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Massimo Giletti a L’Arena: “Krzysztof Charamsa? Una provocazione un pò forte di cui non si sentiva la necessità”. Sulle incredibili dichiarazioni di Ferilli e Ruini e dal “canto francescano” di un teologo polacco alla scomunica dell’eretico Baruch Spinoza.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

Baruch Spinoza

Baruch Spinoza

Ecco il contesto mediatico. Dopo un’epica prima puntata de L’Arena 2015-2016 (Rai1), puntata dedicata alla corruzione dilagante a Roma, corredata di una intervista cammeo davvero tale, vale a dire di un'intervista allo straordinario artista-artigiano iraniano Dehnavi Mehd, che ha avuto il coraggio di denunciare i Casamonica a Roma, e lo ha fatto con un sorriso da meraviglioso angelo vendicatore, l’infaticabile Massimo Giletti ha ospitato la solita marchetta della TV pubblica. In questo caso si trattava di una sponsorizzazione del film Io e lei dedicato all’amore lesbico: ospiti in studio le protagoniste Margherita Buy e Sabrina Ferilli.

Ad un certo punto però, il mondano conduttore decide, suo malgrado, di fare un accostamento tra la trama raccontata nel film  e il coming out mediatico di Monsignor Krzysztof Charamsa. “No, Giletti” lo ammonisce la Ferilli “i due casi non sono simili: chi vuole stare nella Chiesa Cattolica deve rispettarne le regole.. (??!!)”. Subito il Giletti che si era appena vantato di avere “fronteggiato l’Isis”, e che quindi dovrebbe avere toccato con mano che cosa può fare l’intransigenza religiosa, si accoda: “Certo, certo, del resto si è trattato di una “provocazione” un pò forte di cui non si sentiva la necessità”.

Ho spento il televisore disgustata. Disgustata dal fatto che una attrice che si propone impegnata, che ha voluto trattare nel suo film un tema anche “doloroso” quale è quello dell’amore lesbico, chiuda gli occhi così sbrigativamente sulla grande responsabilità morale che ha la Chiesa Cattolica nella “discriminazione” dell’amore “diverso”. Senza dimenticare, inoltre, che la Chiesa fondata da Cristo non mi risulta avesse queste regole di esclusione e quindi la sua “conclusione” è assolutamente opinabile anche da un punto di vista dottrinale. E disgustata dal fatto che un conduttore del servizio pubblico, il cui canone anche io pago, possa chiamare “provocazione” la sofferenza di vita di questo straordinario monsignore polacco a cui si spera tantissimi giovani omossessuali che si sentono cattolici potranno dire un giorno: grazie!

Disgustata dal fatto che un conduttore del servizio pubblico, il cui canone anche io pago, possa mostrarsi così di parte (e dunque unprofessional), dimenticando che nel suo pubblico ci sono persone di altre fedi e soprattutto ci sono persone che non metterebbero mai la “fede” davanti alla sofferenza di un uomo. Persone che la discriminazione la combattono sempre e comunque, non importa da quale alto “pulpito” venga, proprio perché ben coscienti del fatto che più elevato è quel pulpito più male può fare. Perché così bisogna comportarsi se prima di essere cristiani o induisti si vuole essere persone per bene. Ripeto, sono rimasta disgustata, ma non sorpresa perché l’omofobia che ammorba il nostro Paese (non solo il Santo Uffizio), trova humus fertile proprio in questo tipo di connivenza mediatica e sontuosa che francamente non merita altra considerazione.

Straordinarie, ma più comprensibili dato che provengono da un anziano religioso, anche le dichiarazioni del Cardinale Ruini al Corsera: “… anch’io (ho) l’obbligo di tale astinenza e in più di sessant’anni non mi sono mai sentito disumanizzato, e nemmeno privo di una vita di amore, che è qualcosa di molto più grande dell’esercizio della sessualità”. Che dire? Commentare la banalità annoia a morte e comunque il rispetto ad un anziano signore lo si deve sempre anche se colui sembrerebbe non avere imparato, in una vita pur lunga, il rispetto a tutto tondo che si deve per le scelte degli altri. Ne deriva che l’unica considerazione che mi viene da fare è solo una breve comunicazione al suo Ufficio Stampa. Infatti, nel caso in cui il Cardinale volesse scomunicarmi vorrei una scomunica tipo quella fatta dalla sinagoga ebrea al suo grandissimo figlio Baruch Spinoza e pubblicata qui in calce (1). Non mi posso accontentare di niente di meno per ovvie ragioni, ma anche perché, considerati quanti non dovrebbero più interagire con me pena la dannazione eterna, i rompimenti di balle giornalieri, magari anche mediatici, diminuirebbero sensibilmente.

“Io devo chiedere perdono ai fratelli e sorelle omosessuali, lesbiche, bisessuali, transesssuali e intersessuali”  ha dichiarato invece Krzysztof Charamsa, anche lui intervistato dal Corriere. “Lo faccio per quanto posso come povero membro della Chiesa Cattolica a nome di questa couninità di fede. Vi chiedo perdono per i ritardi epocali, per le vostre sofferenze, per la vostra esclusione. Vi chiedo perdono perché vi abbiamo reso lebbrosi del nostro tempo, che chiedono misericordia per essere toccati da Gesù, da Dio. Chiedo perdono anche a nome mio, per ogni momento del mio sofferto silenzio tra le mura della congregazione per la Dottrina della fede, quando ero testimone di una esasperata paranoica omofobia”. Ha composto quasi un canto francescano dei nostri tempi digitali, insomma. Se questa  sarà la Chiesa del futuro ben venga anche nell’universo di chi, come me, non può ammettere simili riti e miti a guidare il cammino della sua vita. Excellent and very good, Monsignor Charamsa, may the road rise to meet you ….. and your boyfriend.

 

  • (1) “Con il giudizio degli angeli e la sentenza dei santi, noi dichiariamo Baruch de Spinoza scomunicato, esecrato, maledetto ed espulso, con l’assenso di tutta la sacra comunità […]. Sia maledetto di giorno e maledetto di notte; sia maledetto quando si corica e maledetto quando si alza; maledetto nell’uscire e maledetto nell’entrare. Possa il Signore mai piú perdonarlo; possano l’ira e la collera del Signore ardere, d’ora innanzi, quest’uomo, far pesare su di lui tutte le maledizioni scritte nel Libro della Legge, e cancellare il suo nome dal cielo; possa il Signore separarlo, per la sua malvagità, da tutte le tribú d’Israele, opprimerlo con tutte le maledizioni del cielo contenute nel Libro della Legge […]. Siete tutti ammoniti, che d’ora innanzi nessuno deve parlare con lui a voce, né comunicare con lui per iscritto; che nessuno deve prestargli servizio, né dormire sotto il suo stesso tetto, nessuno avvicinarsi a lui oltre i quattro cubiti [circa due metri], e nessuno leggere alcunché dettato da lui o scritto di suo pugno” .

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2 Comments on Massimo Giletti a L’Arena: “Krzysztof Charamsa? Una provocazione un pò forte di cui non si sentiva la necessità”. Sulle incredibili dichiarazioni di Ferilli e Ruini e dal “canto francescano” di un teologo polacco alla scomunica dell’eretico Baruch Spinoza.

  1. Grande Spinoza: a questi spiriti brillanti noi dobbiamo davvero tutto, di tanto in tanto occorrerebbe dire loro almeno grazie.

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