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Conferenza con la Stampa – Un Matteo Renzi laurista, in comfort-zone e tea-party con i giornalisti italiani, difende il suo 2015 e la sua RAI. Poi suggerisce il titolo ai suoi giornali.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Sobrio poster blanket-size dal Corriere.it

di Rina Brundu. Buone notizie: secondo Matteo Renzi quello appena passato è un anno molto migliore di quello che aveva preventivato (cosa aveva preventivato? E questo significa che c’é altro marciume che deve ancora venire a galla?), ma soprattutto ora avremmo una Rai che sarebbe guidata da personalità di primo piano che starebbero facendo un ottimo lavoro. Domanda: sono le stesse che solo domenica scorsa hanno permesso a Massimo Giletti di andare in onda nel primo pomeriggio di Rai1 per trattare il tema “Fabrizio Corona”? E sono le stesse che propongono ad ogni ora del giorno e della notte programmi degni del neurone rincoglionito of the year?

De gustibus: evidentemente questa è la best practise culturale e sociale che fa da orizzonte d’attesa al renzismo, ma dubito che sia quella di tutti gli italiani. Subito dopo un tale incipit to-remember, il Premier si è imbarcato nel solito discorso retorico, noioso, laurista, intessuto di perle ridondanti e formule captatio-benevolentiae a proposito di quelli che sarebbero i “successi” governativi: ecco perciò l’immancabile minestra riscaldata e condita con “l’orgoglio” che nascerebbe dall’essere riusciti a portare a casa l’Expo (meglio sarebbe stato che qualcuno se lo ricordasse l’Expo, anche solo dopo un mese, per meriti intrinseci), l’usata idealizzazione di questo “Jobs Act” che avrebbe risolto (almeno da come ne parla Renzi), i problemi del lavoro in Italia e via così almanaccando. Dulcis in fundo, Matteo Renzi suggerisce il titolo ai suoi giornali: “In Italia la politica ha vinto sul populismo”, siamo certi che il suggerimento verrà raccolto.

Di converso, a codesto tristo “narrare” – tra l’altro applaudito da qualche giornalista – ha fatto da contrappunto tonante il silenzio sullo Scandalo Banca Etruria, il suo recente attacco contro i giornali in quel della Leopolda e l’elegante sorvolare su tutti gli altri problemi che hanno costellato quest’anno difficilissmo per l’Italia. Fortuna che poi la parola è passata ai mastini e cani da guardia del giornalismo nazionale che, alla maniera di una Oriana Fallaci dei tempi migliori, lo hanno davvero messo all’angolo (si fa per scrivere, pardon…. per ridere, naturalmente): ecco quindi una pregnante domanda light sul problema dello smog che ha permesso a Renzi di prendere la palla al balzo e attaccare i Cinque Stelle; il tutto prima di passare alla seconda domanda fatta dal giornalista del Messaggero e riguardante il calo dei consensi, la quale è stata posta alla stregua di un amplesso dolce, con risposta incorporata e in virtù della quale Renzi ha potuto sguazzare “gentile farfalletta”; il passaggio (via-domande dei giornalisti) sul Caos Banche è stato così reticente, laurista e all’acqua di rose che non è commentabile senza mancare di rispetto alle persone che in questo momento ne soffrono le conseguenze sulla pelle…. E trallallerò e trallallerà, nessun giornalista che abbia avuto il coraggio di porre sul tavolo una questione scomoda, di interrompere il soliloquio laudatorio del-se, di toglierlo dalla sua comfort-zone, di chiedere chiarimenti sostanziali sul Caso Etruria, sullo status-quo amministrativo di Roma, sull’emigrazione giovanile costante e inarrestabile, sugli imprenditori che chiudono baracca, sul debito pubblico che cresce, sui debiti di stato contratti a scopo spot-elettorale, sullo status-quo della libertà di stampa in Italia così come percepito dagli organi deputati stranieri: eppure, come si evince, c’era solo l’imbarazzo della scelta!

Più che una conferanza con la Stampa uno spot elettorale appoggiato dalla “Stampa libera” italiana, adorante, in pesante conflitto amicale di interesse (almeno a giudicare da alcuni siparietti). Un tea-party praticamente, in senso letterale non di politichese d’oltreoceano. E poi ci chiediamo perché il giornalismo sia morto in Italia: non fosse bastato tutto il resto oggi ne abbiamo disperso le ceneri in alto mare. Ma come si fa??

