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L’Italia: un paese sospeso. E sull’autocensura del giornalismo italiano.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

SCIMMIETTEdi Gigi Montonato. L’incarico di Renzi a formare il governo, frutto di una serie di circostanze di derivazione elettorale e politica, ma voluto dall’allora Presidente della Repubblica Napolitano, fece pensare di primo acchito ad una sospensione della democrazia. Per quanto tutto fosse stato fatto in ossequio alla Costituzione – non è scritto in nessuna parte che il Presidente del Consiglio incaricato deve essere un eletto dal popolo – si avvertì un deficit di dibattito e di confronto, in considerazione che la nostra è una repubblica parlamentare e una democrazia rappresentativa. Parlamentare perché il ruolo del Parlamento è centrale; esso elabora soluzioni politiche al suo interno e non si limita a ratificare scelte fatte fuori. Rappresentativa di che? Di quelle forze politiche elette dal popolo in regolari elezioni. Esse poi pensano e decidono coi loro uomini più rappresentativi, coi loro leader, in maniera collegiale. Ora, quella di Napolitano fu una scelta singola, di cui egli si è assunto la responsabilità di fronte al paese e alla storia, nel bene e nel male. Duo non faciunt collegium dicevano i latini, figurarsi uno!

L’interventismo di Napolitano parte dall’estate del 2011, come ormai è acclarato da testimonianze mai smentite, con le dimissioni “indotte” di Berlusconi, già politicamente esautorato e moralmente screditato, con l’incarico a Mario Monti, col tentativo Bersani, con l’incarico a Letta e infine con l’investitura di Renzi. Dopo le elezioni politiche ci fu l’intermezzo della rielezione di Napolitano al Quirinale. Apparve subito pertanto che si trattava di un’operazione di vertice, gestita in più fasi, una volta si sarebbe detto “congiura di palazzo”, garantita dalla continuità istituzionale e politica di Napolitano. E di golpe strisciante si parlò all’epoca dei fatti. Se non fu un golpe sotto il profilo tecnico, lo fu sotto il profilo politico.

Dopo circa due anni di governo Renzi, appare di tutta evidenza che non solo la democrazia è sospesa, ma anche la politica in senso più ampio; e quando la politica è sospesa è come un motore che si spegne e la macchina non va né avanti né indietro. Ecco, l’Italia è un paese sospeso. Lo è politicamente, economicamente, culturalmente, eticamente. Il dibattito politico è congelato, lo zero virgola della crescita è insignificante, la classe dirigente non ha idee precise sulla sua identità culturale, la caduta di tensione nell’etica del ruolo, specialmente per certe professioni, è segno di spaesamento diffuso e crescente.

Non sono tanto le esibizioni di Renzi, parodisticamente mussoliniane e berlusconiane, che confermano questa percezione. Ora Renzi si mette anche a parlare di potenza dell’Italia, di prestigio nel mondo, di puntualità nel portare a compimento le opere pubbliche, come faceva Mussolini quando dal balcone di una nuova città appena inaugurata prometteva la data dell’inaugurazione della successiva; e attacca la Merkel in maniera solo meno pacchiana e volgare di Berlusconi.

Lo stato di incertezza e confusione lo si evince soprattutto dai commentatori politici che non sanno che pesci pigliare e dalla stampa tutta che li segue in una condizione di sostanziale autocensura, ormai conclamata. I più onesti non fanno proclami, ma lo dicono; e se non lo dicono, lo ammettono.

E’ una cosa molto grave la condizione in cui operano i giornalisti. Molti di essi, fior di firme, sono stati prepensionati e vivono in uno stato di “disoccupazione mentale”, nel senso che la loro intelligenza critica non trova gli spazi adeguati per esprimersi e incidere nella formazione dell’opinione pubblica. Ché quello è il ruolo di un intellettuale, di un commentatore critico. Vediamo l’affollamento di firme celebri nel “Fatto Quotidiano”, autentica area di parcheggio di menti rottamate. Altri, se non vogliono fare la stessa fine, si guardano bene dal criticare il potere e vivacchiano dicendo e non dicendo. Autocensurandosi, evitano al potere politico di mostrare la sua vera faccia, che è quella della repressione sia pure morbida; e salvano il posto di lavoro. I due maggiori quotidiani italiani la dicono lunga con la sostituzione di Ferruccio de Bortoli al “Corriere della Sera” e con quella, annunciata, di Ezio Mauro alla “Repubblica”. I due direttori sostituiti non erano renziani, sia pure per motivi diversi; Fontana e Calabresi lo sono. Ogni cosa ha il suo posto, ogni posto ha la sua cosa, si diceva saggiamente una volta nella bottega di un artigiano. De Bortoli e Mauro erano ormai al posto sbagliato.

