlato molto diversamente. Ovvero avrei detto che il Movimento deve andare avanti ma lavorare al massimo per fornire la massima trasparenza. Non solo… occorrerebbe che ti movimenti come quello di Grillo ne nascano diversi, dando rappresentazioni a diversi settori del popolo e mandando in cantina una volta per tutte il partitismo e i suoi monoliti sopravissuti… In questo senso il PD è senz’altro il MOSTRO sopravissuto che fa davvero paura con i tentacoli che ha… Speriamo davvero che al più tardi fra due anni ma magari già quest’anno si possano mandare queste dinamiche perniciose nel dimenticatoio forever.. ne va del futuro libero di questa nazione correntemente ridotta alla stato di feudo antidemocratico e servile.

      Ciao.

      • Riccardo // 15 January 2016 at 15:31 //

        L’untore era un individuo sospettato, durante i periodi di pestilenza (soprattutto quella di Milano del 1630), di cospargere i luoghi con cui una persona entrava spesso in contatto, come le maniglie delle porte, di una sostanza giallastra (così la descrive Manzoni) per contagiare gli abitanti delle città con il morbo. Di untori, appunto, si parla nel romanzo I promessi sposi – dove Renzo Tramaglino viene accusato di essere uno di loro – come anche nella Storia della colonna infame, sempre ad opera di Manzoni dove viene descritto il processo contro Gian Giacomo Mora e Guglielmo Piazza.
        Fatta questa precisazione, ecco il vero problema italiano.
        Il cancro mafioso, la corruzione e l’appropriazione illecita. Inoltre, il cancro mai debellato della burocrazia.
        Sarà doloroso ammetterlo ma i beni dei mafiosi, sia quelli sequestrati in via provvisoria sia quelli confiscati dopo una sentenza definitiva, sono diventati una sorta di Tesoro Maledetto. Questo ha consentito invece a un gruppo di MAGISTRATI infedeli di intramare i beni sequestrati con i propri INTERESSI PRIVATI: certo l’inchiesta aperta questa estate dalla procura di Caltanissetta è in pieno svolgimento e le responsabilità personali sono ancora tutte da definire, ma le intercettazioni, come sempre ottime e abbondanti, ci dicono con desolante chiarezza come si amministravano fino all’altro ieri le misure di prevenzione a Palermo; con quali disinvolture e con quali coperture i figli e i fraternissimi amici dei più alti papaveri del Palazzo di giustizia affondavano le mani nei patrimoni, ricchi e scellerati, che la dottoressa Silvana Saguto, presidente della sezione, aveva strappato, con mano decisa e irrefrenabile, alla potestà di Cosa Nostra.
        Ed eccoci all’altro cancro che divora l’Italia, ed è lo stesso di sessant’anni fa: parassitismo, assistenzialismo coatto, spreco stupido e criminale delle risorse pubbliche. Come combattere le rendite di posizione, le diseguaglianze nelle opportunità e soprattutto la burocrazia? Non c’è nessun metodo, hanno e occupano tutti i gangli della burocrazia, del cosiddetto BOLLO, o timbro necessario per far proseguire una pratica. (tu mi dai una busta – piena – e io ti metto il timbro). Un esempio che ne vale mille: 9 anni NOVE per aprire l’Esselunga di Parma. Se, un burocrate di settant’anni suonati come Ercole Incalza, arrestato e ora ai domiciliari, una di quelle figure paradigmatiche, di cui si enunciava, dell’alta burocrazia italiana: competente, autorevole, più potente di un ministro ma, a differenza di qualsiasi ministro, INAMOVIBILE. Frusciano infatti in modo sinistro i numeri delle QUATTORDICI indagini dalle quali era finora sempre uscito indenne. E ora, quegli stessi che hanno criticato la legge che vuole introdurre il principio della licenziabilità e della rotazione negli incarichi burocratici, si sono scoperti scandalizzati dalla prevalenza del burocrate, hanno cioè scoperto che nella macchina dello stato esistono figure non elette dai cittadini ma dotate di tanto potere, autorità e autonomia da poter persino – così almeno pare leggendo le carte del gip – disporre di un ministro, nello specifico quello delle Infrastrutture, cioè Maurizio Lupi. Conclusione. Non vorrei ripetermi, ma non c’è e mai ci sarà partito che riuscirà a cambiare l’Italia, anche perché come disse Massimo D’Azzeglio: “Abbiamo fatto l’Italia ora facciamo gli italiani” ed era l’epoca risorgimentale 1861, ma in 155 anni ancora nessuno c’è riuscito.
        Ciao.

  4. Ciao Riccardo… temo che stavolta la figura retorica sia sfuggita a te….

    Sappiamo bene cosa è l’untore, nonché la sua storia tragica, ma ripeto non sono termini del mio vocabolario perché non amo la superstizione…e quindi non li uso on purpose….

