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Diseducazione: sui paradossi nel pagamento del canone Rai e sulla mission teocratica dei media italiani da Benigni alle Home dei quotidiani, riflessioni e considerazioni.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

seneca

Un bellissimo busto di Seneca

di Rina Brundu. Chissà perché mi pareva che il termine non esistesse in italiano, eppure era l’unico che mi veniva in mente: diseducazione. Poi ho scoperto che il sostantivo esiste anche nella lingua di Dante e la sua significazione precisa è “educazione fallita o controproducente”. Io però preferisco la significazione spagnola: mala educación.

E di cattiva educazione (in senso lato), non si può non parlare quando si guarda allo status quo mediatico italiano, specie in questi giorni. Ieri sera e nei giorni scorsi scorrevo, per curiosità, ma anche perché questo tema mi interessa sempre di più, il palinsesto di Rai Uno: resto convinta che se Gesù Cristo l’avesse visto avrebbe sbottato “e checazz! Mi avete preso per Kim Il Sung?!”. E già perché una tal “dittatura mentale” non piacerebbe neppure a quel figlio di Maria che si sarebbe incarnato per vie traverse per portare un pò di luce nel mondo: un poco come dire missione fallita!

Scherzi a parte, per chi non é abituato fa davvero impressione questa sorta di crociata teocratica dei giornali e telegiornali italiani, porta a pensare, a razionalizzare e a interrogarsi: ma perché questo paese sembra correre a gran velocità verso il treno che arriva? Non sarà forse che i media hanno una responsabilità preponderante? Del resto chi, se non i media, é responsabile per una “educazione” di tipo medievaleggiante, laddove gli unici portatori della “verità scientifica” sui canali Rai sembrerebbero essere l’ottuagenario Piero Angela (che pure ho rivalutato nell’ultimo periodo, parendomi che egli sia ormai l’ultimo boiardo mediatico a difendere una data visione mentalmente libera del micro e macrocosmo che viviamo), e l’impareggiabile Roberto Giacobbo? Che dire poi degli indefessi redattori di giornali come il Corsera che producono a ritmo sostenuto poster blanket-size del papa e di Renzi in una reinterpretazione tutta loro del motto: Dio e Patria?

Il problema – a mio avviso – è che l’unico motto da utilizzarsi in un simile contesto di degrado intellettuale (basti vedere l’ennesima riproposizione dello show di Roberto Benigni in tv), è “cornuti e mazziati”. “Cornuti” perché le reti Rai continuano ad essere quelle più viste anche dai bambini (sebbene, fortunatamente, la tecnologia offra oggigiorno strumenti di formazione alternativi che consigliamo vivamente alle famiglie), e “mazziati” perché pur dovendo ricercare fonti di “acculturazione” alternativa siamo costretti a sovvenzionare il teatrino diseducativo che mamma Rai propone: ma non dovevano riformarla questa azienda, o la supposta “riforma” riguarda solo il cambio al vertice di un AD il più possibile vicino al renzismo imperante?

Nel dubbio, meglio che le famiglie si diano da fare perché il domani che aspetta i loro bambini non è intellettualmente facile. La buona notizia – se così si può dire – è che grazie al digitale una qualche alternativa esiste, gratuita tra l’altro. Di fatto ci sono moltissimi canali, da Focus, a Real Time, a Discovery che mandano in onda documentari davvero interessanti, prodotti con metodo rigoroso come si usa in America o in Gran Bretagna e insegnano davvero tanto su qualsiasi branca del sapere. Insegnano che i roveti ardenti non parlano, che i miracoli non esistono, insegnano la gratitudine che si deve alla nostra ignoranza, la quale con la sua sola esistenza ci stimola ad alzarci ogni giorno per colmarla. Soprattutto, come sovente scrivo in questi miei post – insegnano che i portenti del “dio quantistico” sono ben superiori a quelli degli dei, o supposti tali, delle religioni umane costruiti a nostra immagine e somiglianza… il che é tutto dire.

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2 Comments on Diseducazione: sui paradossi nel pagamento del canone Rai e sulla mission teocratica dei media italiani da Benigni alle Home dei quotidiani, riflessioni e considerazioni.

  1. Giancarlo Melis // 29 December 2015 at 12:52 //

    Complimenti per l’articolo. Sono stati focalizzati alcuni punti critici in modo chiaro.

