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“Storia della bambina perduta” di Elena Ferrante – Apologia del feuilleton? E sul perché l’insorgere della Sindrome KMN mi ha impedito di scaricare il testo completo.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

bimbaperduta-1di Rina Brundu. Galeotto è stato questo articolo di Joan Acocella sul The New Yorker “Elena Ferrante’s New Book: Art Wins”. Basta!, mi sono detta: la letteratura è morta ma a leggere gli elogi italici  (e di Little-Italy) senza contenimento alla misteriorsa scrittrice Elena Ferrante, sembrerebbe che qualcosa sia sopravissuto con la sua arte, scarico subito un libro!

Conoscendo l’innata propensione della “critica” nostrana per le celebrazioni senza ragion d’essere ho però optato per il solo scarico iniziale del “sample” del romanzo “Storia della bambina perduta”. Del resto era più che sufficiente: si tratta di dieci capitoli circa. Di fatto il lavoro completo consterebbe di circa 500 pagine o giù di lì che al giorno d’oggi è una vera e propria impresa perché i casi sono solo due: o è tutto oro colato e dunque complimenti all’autrice!, o si è scaduto nella self-indulgence scritturale e francamente quest’ultimo è un peccato talmente bambinesco, veniale, che non ci si arrabbia neppure e si manda semplicemente il briconcello a letto senza cena (i.e. si scaraventa – idealmente, vista la versione digitale – il libro della finestra e poi si chiude a doppia mandata nel caso un incauto lettore buonista e/o editore politically correct voglia restituirtelo).

Dico ciò perché a differenza dei tanti autori italiani che ho letto di recente (alcuni vincitori di premi prestigiosi), la scrittura della Ferrante è senz’altro modern enough… neat, clean, and well looked after enough. Per certi versi pare una sorta di applicazione maniacale di tutte le regole di “editing” proposte nell’On writing di Stephen King, una faccenda che se da un lato può fare la gioia dei maestrini delle elementari dall’altro, per ovvie ragioni, si priva sia di genialità retorica sia della capacità di sorprendere a livello denotativo e morfologico all along nel percorso narrativo.

Detto altrimenti lo scritto sembrerebbe appartenere a qualche professionista in età del mondo editoriale, uno o una che conosce i trucchi del mestiere e proviene dalla middle-upper class. Conosce insomma il “gusto” necessario per intrattenre la massa mediamente acculturata, ecco perché a primo guardare il testo in questione pare una sorta di apologia del genere feuilleton che usava nei secoli passati (e non solo). Dico pare semplicemente perché ho poi deciso di non scaricare il libro completo e magari la mia iniziale impressione non è giustificata. Magari dopo il decimo capitolo la scrittura diventa meno verbosa e le tematiche diventano più digitalmente pregnanti lasciando perdere la Sindrome delle chiacchiere da Club dell’uncinetto.

Di fatto è questa un’altra delle motivazioni per cui non ho acquistato il romanzo, non amo questo genere di letteratura femminile (o pseudo-tale), intimistica che vuole far passare l’idea che la nostra capacità intellettuale sia completamente determinata dalla chimica. Non fa per me e trovo questi approcci obsoleti, diseducativi quando non pericolosi, non pertinenti con le ncecessità del tempo che viviamo. Anche perché dopo dieci capitoli pesantemente, eroicamente “interpretati” da eroi e anti-eroi del calibro di Dede, Nino, Elsa, Lila e interazioni della sorta che riporto in calce, tutto ciò che mi è passato per la testa all’idea di leggere le restanti 450 pagine è stato l’acronimo KMN: Kill Me Now. E con questo credo di avere detto tutto, fermo restando che de gustibus non est disputandum e magari la letteratura va oltre i miei amati Kafka, Joyce, Woolf, Wolf, Boel, Orwell, Marquez etc… Tutto può essere.

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Alcuni scambi da “Storia  della bambina perduta” che hanno provocato in me la Sindrome KMN. Solo a me?

“Che vuoi”

“Dimmi delle bambine”

“Dormono”

“Lo so, ma come stanno”

“Che t’importa”

“Sono le mie figlie”.

“Le ho lasciate, non vogliono essere più le tue figlie”

“L’hanno detto a te”

“L’hanno detto a mia madre”

“Hai fatto venire Adele?”

“Sì”

“Dille che torno tra qualche giorno”

“No, non tornare….”.

“Allora a chi telefonavi?”