L’aspetto più grave è il messaggio che passa da simili operazioni: si va verso un renzismo più sistematico e organico, si va verso il partito della nazione, che – facciamoci caso – ricorda tanto il partito nazionale fascista. Non contano i dettagli e i modi con cui l’uno si fece strada nel dopoguerra e l’altro si sta facendo strada nel dopocrisi – ma è davvero dopocrisi? – conta che oggi come allora si avverte la necessità di un partito che impedisca la dialettica politica e abbracci in un solo organismo tutta la nazione. Basta con le chiacchiere e chi non ha fiducia nel governo è un gufo. Non è un caso che il gufismo di Renzi si sta affermando come metodica, che travalica la battuta polemica e s’impone come cifra di comunicazione e di lotta politica. I gufi, nella visio di Renzi, sono gli avversari, malvagi perché sperano che le iniziative del governo falliscano a danno dell’intera nazione pur di dimostrare di essere loro i più adeguati a governare. Come fatto non è nuovo, un po’ è fisiologico in una democrazia; ma solo con lui o da lui in poi è diventato un’arma propagandistico-mediatica.

Nessun grido di allarme, nessun “al lupo, al lupo!”. Il partito della nazione non potrà mai calcare le orme del partito nazionale fascista; ma risponde come quello ad una volontà di creare in Italia un sistema politico a democrazia ridotta, in modo che chi lo rappresenta al massimo livello possa prendere i provvedimenti che occorrono in tempi brevi e rispondere all’Unione Europea senza tante incertezze e lacerazioni interne.

La domanda che è lecito porsi è: ma il renzismo è una fase del processo d’uscita dalla crisi politica, cui ne seguiranno altre fino al ritrovamento di un nuovo assetto politico-istituzionale, o è la risposta finale alla crisi? A ragionar politico, verrebbe di dire che è la risposta finale. A ragionare storico si ha qualche legittimo dubbio.

6 Comments on L’Italia: un paese sospeso. E sull’autocensura del giornalismo italiano.

  1. “Dopo circa due anni di governo Renzi, appare di tutta evidenza che non solo la democrazia è sospesa, ma anche la politica in senso più ampio… Non sono tanto le esibizioni di Renzi, parodisticamente mussoliniane e berlusconiane, che confermano questa percezione.”.

    La sua analisi, professore, non é solo condivisibile ma è lo status quo che in tanti si denuncia da tempo.

    Noi viviamo senz’altro il periodo più anti-democratico della nostra storia… un campanello d’allarme sostanziale se si vuole salvare il futuro di chi verrà. La parte peggiore è che il renzismo… ha abbindolato anche un certo ceto che si pensava avesse le “armi” per difendersi. Probabilmente molto può la paura dell’incerto ma non c’é paura del futuro che legittima la svendita del paese a questa dittatura buffonesca. Sui giornalisti non commento perché noi in Italia non abbiamo giornalisti, abbiamo leccaculo e se vi è una sola cosa per cui è servito il renzismo è proprio per consegnare questa verità alla storia ed eternarla.

    Best Regards

  2. Sì, è proprio un brutto momento. Ci sta che un governo non rappresenti il Paese e non dia le risposte più attese, ma non ci sta che il contorno sia così politicamente squallido ed eticamente indifferente.

    • Professore mi permetta, io non penso e non potrò mai pensare che “Ci sta che un governo non rappresenti il Paese”. Questo può andare bene in uno Stato canaglia o in via di sviluppo, ma non in una grande democrazia occidentale… E la legge che permette questi inciuci tipo quello denunciato da lei – che a ben guardare resta la più pesante eredità che ci ha consegnato il Presidente Napolitano – dovrebbe essere cambiata al pù presto. Quando non c’éun rappresentante del popolo si va alle lezioni, sempre.

