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Della tristezza dei “capitani coraggiosi”

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Il lago Balaton, detto anche "il mare degli ungheresi"

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di Rina Brundu. Non ho visto il concerto “Capitani coraggiosi” (Rai1) di Claudio Baglioni e Gianni Morandi. Non ho mai amato i concerti, mi annoiano. Non ho visto il concerto ma mercé l’usata pratica RAI delle marchette musicali in coda ai telegiornali mi è stato impossibile evitare l’epico racconto delle “gesta” di codesti capitani. Di norma cambio subito canale, ma nell'occasione, essendo i due artisti in questione, artisti della mia miglior età che fu, sono rimasta ad ascoltare.

Così, con il servizio che mi scorreva davanti, mi è capitato di notrare lo strano contrasto che procuravano le parole laudative, encomiastiche del cronista (Mollica se non sbaglio) con le immagini di quello che a primo guardare mi pareva un concertino. L’impressione claustrofobica la procurava una scenografia di background esageratamente minimale, angusta, lo spazio ristretto, chiuso: ma lo spettacolo era riservato ai parenti? Non è tutto però. Infatti, bastava guardare tra il pubblico per notare che i “fan” erano per lo più “fan” cresciuti, cinquantenni, sessantenni, forse di più.

Ci sta naturalmente, ma la cosa non mi ha impedito di provare una data tristezza: non per quei miei giorni più giovani ormai andati ma proprio per lo “spettacolo” che stavano dando di sé quei due pur bravi artisti. Che ci sia un tempo per tutto? Un tempo per i concerti, per gli allori e un tempo per riposare su quelli? Lo confesso, il dubbio mi assilla ma non ditelo a Mollica per favore: lasciate che gli artisti evergreen vengano a lui, un superlativo assoluto laudatorio non verrà negato a nessuno!

6 Comments on Della tristezza dei “capitani coraggiosi”

  1. Non era una critica, sono due rari artisti italiani che mi piacciono.

    Ma l’impressione di tristezza me l’hanno trasmessa. Mi ricordava quei festival di periferia degli anni 60. E comunque perché te la prendi con me? Chiedi piuttosto a Mollica perché presentava un ordinario concerto italico come fosse il ritorno degli Stones in quel di Woodstock??? Mah!

    PS Guarda la gabbia, la7, sui preti gay, molto più interessante.

  2. Se gli Inglesi avevano i Rolling Stones, gli Italiani avevano Morandi e Baglioni…(Gavino)
    Stai dicendo che la colpa dello sfascio sistemico è di Morandi e Baglioni? Mi pare esagerato…. io metterei prima Andreotti, Craxi, Alfano e tutti gli altri, ma de gustibus….

  3. Effettivamente ha stupito anche me… Gavino ha un lato romantico di cui non sapevamo: ci volevano le orazioni apologetiche di Mollica per tirarlo fuori, ma ce l’abbiamo fatta!

    🙂

  4. Aggiungo anche su lato tecnico: Morandi e Baglioni sono bravi ma ben lontani dalle vette eccelse della grande scuola cantautorale italiana… ben lontani… e sia tu che Gavino, ma soprattutto Mollica che é o dovrebbe essere un critico, dovrebbe ricordarselo se non vuole scadere nel ridicolo. Ma forse ormai è troppo tardi.

    Riconfermo anche il concetto di “tristezza”… perché a meno che uno non sia un classico immortale alla Mozart, quello è il suo destino, senza se e senza ma….

    • No, non é un argomento poco importante dato che la scuola cantautorale italiana è stata l’unica forma artistica autoctona degna che abbiamo creato nell’ultimo mezzo secolo. E con tutto il rispetto per Baglioni e Morandi siamo ben lontani dall’arte dei De André, dei De Gregori, dei Guccini, dai Dalla, e dalle tante stelle di quella scuola.
      Lasciamo stare Mozart che è stato citato solo come esempio di cosa sia un classico che sfugge alle regole che si applicano ai mortali… e quindi sicuramente a Baglioni e Morandi. Ciao

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