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Nello show fondamentalista e populista “L’Arena”, Maurizio Lupi cita Gramsci e si sostituisce al Papa: “Dio é nato ed è venuto nella Storia”. E un confronto con i cugini transalpini: vive la France!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

D'après_Maurice_Quentin_de_La_Tour,_Portrait_de_Voltaire_(c._1737,_musée_Antoine_Lécuyer)

L'immenso Voltaire

di Rina Brundu. È un qualcosa di straordinario quello che sta accadendo in questi giorni nella televisione italiana pagata dal contribuente, a seguito del pseudo-caso Rozzano. Dopo il fisico Carlo Rovelli che a “Virus”, il programma condotto da Nicola Porro, auspicava cento simboli religiosi nelle scuole (!!!!), oggi è toccato ad un ex ministro della Repubblica italiana, in quel sempre più fondamentalista e populista “L’Arena” (Rai1) di Massimo Giletti, sbottare: “Dio è nato ed è venuto nella Storia!”. Neppure Papa Francesco ha mai osato tanto, ma forse è vero che così come gli italiani a momenti sono tutti allenatori di calcio, in altri momenti sono tutti papi.

Il forzista Toti, attuale governatore della Liguria, pure lui presente in studio, non ha mancato di dare manforte all’ex collega di partito: il presepe e la sua storia dovrebbe far parte delle materie “educative” della scuola. Di fatto – ha aggiunto Toti – dobbiamo spiegare ai bambini cosa è successo tanto tempo fa in quei giorni (perché non lo spiega Toti cos’é successo? Gli consigliamo però di studiare un poco prima di parlare, magari su un serio libro di storia). Non contento della perorazione totiana della sua causa, l’impavido conduttore manda in onda le “minacce” registrate di un altro sindaco italico che in polemica contro le educatrici scolastiche del suo paese, le quali non avrebbero voluto celebrare il Natale a scuola, si è spinto fino ad urlare che le avrebbe prese a “calci in culo”. Il resto dell’inguardabile programma (dove il solito Lupi non si è fatto scrupolo di citare Gramsci, il quale probabilmente si sta rivoltando nella tomba) è tutto un portar “dotte” opinioni contra quegli educatori (evidentemente in maggior numero di quanti Giletti avesse preventivato), che continuano a pensare che la scuola sia un luogo di studio, non un luogo di indottrinamento religioso. Fa specie infine il reiterato, spudorato utilizzo della religione musulmana come capro espiatorio della nostra pochezza morale e intellettuale.

Dio è nato ed è venuto nella Storia!!!! Personalmente trovo incredibile che un individuo adulto, maturo, che ha studiato, che é nel pieno della sua salute psichicha e fisica, possa dire e pensare queste cose e non riesca a trovare un qualsiasi percorso formativo che gli consenta di uscire dagli schemi di codesti indottrinamenti scolastico-medievali, ma trovo gravissimo che simili dichiarazioni possano venire da qualcuno che ha avuto responsabilità politiche e amministrative sostanziali: ma chi stiamo votando? Chi stiamo eleggendo a rappresentarci? Perché non ci si interroga mai su queste questioni gravissime? Perché non c’é alcun contradditorio nel servizio politico di un paese laico, quando vengono fuori simili dichiarazioni? Ad un tempo, nel caso del professor Rovelli, mi piacerebbe sapere dove insegna e cosa ne pensano i suoi studenti delle sue esternazioni molto opinabili. Di certo fossi stata io uno dei suoi studenti avrei cambiato corso il giorno dopo: la fisica è una materia che come nessun’altra – specie di questi tempi – richiede persone che ragionano con i piedi ben piantati per terra e invece di evocare simboli religiosi nelle scu0le, protestano per le ataviche carenze nelle stesse, specie quando si tratta di recuperare fondi per i tanti percorsi formativi e scientifici che occorrerebbe offrire ai ragazzi di oggi che attendono il loro durissimo domani.

Da ragazza e giovane donna non amavo troppo i francesi moderni: non mi piacevano le loro manie di grandeur. Oggigiorno, davanti a questa Francia così simile a noi eppure così diversa, così moderna, mentalmente libera, con un Presidente che lungi dal “coprire le nudità” delle sue opere d’arte quando arrivano esponenti di altre confessioni, mette in primo piano la sacrosanta laicità del suo grande Stato illuminato e illuminista, io provo invidia e vergogna, nonché un sentimento di vivissima ammirazione. Non lo dicevo allora ma sono ancora in tempo per farlo ora: vive la France e lunga vita a questa grande nazione che, secoli dopo i giorni del suo augusto figlio Voltaire, ha evidentemente ancora tanto da insegnarci!

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