    Per il resto leggo dopo il tuo lungo commento
    A dopo, ciao

  5. Scusa il ritardo.. ho letto e quindi mi chiedo soltanto: quindi lo status quo ti va bene? Vuoi continuare cosi? Ottimo… allora vota Matteo Renzi alle prossime elezioni… stai tranquillo che verrai accontentato…. Buona fortuna.

    Serie “Chi é causa del suo male pianga se stesso”.

    ciao, grazie.

    • Riccardo // 18 January 2016 at 12:07 //

      Se per status quo intendi il monolite che porta il nome di BUROCRAZIA, sì, quello è decisamente, da sempre, inamovibile. Non c’è sinistra, destra o chi altri, capaci di smuoverlo. I burocrati sono come i vecchi feudali medievali. Essi comandano nell’ombra, con un potere enorme: nei ministeri, nella Ragioneria di Stato, nelle segrete stanze del Tesoro e del Quirinale, ma anche nei Tar che paralizzano il Paese.
      Ne so qualcosa al riguardo essendo stato un industriale, anche se piccolo, ricordo il calvario patito per la semplice richiesta di abbattere un muro nella fabbrica o per l’acquisizione di un marchio e via in un continuo dedalo di scartoffie, timbri, tempi e altro. I titoli dei giornali sono pieni, e al riguardo c’è anche un bellissimo libro, che ti inviterei a leggere, di Paolo Bracalini “La repubblica dei mandarini” (Marsilio). Leggendo le prime dieci parole si comprende tutto come un sunto dei nostalgici bigniamini. Esse svelano la più grande bugia di questi anni. «Lo Stato italiano siamo noi? No, lo Stato sono loro». Ed ecco un elenco di ciò che fa (richiede) la burocrazia.
      C’è il pescivendolo multato perché mancava l’indicazione della specie in latino vicino al nome in italiano. C’è chi viene rovinato perché sua moglie lo aiuta in pizzeria e sceglie di farla finita. C’è Giuseppe Aloisi che in Sardegna vuole aprire un’azienda di frigobar. Sceglie il terreno, compra le macchine, assume 40 persone. Ma su quell’area industriale c’è un palo dell’energia elettrica, piantato lì chissà quando. Chiede all’Enel di spostarlo. Ma ci vogliono trenta lunghi mesi. C’è il ristoratore multato per aver servito troppi spaghetti. Ci sono le 118 procedure da compilare per legge se si vuole aprire un’attività da estetista. C’è la famigerata “tassa sull’ombra”, dovuta allo Stato per l’ombra che le tende dei negozi proiettano sul suolo pubblico, e la dichiarazione “peli di foca” per chi esporta un prodotto. C’è Equitalia con il suo “aggio”, l’interesse praticato sulle temibili cartelle esattoriali, e le sue vittime. E poi l’Agenzia delle entrate con i premi per chi tartassa di più (spesso a torto). Ogni anno la burocrazia italiana costa 31 miliardi di euro: due punti di Pil persi in scartoffie e pratiche inutili. Si può dire che tutto manchi all’Italia, tranne le regole. Al contrario, i proverbiali lacci e lacciuoli, il groviglio di leggi – statali, regionali, provinciali, comunali – è così intricato che la giungla normativa italiana non ha paragoni in Europa e contribuisce all’indebolimento dei diritti dei “sudditi”.
      Non dimentichiamoci, infine, che nel 2008 Silvio Berlusconi che, mal consigliato dal suo ministro dell’economia Giulio Tremonti, mise sul piatto una serie di provvedimenti di austerity che egli stesso ripugnava, ma che pensava sarebbero potuti servire a stemperare la “tempesta perfetta”. Così fu costretto a rassegnare le dimissioni (peraltro senza mai essere stato sfiduciato dal Parlamento) per fare posto ad un Governo tecnico presieduto dall’ex commissario europeo – e da qualche giorno (non a caso) senatore a vita – prof. Mario Monti. Il professor Paolo Becchi, intellettuale che ha aderito al Movimento 5 Stelle, ha scritto un bellissimo libro: “Colpo di Stato permanente. Cronache degli ultimi tre anni.” (Marsilio), egli dice: “Il potere sotto cui viviamo oggi ha colpito a morte la nostra Costituzione democratica, rispettandone le regole”. Cosi Paolo Becchi, intende denunciare l’attuale condizione dell’Italia. In questo libro l’autore descrive le tappe di quel processo che negli ultimi anni ha visto la trasformazione delle istituzioni repubblicane, inaugurata da Monti e proseguita con Letta e Renzi. La Ragion di Stato sostiene Becchi – ha rovesciato ogni principio democratico: la legalità è diventata un mezzo tattico per mantenersi al potere anche contro la volontà dei cittadini. E il Parlamento è complice di tutto questo. La forma e le regole sono rispettate, a la macelleria sociale imposta per salvare l’Euro sta distruggendo il Paese”.
      Ora, come vedi, non sono un renziano, tutt’altro casomai. Mi auguro, questa volta, di non essere nuovamente frainteso.
      Ciao.