In chiusura non si può non citare tre immancabili perle renzistiche 2.0. L’aforisma del giorno “Il compito del leader non è commentare i sondaggi ma cambiarli” (crepa d’invidia Sun Tzu!), l’incauta dichiarazione che la sua politica sarebbe da considerarsi “fallita” se non passasse il referendum costituzionale (solo in quel caso?), e la “promessa” che questo sarà il suo ultimo “ruolo pubblico”: come dire meglio mettere le mani avanti sin d’ora per non traballare troppo quando arriverà l’imprescindibile… spinta…. nelle parti basse procurata da cotanta felicità provata dal tartassato italiano!

PS: A titolo di curiosità, e dopo avere osservato una rara panoramica sui giornalisti presenti alla Conferenza: ma quale era la loro età media? Sessanta? Settanta? Centoventi? Mah….

PS2: Per correttezza però pubblico anche l’interpretazione che della “Conferenza” ne da anche l’organo mediatico di Partito.

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2 Comments on Conferenza con la Stampa – Un Matteo Renzi laurista, in comfort-zone e tea-party con i giornalisti italiani, difende il suo 2015 e la sua RAI. Poi suggerisce il titolo ai suoi giornali.

  1. “Il compito del leader non è commentare i sondaggi ma cambiarli” intesa alla lettera il leader è un truffatore, Da somaro ha inteso dire che il compito del leader non è commentare un sondaggio, ma agire per migliorarne le performance dei successivi. Però credo che la maggior parte dei nostri somari abbia inteso la frase nel modo quale avrebbe dovuto essere, ma l’effetto sarebbe stato di scarso rilievo rispetto alla muscolosa e ducesca sintesi, truffaldina per logica. Ora tu penserai invece legittimamente che intendeva cambiarli manu militari. Non credo, perché comunque sospetto che i sondaggi pubblici sono inaffidabili e corretti secondo l’umore del sondaggista. Possibile che solo Berlusconi avesse sondaggi più attinenti alla realtò finale? Solo con più soldi aveva un campione più vasto e attendibile? O forse gli altri si fermano a quanto pensano gradita al potente di turno? O chi si fida è proprio fesso?

    • Non commento sulle performance linguistiche del leader perché il rispetto alle istituzioni è dovuto… e straparlerei. I sondaggi sono come è tutto in Italia: confezionato. Un esempio: si dice che il M5S sia a due punti dal PD, il che significa che è almeno due punti sopra… Succedeva appunto anche con berlusconi: noi viviamo in una dittatura sinistrica (di una sinistra diversa da quella di tipo gramsciano, si intende)… e a codella la nostra “intelligentsia” porge i suoi omaggi… come sempre.

      Pubblico sotto questo pezzo da “Anti” il sito di Giuseppe Leuzzi che è esempio calzante di uno degli argomenti che oggi avrebbero discutere oggi il premier e i giornalisti invece di prendere il te insieme che parevano i compagni di merenda. Sic. Che vergogna per chi ha dato la vita per la nazione, che vergogna!

      TROPPA GRAZIA, LA MESSA È FINITA
      Per molto meno – “non poteva non sapere” – hanno distrutto partiti, carriere e persone, e hanno divelto le istituzioni. Per molto di più, l’abuso dei risparmi di gente comune, non indagano e anzi assolvono preventivamente. È successo al Consiglio superiore della magistratura, che è presieduto dal presidente della Repubblica, e il fatto è ancora più grave, il presidente essendo impegnato a disinnescare una commissione parlamentare d’inchiesta su Banca Etruria, dove gli abusi si sono dolosamente consumati. Una prova di forza. E un errore politico?
      La prova di forza è nel sarcasmo con cui la richiesta di sanzione a carico di Rossi è stata respinta dal Csm. Il Procuratore di Arezzo Rossi, titolare dell’indagine su Banca Etruria, è amico dei Boschi e consulente di Renzi a palazzo Chigi – nella persona del suo capo dipartimento affari giuridici, Antonella Manzione, ex capo dei vigili urbani di Pietrasanta. L’incompatibilità tra questi rapporti e l’inchiesta Etruria è evidente, ma non per il Csm. Perché, ha detto il presidente della Commissione referente Renato Balduzzi: “Rossi ha assicurato che nessun parente del ministro è indagato”. Che è invece il vulnus dell’operato di Rossi, la mancata indagine sul consiglio d’amministrazione della banca.
      Poiché Balduzzi è anche lui ex democristiano, si può pensare a un caso di strafottenza confessionale. Sicuramente è un caso di potere manifesto e anzi esibito, contro il quale saranno inevitabili contraccolpi, per quanto cieca o acquisita possa essere l’opposizione, fuori e dentro il Pd, il partito di Boschi e di Renzi. Che il Csm sia anche un organo costituzionale, super partes, questo, come si sa, non conta nulla

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