    • Gentile Giancarlo, ti ringrazio per la cortesia che usi sul sito, anche davanti a prese di posizione sostanziali come le mie. Temo di non essere d’accordo solo sui complimenti all’articolo, che io non vedo come un “articolo” (non c’é mai tempo per quelli) ma come un post-it, un memorandum che tratta un argomento molto serio.

      Serissimo, che mi pone sovente in difficoltà. Per me che sono sempre vissuta fuori, che ho sempre coltivato una visione più scientifica del mondo è molto difficile confrontarmi con la realtà che ho trovato in Italia. Ad un tempo capisco la delicatezza dell’argomento e da qui deriva la maggior difficoltà. Purtroppo siamo stati tutti allevati a credere che quella sorta di anelito verso il metafisico, l’ignoto, verso un’etica diversa, una moralità interna, sia cosa da confondere con le religioni umane e questo crea appunto dei problemi.

      Per fare un paragone ideale è un poco come se la televisione irlandese trasmettesse tutti i giorni racconti di miti celtici, storie di elfi e fate, e racconti vari e li spacciasse per buoni. Se ci pensi bene é la stessa cosa: l’invito a credere al portento perché la realtà contingente non soddisfa. Diseducazione, appunto. Diseducazione di Stato per meglio dire.

      Faccenda molto seria però sul versante educativo. Ti faccio un esempio. Al tempo della mia fanciullezza si insegnava religione nelle scuole italiane (spero che adesso le numerose riforme abbiano tolto questa cosa dai banchi di scuola, perché certamente non farebbe onore al nostro intelletto e alle sue necessità minime). Ebbene il mio parroco (persona comunque degna, e uno dei rari preti per cui io porterò rispetto in eterno), faceva questo discorso pseudo-scientifico: “Bambini, pensate al miracolo di Dio quando ha creato la terra: oggigiorno, anche la scienza conferma che se questo pianeta fosse un poco più distante dal sole che lo illumina gelerebbe nel freddo cosmico, mentre se fosse più vicino brucerebbe al calore di quella stella…”. Ingenuamente, e pensando di fare bene portava quella classe di un paesino interno della Sardegna a pensare che quello fosse un miracolo… Ingenuamente, e pensando di fare bene aggiungeva ignoranza a ignoranza condannando di fatto quelle persone a coltivare questi pensieri tutta la vita…

      Pensa invece al diverso percorso che hanno davanti a loro i figli di uno scienziato… Ti cito il caso del dottor Brian Greene, fisico teorico e divulgatore scientifico molto noto, che in una sua intervista raccontava di una sorta di “esperienza” educativa avuta col suo piccolino di pochi anni. Accadde infatti che il bambino necessitasse di scarpe nuove e lui lo portò in negozio. Colà fecero l’acquisto e poi ne uscirono.Tornando verso casa il bambino era entusiasta: “Papà” disse infine, con lo stesso trasporto evangelizzatore del mio vecchio parroco “ma non è incredibile? In quel negozio avevano un paio di scarpe proprio adatte al mio piede..”. Il dottor Greene rise e naturalmente si fermò a spiegare al figlio che non c’era nulla di incredibile… era solo che il negoziante aveva una riserva con scarpe di tantissimi numeri diversi: uno doveva calzare. Naturalmente Brian Greene faceva questo discorso a proposito delle teorie del multiverso, della possibilità che questo sia solo uno degli universi possibili, quello che – in virtù delle leggi fisiche che lo governano – permette il nascere della vita come noi la conosciamo e di individui con il nostro tipo di intelligenza… ma non è questo il punto….

      Il punto è: perché i figli di Brian Greene hanno accesso a questo tipo di cogitazione (di fatto, spianandosi la strada del futuro in maniera sostanziale), e i figli di nessuno (come eravamo noi per certi versi in quel paesello della Sardegna interna), debbono sorbirsi le boiate che, pur con le migliori intenzioni del mondo, ci serviva il nostro parroco? E perché questo tipo di diseducazione viene servita a tutte le ore, giorno dopo giorno, ora dopo ora, da quel Servizio Pubblico per cui i genitori pagano il canone, sovente con grande sacrificio?

      Ripeto, caro Giancarlo, sono argomenti seri…e il mio post-it e lungi dall’affrontarli nella maniera attenta con cui bisognerebbe affrontarli. Mi scuso anche per questo commento che pubblico senza rileggere (refusi inclusi), ma non c’é tempo di fare altrimenti.

      Buon Anno.
      Rina Brundu

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