“A un collega qui in albergo”

“A mezzanotte?”

“A mezzanotte”

“Bugiardo”

“È la verità”.

“Con Pietro?”

“Male”

“E le tue figlie?”

“Stanno bene”

“Divorzierai?”

“Sì”

“E voi due vivrete insieme?”

“Sì”

“Dove, in quale città?”….

…. E lo scambio minimalistico continua per altre centinaia di pagine incurante degli alberi abbattuti per contenerlo.

Ma come si fa? Se tutti i grammatici e gli editor fossero scrittori Joyce sarebbe solo un altro cognome irlandese qualunque!

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7 Comments on “Storia della bambina perduta” di Elena Ferrante – Apologia del feuilleton? E sul perché l’insorgere della Sindrome KMN mi ha impedito di scaricare il testo completo.

  1. nuvolesparsetraledita // 2 September 2015 at 19:58 //

    E sono d’accordo con te.
    Dopo aver letto I giorni dell’abbandono e Storia dell’amore molesto, che mi sono piaciuti, ho preso in biblioteca tutta la trilogia (non volevo spendere tutti quei soldi) . Per fortuna: non sono andata oltre le dieci pagine, ho spiluccato qua e là, poi li ho restituiti per la gioia di altri lettori.
    Invece, mi è piaciuto Lacci, di D. Starnone, che ha lo stesso stile, lo stesso piglio ed il medesimo fraseggiare dei primi due romanzi della Ferrante. I punti in comune sono anche altri, per cui per me la vera trilogia è quella.
    Secondo me qui qualcuno bara, chissà chi è…
    Ciao, buon autunno!
    P.S.: non voglio offendere nessuno nè innescare polemiche: parlo di gusti, nessuna intenzione di fare critica letteraria 😉

    • Resto meravigliata… francamente non pensavo che qualcuno si sarebbe detto d’accordo… Mi stavo preparando il fortino per difendermi…. e per “restituire”.

      Comunque per correttezza ci tengo a precisare che questa non è una recensione del testo che appunto non ho letto, ma sono alcune mie considerazioni sulla “scrittura” che ho trovato nei primi dieci capitoli. Questo genere di scrittura non fa per me perché per risvegliare il mio nerurone rincoglionito tra le molte cose l’incipit deve essere fenomenale. Questo è fondamentale per ogni romanzo moderno che si vuole far leggere… perché altrimenti le distrazioni sono tante e soprattutto l’offerta alternativa è straordinaria.

      Grazie comunque per non avere tirato pietre. ciao, baci.

      • nuvolesparsetraledita // 2 September 2015 at 20:20 //

        Non amo tirare pietre: ho tenuto tutte quelle che ho ricevuto e mi sono costruita un fortino, sai quelli tipo torri di avvistamento contro i Saraceni che sono sulle colline qui in Langa? Ci salgo, vedo lontano, mi faccio gli affari miei e le pietre non mi colpiscono più.
        La Ferrante è uno splendido prodotto editoriale, orchestrato magistralmente: vorrei che e/o fossero i miei editori …
        Anche a me attrae l’incipit, ma il resto deve essere all’altezza 😉
        Come quello che ti attrae con promesse mirabolanti, inizia bene con il tocco giusto e poi…
        Ciao, baci anche a te: magari ti mando un paio di incipit, così mi dici (il resto non lo scrivo mai!)

  2. Francamente se l’autore “merita” le pietre si debbono tirare perché altrimenti quello quella scrive ancora. E qualcuno potrebbe leggere.
    Io, considerato come scrivo, mi sono costruita un fortino: non si sa mai.
    Grazie per la considerazione, li vedrò volentieri ma francamente dovresti mandarli a uno scrittore… io sono solo uno spirito che scrive e che dovrebbe scrivere meglio.
    Ciao

    PS certo l’incipit e tutto il resto… soprattutto se si vuole fare letteratura… se si scrive tanto per fare o perché ci piace allora ognuno può fare come vuole… io, per esempio, faccio come voglio ma non corro il rischio di fare rivoltare Joyce nella tomba….

  3. Aggiungo solo che a mio avviso questo autore “masculo è”, una donna avrebbe avuto posizioni meno femminili e più femministe. That’s all folks.

  4. adotterò il tuo KMN… me gusta. Questo fenomeno editoriale non mi attira neanche un po’…Leggo tra le righe troppo salotto “radical chic”. mai criticare senza aver letto nulla!

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