      Questo non vuol dire certo che si voterà per il meglio (o che si sarebbe evitato di eleggere un Esecutivo buffonesco come questo, che attira le famiglie e le menti Mulino Bianco), ma almeno ce ne si fa una ragione. Io non riesco a farmi una ragione che questo signorino elegante va in giro per il mondo con i nostri soldi, sparla qui e là, evita come la peste i problemi del paese (vedi alluvioni varie etc) ed é legato a doppio spago con quella casta che lo ha mandato in rovina.

      Concordo solo che noi dovremmo reagire… con le regole della democrazia.. ma reagire.. Ma di fatto il paese sta reagendo ecco perché il signorino di cui sopra, paradossalmente spalleggiato dall’opposizione o finta tale berlusconiana, non si azzarda ad indire elezioni…

      PS Che poi c’é da ridere quando dicono che il movimento distruggerebbe il paese e non sa governare… manco parlassero dalla Svezia e un poco come chi soffocato dalla merda si lamenta del profumo chic del vicino… Nessun nuovo governo potrebbe fare peggio di ciò che abbiamo avuto fino ad ora: MAI!

  3. Credo che per “movimento” Lei si riferisca al M5S. Se così è, mi permetterei di avere qualche perplessità sulla sua prospettiva di governo.
    Presi ad uno ad uno, i grillini sono per lo più persone perbene; allcuni sono anche preparati. Ma tutto ciò non basta per proporsi al governo. Questo richiede ben altre doti, ben altre competenze e capacità.
    Giustamente si critica l’esistente; e l’esistente oggi è Renzi. Ripeto: si può governare male, ma è sempre meglio che non governare proprio. Non salirei mai su un’auto guidata da una persona buona, onesta e simpatica, ma senza competenze specifiche di guida.
    L’aspetto più grave del momento politico che viviamo è la “morta gora” del contorno, dell’ambiente; sono gli intellettuali asserviti, i giornalisti funzionali, le istituzioni occupate, la fuga indecorosa di chi negli anni scorsi ha combinato un mucchio di guai, la mancanza di dibattito propositivo, l’indifferenza dei giovani, la resa di un popolo.
    Il Movimento è un segnale importante, direi un sintomo del male; ma non è la terapia.

    • Gentile professore, grazie per il suo commento. Le confesso che questi discorsi li ho già sentiti, li facevo anche io tempo fa, ora non li faccio più. Per alcuni motivi.

      Di fatto, facendo simili discorsi si sta insinuando:

      1) Che il politico deve essere un politico di professione. Quindi la casta – anche pd – che ha depauperato il paese per decenni è comunque meglio perché nel tempo ha imparato il mestiere…

      2) Che il cittadino normale – perché il M5S elegge cittadini normali che non faranno della politica una carriera a vita – come lei, come me, sia in dato modo incapacitato a fare quello che fa la casta, che abbia meno capacità intellettuale (o forse si vuole intendere più vergogna nel rubare?)…

      3) Che l’esempio di questo governo – dove le ricordo che c’é un ministro della salute senza laurea – sia un esempio del saper-fare da imitare…

      4) Che l’esempio di questo governo dove – sondaggi alla mano – c’é una delle più importanti cariche dello
      Stato, tale è il ministro dell’Interno, senza una rappresentatività elettorale, sia un modello da imitare…

      5) Che per una qualsiasi ragione –incomprensibile – gli esperti tecnici che convoca questo governo per dargli una mano, siano meno validi di quelli che porterebbe un governo del m5S….

      Io penso che queste siano tutte boiate, mi perdoni. Io penso che un governo pentastellato assicurerebbe prima di tutto una ripartenza da altre basi, sarebbe un fare piazza pulita, un nuovo modo moderno e coerente di governare e io sono certa che qualora il movimento andasse al governo difenderebbe il nostro interesse nazionale su tutti i livelli. A questo tipo di governo noi dovremmo dare una mano, anche portando pazienza, mettendogli a disposizione le migliori risorse umane e tecniche per il paese e facendo forza-paris per il meglio…

      Non certo difendendo gli interessi datati della casta: io non salgo in macchina con un furbetto trendy che so mi butterebbe dall’auto che mi ha rubato qualora gli facesse comodo.

      Buon anno.
      RB

  4. Buon anno anche a Lei, senz’altro!

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