  6. Riccardo // 19 January 2016 at 18:32 //

    La tua non risposta, mi fa venire alla mente la frase, delle convergenze parallele, pronunciata da Aldo Moro al congresso di Firenze nel 1959. Un bell’ossimoro che non fa convergere i nostri pensieri. Io parlo di un tema, tu ne scrivi un altro. Al riguardo mi domandi se seguo le notizie o l’attualità. Certo che la seguo considerando che, oltre a leggere diverse testate giornalistiche, abito a Milano. Ciò vuol dire che ogni mattina recandomi in edicola parlo con l’edicolante, la panettiera, il barista, il farmacista, il salumiere, il macellaio o la cassiera del supermercato. Parlo in italiano perché sono in Italia. Ascolto cosa dice la gente, le loro osservazioni, le preoccupazioni. Avevo posto il grande problema che ci affligge da sempre: la BUROCRAZIA. Silenzio. E poi come hanno esautorato Silvio Berlusconi nel 2008 con l’avallo del Presidente Napolitano “occupando abusivamente” per ben tre volte Palazzo Chigi senza passare dalle urne. Silenzio.

    Ciao.

    • E’ un tuo problema: eppure io ritengo di essere stata molto chiara.
      Continuate pure così… (non sei il solo del resto)… quando avrete capito che è il momento di cambiare, pena il disastro più totale (non solo economico ma soprattutto culturale e civile), sarà probabilmente troppo tardi. Ma naturalmente non mi sorprendo che il lavaggio del cervello fatto dai media di regime (il 99% in questo momento), non produca questi nefasti effetti… Per questo occorre informarsi con una molteplicità di fonti… e basta con il moralismo democristiano ne abbiamo le scatole piene!

      Ciao

      PS Concordo sull’ultima parte che traduce: sospensione della democrazia. Serve altro? Altri grandi discorsi?

      • Riccardo // 20 January 2016 at 17:04 //

        Chiara? Un mio problema? Ma cosa stai dicendo? Tu non solo non leggi ciò che scrivo, ma ti inventi cose che mai ho espresso. Pertanto continuerò ad inviarti l’ultimo Reply fino a che non mi risponderai a modo.

        Ciao.

        Primi rinvio.

        La tua non risposta, mi fa venire alla mente la frase, delle convergenze parallele, pronunciata da Aldo Moro al congresso di Firenze nel 1959. Un bell’ossimoro che non fa convergere i nostri pensieri. Io parlo di un tema, tu ne scrivi un altro. Al riguardo mi domandi se seguo le notizie o l’attualità. Certo che la seguo considerando che, oltre a leggere diverse testate giornalistiche, abito a Milano. Ciò vuol dire che ogni mattina recandomi in edicola parlo con l’edicolante, la panettiera, il barista, il farmacista, il salumiere, il macellaio o la cassiera del supermercato. Parlo in italiano perché sono in Italia. Ascolto cosa dice la gente, le loro osservazioni, le preoccupazioni. Avevo posto il grande problema che ci affligge da sempre: la BUROCRAZIA. Silenzio. E poi come hanno esautorato Silvio Berlusconi nel 2008 con l’avallo del Presidente Napolitano “occupando abusivamente” per ben tre volte Palazzo Chigi senza passare dalle urne. Silenzio.

  7. Riccardo // 21 January 2016 at 14:08 //

    Eh, già. Siccome non capiamo la politica diciamo viva la NON politica. Ma la politica, caro Gavino è l’espressione di una Nazione. È sempre esistita. Allora siccome non troviamo nessun referente che ci piace, diciamo al diavolo tutti. È proprio quello che ha permesso sempre alla sinistra di vincere. Sono sempre quelli di destra che non hanno voglia di votare, quelli delle partite IVA, i professionisti, i commercianti e un altra pletora di gente che si è stufata. Si è rotta le palle! Perché a questo punto ci si dovrebbe domandare. Se Renzi lo troviamo un incapace, siamo sicuri che ci sia qualcun altro che sarà in grado di fare meglio? Non credo. L’Italia, dunque, pare condannata ad un periodo di instabilità politica e governativa di cui non c’è proprio bisogno perché non ha le risorse né umane, né culturali per farvi fronte. La verità è che sono venuti al pettine i nodi politici e istituzionali del Paese uscito dalla Resistenza troppo frettolosamente e con un pasticciato compromesso, senza aver adeguatamente elaborato che cosa fosse stato il fascismo e perché sia durato tanto a lungo. È un difetto strutturale che ci porteremo appresso ancora a lungo e che peserà sulla capacità di governo di chiunque vinca le elezioni. La rottamazione, che è stato l’ennesimo caso di trasformismo nella nostra storia nazionale ed è servita unicamente a portare a capo del governo Renzi, non era la soluzione dei nostri problemi, ma unicamente il mezzo grazie al quale sostituire la vecchia classe politica con una nuova. Che, come si è visto, non si è rivelata migliore. Anzi.

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